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Eppure gli volevo
tanto bene
L'Unità
- Albino Bernardini, maestro e scrittore. Una vita sui
banchi di scuola, da Lula, il paesino nel cuore della Barbagia, alla
periferia di Roma del celebre “Un anno a Pietralata”. A 92 anni
l’esordio come «romanziere puro». «Eppure gli volevo tanto bene» (Casa
editrice Kimerik, 12 euro) è la storia di Salvatore, un ragazzo di
borgata ma anche quella di un libro dimenticato.
Suo
figlio racconta nella prefazione che il romanzo era stato scritto già 30
anni fa, ma poi abbandonato. Ci racconta questa storia nella storia?
«Innanzi tutto c’è da dire che questo è il primo romanzo che scrivo e
l’ho scritto quasi di getto. Pagina dopo pagina la storia prendeva corpo
quasi spontaneamente. Poi, ad un certo punto, quando sono arrivato ad un
passo dal finale, mi sono bloccato perché non riuscivo a trovarne uno
che mi soddisfacesse. Quindi ho deciso di “parcheggiarlo” in attesa
della giusta ispirazione. Nel frattempo però la mia attenzione è stata
attirata da altri interessi culturali che mi hanno assorbito così tanto
da farmi quasi dimenticare il manoscritto, fino al giorno in cui mio
figlio Francesco lo ha casualmente tirato fuori dalla libreria del mio
studio».
Da cosa
nasce questo suo interesse così forte per la borgata?
«Il mio interesse per la borgata nasce nel momento in cui mi sono
trasferito dalla Sardegna a Roma, in particolare a Pietralata,
esattamente il venti settembre del 1960. Lì ho trovato un mondo
completamente diverso, soprattutto a livello sociale. I miei alunni
erano tutti figli di genitori provenienti dal Meridione con evidenti
problemi di natura economica e di integrazione. In effetti vivevano
quasi tutti nelle baracche che venivano aggregandosi al quartiere.
Ovviamente questi bambini, alcuni addirittura pluri-ripetenti, erano
considerati dal personale docente, preside in primis, degli elementi
scomodi, da “scaricare” al più presto. Non a caso erano stati
singolarmente prelevati dalle varie classi e accorpati tutti assieme in
una cosiddetta classe “differenziale”».
Quanto
c’è in questa descrizione di autobiografico?
«Io che ho sempre preso le parti dei più deboli, mi sono subito
affezionato a loro. Certamente erano dei bambini irrequieti e a volte
persino violenti, ma per me non erano altro che vittime innocenti della
società e dell’ambiente in cui vivevano. Proprio questo mi ha spinto a
non abbandonarli a se stessi, come aveva fatto la gran parte dei miei
colleghi, ma a cercare con tutte le mie forze di renderli protagonisti
del loro presente e possibilmente del loro futuro, affinché diventassero
a pieno titolo cittadini del mondo».
Quindi
è un romanzo autobiografico?
«Questo libro non è dichiaratamente autobiografico, anzi è frutto della
mia fantasia che però, come tutti gli altri libri che ho scritto, uno
per tutti “Le avventure di Grodde” (volpe in lingua sarda) si rifà alla
realtà che conosco e vivo quotidianamente. Tanto è vero che la storia di
Salvatore ha inizio in una borgata nei pressi di Roma ma si conclude ad
Orgosolo in Sardegna. Se vogliamo il suo è stato un percorso inverso al
mio».
Dai
piccoli paesi isolati della Sardegna alle borgate della capitale: c'è
qualcosa che accomuna le sue esperienze di vita e di lavoro?
«Direi che la seconda esperienza in ordine di tempo, ovvero quella che
ho vissuto a Pietralata costituisce uno sviluppo ed un arricchimento
della precedente esperienza sarda. Infatti, trovandomi di fronte ad un
mondo nuovo, sono stato costretto a sperimentare e a tentare nuove
strade, fortunatamente sempre assistito e stimolato dai vari amici del
MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) i quali portavano le loro
personali esperienze vissute in varie parti d’Italia. Certamente quello
sardo e quello romano, erano due mondi molto diversi l’uno dall’altro.
In particolare i bambini sardi di quel tempo erano molto più tranquilli,
ubbidienti e rispettosi dei “duri” che ho trovato nella borgata romana.
Per quanto mi riguarda ciò che accomuna le due esperienze è senz’altro
l’impegno sociale che ho sempre messo al primo posto sia nella scuola
che nella vita».
Su Albino Bernardini vedi nel sito;
I Novanta anni di un maestro
Albino Bernardini: un educatore
La
Lula di Bernardini è la Lula del mondo
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