ANNO DIFFICILE: avanti o indietro?
Apriamo un confronto iniziando con alcuni interrogativi!

 

Con l’inizio dell’anno scolastico, Dirigenti scolastici, Collegi docenti e singoli insegnanti, si trovano di fronte al dilemma del “che fare” di questa riforma e la risposta istituzionale è “attuarla”.
Se non è più tempo scontri ideologici, rischioso appare l’atteggiamento di indifferenza, sulla base del presupposto che “tanto niente cambia”.
Divergenti o convergenti rispetto ai contenuti di questa riforma, tutti siamo chiamati a interpretarla e tradurla in percorsi di formazione. Ed è proprio nel percorso applicativo che sembra interessante ed opportuno verificarne la traducibilità in pratiche a vantaggio degli alunni, non in base alle dichiarate “innovazioni” ma mettendole alla prova dei fatti.
Il comma 4 dell’art 1 della L. 53 prevede che “ ulteriori disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi …possano essere adottate, con il rispetto dei medesimi criteri e principi direttivi e con le stesse direttive, entro diciotto mesi dalla data della loro entrata in vigore”.
Si tratta soltanto di una dichiarazione formale o dietro quest’affermazione c’è la reale possibilità di introdurre correttivi, di modificare la legge o comunque di verificarne la fattibilità?
Se l’affermazione contenuta nella norma non è oziosa o formale, pare che ci si chieda un ulteriore impegno: dopo aver criticato questa legge, quello di metterla alla prova dei fatti e di farlo alla luce dell’esperienza passata e di quella concreta del quotidiano fare scuola. Numerose azioni e modalità operative previste dalla legge sono subordinate alla disponibilità di risorse e condizioni di varia natura. La didattica laboratoriale e i Larsa, tanto per fare un esempio, presuppongono interventi su gruppi di alunni; se le classi sono mediamente composte da 25 alunni, a meno che non si abbiano risorse orarie aggiuntive per i docenti, in modo tale da poter articolare gruppi di apprendimento non eccessivamente numerosi, queste articolazioni saranno impraticabili. Forse non ci saranno problemi per l’anno scolastico in corso, dal momento che gli organici sono stati confermati; niente però ci autorizza a credere che le risorse professionali verranno confermate anche per l’anno scolastico 2005/2006, ragion per cui crediamo che la legge vada messa in crisi con i suoi stessi strumenti, ossia, per paradosso, applicandola pienamente.
Che non si tratti di una legge a costo zero sembra evidente! Con la prospettiva poi di un taglio sugli organici essa “parrebbe” di difficile attuazione.
Ecco perché quantificare le necessarie risorse, in una sua applicazione alla lettera, costituisce una prima impegnativa sfida alla quale non sembra opportuno sottrarsi.


Il Pecup e le Indicazioni definiscono sia un profilo che obiettivi specifici impegnativi: è possibile raggiungerli se il tempo scuola diminuisce? Ammesso che le funzioni tutoriali siano obbligatorie, quanto tempo serve per svolgerle seriamente? Qual è il gruppo massimo di alunni per la proficua attivazione di un Larsa? Quanto tempo serve di lavoro dell’équipe pedagogica per fare piani di studio personalizzati? E per compilare ed aggiornare un portfolio? Quale e quanta formazione serve per imparare a programmare per unità di apprendimento? Quanto tempo serve per predisporre le attività laboratoriali e qual è il rapporto massimo docenti- gruppo di alunni per realizzarle veramente senza finzioni? Etc …

Su questi e su altri punti critici sollecitiamo qui un DIBATTITO APERTO fra quanti vogliano intervenire. Anziché dare giudizi e risposte poniamo domande, nella speranza che le risposte possano venire dagli interventi.
Non mancheranno poi le occasioni, durante le iniziative del MCE in Sardegna, per coglierne i frutti e socializzare le riflessioni.

Proviamo quindi a proporre argomenti sui quali ci pare utile richiamare l’attenzione e avviare il confronto.

