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All'interno di un decreto sulla sanità i tagli alla scuola Ancora una volta, nel segno dell’urgenza ed annidato all’interno di un provvedimento finalizzato alla riduzione della spesa sanitaria, viene introdotto l’ennesimo taglio alla scuola pubblica già previsto nella legge finanziaria n. 133 del 6 agosto 2008. Il decreto legge n. 154 del 7 ottobre 2008: “Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”, infatti, stabilisce all’art 3 i tempi per la attuazione dei nuovi parametri di dimensionamento delle istituzioni scolastiche previste dalla legge finanziaria ed indicate dalla bozza programmatica del ministero lo scorso settembre. Il decreto definisce la data del 30 novembre quale termine ultimo entro il quale le Regioni, nella loro autonomia, devono procedere al ridimensionamento della rete scolastica e diffida le stesse a svolgere tutte le operazioni necessarie entro 15 giorni prevedendo la nomina di un commissario ad acta nei confronti delle regioni inadempienti. Con un decreto, senza dibattito e all’insegna dell’urgenza. vengono quindi tagliate circa 4000 istituzioni scolastiche ed oltre 5000 plessi sul territorio nazionale. Da questi tagli, come previsto nella legge finanziaria, dovrebbero derivare risparmi al bilancio dello stato di oltre 460 milioni di euro nell’anno 2009 . Immediate le repliche dell’ex ministro Fioroni che denuncia anche i tagli degli insegnanti di sostegno, del presidente della regione Piemonte e dell’assessore alla pubblica Istruzione della regione Umbria. È facile immaginare la ricaduta del decreto nella nostra regione dove le particolari situazioni geografiche e la necessità di garantire comunque il diritto allo studio vedono un numero cospicuo di istituzioni “ora sottodimensionate” e per le quali non è certo che siano garantite le deroghe previste. Prosegue indefessa la politica scolastica del duo Tremonti-Gelmini, a colpi di fiducia, senza sentire i pareri del mondo della scuola, della pedagogia ufficiale, dei genitori, delle organizzazioni sindacali e professionali, all’insegna di un unico disegno “tagli e meno scuola per tutti”.
Ulteriore mazzata alla
scuola:
altro decreto
integra la manovra finanziaria sulla scuola.
Si fa sempre più caldo il fronte dell’istruzione. Il livello di tensione è salito ulteriormente nella scorsa settimana, nella quale, tra numerose manifestazioni degli studenti, è stata fissata la data dello sciopero generale del personale della scuola (30 ottobre) e si è aperto un nuovo fronte di polemica tra governo e Regioni. Il governo infatti è andato avanti spedito (e imperturbabile) sulla sua strada, ponendo il voto di fiducia sul decreto n. 137 (quello su voto in condotta e maestro unico) e inserendo nel decreto legge n. 154 sulla spesa sanitaria una norma sulla scuola che ha innervosito le Regioni, mentre l’opposizione alza i toni dello scontro a tutto campo. Proprio l’ultimo decreto è ora al centro del confronto politico e istituzionale. Vediamo perché. Il decreto legge 7 ottobre 2008, n. 154, nel disporre misure urgenti in materia di spesa sanitaria e di regolazioni contabili delle autonomie locali, ha integrato ancora una volta, con un comma aggiuntivo, l’articolo 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133 (quello, per intenderci, dei tagli alla scuola), rendendo immediata una operazione di cui nel piano programmatico dei ministri dell’istruzione e dell’economia per l’attuazione della manovra per l’istruzione non sono specificati i tempi. Nell’articolo 3 si prevede, infatti, che “I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali, devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, già a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno”. Insomma si specificano tempi e modalità di attuazione di una misura (dimensionamento delle istituzioni scolastiche) già decisa nella legge 133 di quest’estate. Il piano programmatico al riguardo non fissava scadenze e, soprattutto, non individuava un’autorità istituzionale legittimata a imporre la corretta applicazione delle norme. Il decreto ha previsto anche questo, richiamando una norma (l’art. 8, comma 1 della legge 5 giugno 2003, n. 131) che consente di assumere provvedimenti sostitutivi proporzionati alle finalità da perseguire: se le Regioni non ottemperano all’applicazione della norma, vengono diffidate dal Presidente del Consiglio il quale, in caso di inottemperanza dopo 15 giorni dalla diffida, nomina un commissario ad acta, i cui oneri vengono posti a carico della Regione. E ora ci sono poche settimane per agire.
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