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La scuola si mobilita per il "tempo pieno" e noi in Sardegna?
Della serie la lotta (almeno un po')
paga. Lo hanno sperimentato quei genitori e insegnanti che, a Roma,
hanno dato vita alle «quattro giornate della scuola pubblica» per
denunciare l'improvvisa scomparsa, seguita alla diramazione di una
circolare dell'Ufficio scolastico provinciale, di 68 classi a tempo
pieno già funzionanti. E' stata la goccia che ha fatto traboccare il
vaso, e ha portato in piazza scuole e genitori (solo i più
consapevoli, per la verità). Ieri l'appuntamento sotto il ministero
dell'Istruzione, muniti di fischietti, pentole, coperchi e una
«brigata creativa» che creava là per là stornelli su vecchi adagi
popolari ma anche canzoni pop. Non è stata una mobilitazione
inutile: una delegazione di 11 persone, infatti, è stata ricevuta al
ministero. E al ritorno, la buona notizia: «Abbiamo parlato con il
direttore generale del personale della scuola, Luciano Chiappetta,
ci ha detto che il dirigente dell'ufficio scolastico provinciale,
Giuspeppe Minichiello, non poteva fare la circolare del 20 aprile,
con cui è stato stabilito che dall'anno prossimo sarebbe stata
tagliata una classe a tempo pieno funzionante in 68 scuole di Roma -
racconta Domenico Montuori, del Coordinamento permanente delle
scuole romane - Per questo, ci ha assicurato, chiamerà i dirigenti
scolastici delle 68 scuole per annunciare che quelle classi a tempo
pieno verranno ripristinate. Non è tutto quello che chiediamo - dice
Montuori - ma almeno questa è una buona notizia».
Non è tutto quello che chiedono le scuole di Roma perché, in realtà, il problema rimane sul piatto: in tutta Italia crescono le domande del tempo pieno. I genitori hanno bisogno di una scuola che funzioni, che possa coinvolgere i bambini fino alle 16,30 e che non sia un «parcheggio» ma una scuola di qualità, in cui i tempi di insegnamento siano distesi e in cui sia possibile solgere attività anche informali. Oggi serve una scuola pubblica che faccia di più. L'indirizzo del governo, invece, è spogliarla lentamente. La parola d'ordine è: risparmio, rosicchiare fino all'osso quello che c'è, senza aggiungere nulla. Per questo le assicurazioni di Chiappetta sono meglio che niente, ma certo sono pochissimo. Si calcola che le nuove richieste di tempo pieno che non verranno esaudite, solo a Roma, sono pari a più di 200 classi. In tutta Italia i tagli annunciati comporteranno la perdota di 800 classi a tempo pieno. In media, infatti, si prevedono 3 insegnanti in meno in ogni scuola. E le sorprese potrebbero non essere finite. Perchè i conti, quelli veri, bisognerà farli con l'organico di fatto che verrà deciso solo quando saranno stati distribuiti gli insegnanti anche anche nelle scuole superiori. A quel punto si vedrà quanto «avanza» e a chi verrà dato qualcosa di più e a chi verrà tolto definitivamente. L'anno prossimo, insomma, si annuncia ancora più duro. Tra i sindacati è polemica sulla necessità di denunciare il diasastro prima della chiusura delle scuole: i Cobas pensano che sia necessario fare qualcosa subito e per questo annunciano il blocco degli scrutini. Ma in tutta Italia sono in corso mobilitazioni. Ieri a Bologna i genitori del Coordinamento dei presidenti di circoli didattici e dei consigli di istituto si sono presentati all'università con dei cartelli con su scritto i crediti che ciascuna scuola vanta nei confronti dello Stato e sono riusciti a intercettare il dirigente dell'ufficio scolastico regionale, Limina, il quale ha risposto: «Ho fatto presente la situazione al ministero, più di tanto non posso fare», sostenendo che non gli sembra ci siano «situazioni drammatiche». A Torino domani l'appuntamento è invece alle 15,30 a piazza Castello: il Tavolo «Riprendiamoci la scuola» allestirà una vera e propria scuola per mostrare l'insostituibile patrimonio di conoscenze che si nasconde nelle nostre aule. In pratica, quello che stiamo perdendo. Il 27 e 28 maggio è la volta di Milano: verranno occupate le scuole e fatta informazione in città.
Cinzia
Gubbini
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