1- E’ possibile l’anticipo nella Scuola dell’Infanzia senza prevedere altre e nuove risorse professionali, non scadendo nell’assistenza e nella custodia?

2 – Si possono perseguire gli ambiziosi obiettivi formativi definiti nel P.E.CU.P. (Profilo Educativo, Culturale e Professionale) quando l’obbligo scolastico viene contratto ed anticipata l’età della scelta?

3 – Il P.E.CU.P. presuppone una continuità fra Scuola dell’Infanzia, Scuola Primaria e Scuola Secondaria di Primo Grado che nasce solo dall’incontro delle professionalità dei docenti delle diverse scuole e da un serio impegno nella programmazione delle attività scolastiche. Come conciliare questa esigenza con le sostanziali differenze esistenti nell’orario di servizio dei docenti che solo nella scuola primaria hanno due ore settimanali dedicate alla programmazione didattica?

4 – Che risultati daranno le attività connesse alle nuove responsabilità previste dalla figura tutoriale, senza che vi siano stati una preparazione apposita, un riconoscimento orario e un compenso certo ed equo?

5 - Come attivare i P.S.P. (Piani di Studio personalizzati) e concorrere in termini dialogici alla composizione del Portfolio se il tempo scuola viene ridotto e alla Scuola dell’Infanzia e alla Scuola Media non è previsto un tempo per l’incontro, la programmazione e la verifica in itinere collegiali?

6 - Come conciliare una scuola non più ancorata ai Programma Ministeriali se ci si ripropone la centralità del libro di testo che oggettivamente risponde ad un modello trasmissivo di conoscenze disciplinari? Con questa incongruenza, si riuscirà realmente a trasformare conoscenze e capacità in competenze?
7 – Con quanta congruenza ricavare gli O.F. (Obiettivi Formativi) e le U.A. (Unità di Apprendimento) con le Indicazioni Nazionali e gli O.S.A. (Obiettivi Specifici di Apprendimento) che ripropongono una elencazione di obiettivi disciplinari ?
Non è forse il tempo si sfoltire l’apparato nozionistico come affermava il documento “I contenuti essenziali per la formazione di base” della Commissione dei saggi nel 1998?

8 - Come assicurare il passaggio dalla pratica della programmazione didattica curricolare e delle classificazioni tassonomiche, costruita su una scansione lineare di U.D. (Unità Didattiche) e O.D. (Obiettivi Didattici) e sulla separazione delle discipline, ad una fondata sulle le U.A. e finalizzata agli O.F., se la legge non prevede un aggiornamento professionale specifico, contestuale ed obbligatorio?

9 - Come chiarire, senza un investimento nella formazione dei docenti in servizio, che un’attività didattica laboratoriale non va confusa con il “l’aula” dei computer, di inglese, …. ma costituisce un diverso modo di organizzare le relazioni, gli interventi, i processi d’apprendimento, l’uso diversificato di tecniche e materiali e richiede una flessibilità organizzativa dei tempi e degli spazi?

10 – Come costruire un rapporto positivo di compartecipazione delle famiglie e di coinvolgimento del territorio senza una adeguata disponibilità di tempo da dedicare alla tessitura di questo nuovo scenario che ci chiede di ricollocare la scuola nella comunità locale?

Se la prova dei fatti dimostrerà che la “riforma Moratti” contiene proposte non realizzabili, o realizzabili ma a condizioni oggi inesistenti o a rischio in futuro, (che si mantenga il tempo scuola per gli alunni e gli organici dei docenti, che ci sia una seria formazione, che le prestazioni vengano retribuite, …) sarà anche dimostrato che essa sarebbe un tassello della linea generale del centro-destra, tesa a tagliare i servizi sociali pubblici a favore del privato, reclamizzata con slogan di propaganda ( si ricorderanno le sbandierate tre “I.I.I.)” .

Questo sito è aperto al contributo di quanti intendono intervenire (inviare gli interventi a rinrizz@tin.it). L’Associazione MCE è impegnata a trovare nuove adesioni e auspica la formazione di gruppi cooperativi di ricerca-azione che qualifichino il confronto pedagogico e didattico.
r.r.