| ANNO DIFFICILE:
avanti o indietro? Apriamo un confronto iniziando con alcuni interrogativi! |
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Con l’inizio dell’anno
scolastico, Dirigenti scolastici, Collegi docenti e singoli insegnanti,
si trovano di fronte al dilemma del “che fare” di questa riforma
e la risposta istituzionale è “attuarla”.
Proviamo quindi a proporre argomenti sui quali ci pare utile richiamare l’attenzione e avviare il confronto. 1- E’ possibile l’anticipo nella Scuola dell’Infanzia senza prevedere altre e nuove risorse professionali, non scadendo nell’assistenza e nella custodia? 2 – Si possono perseguire gli ambiziosi obiettivi formativi definiti nel P.E.CU.P. (Profilo Educativo, Culturale e Professionale) quando l’obbligo scolastico viene contratto ed anticipata l’età della scelta? 3 – Il P.E.CU.P. presuppone una continuità fra Scuola dell’Infanzia, Scuola Primaria e Scuola Secondaria di Primo Grado che nasce solo dall’incontro delle professionalità dei docenti delle diverse scuole e da un serio impegno nella programmazione delle attività scolastiche. Come conciliare questa esigenza con le sostanziali differenze esistenti nell’orario di servizio dei docenti che solo nella scuola primaria hanno due ore settimanali dedicate alla programmazione didattica? 4 – Che risultati daranno le attività connesse alle nuove responsabilità previste dalla figura tutoriale, senza che vi siano stati una preparazione apposita, un riconoscimento orario e un compenso certo ed equo? 5 - Come attivare i P.S.P. (Piani di Studio personalizzati) e concorrere in termini dialogici alla composizione del Portfolio se il tempo scuola viene ridotto e alla Scuola dell’Infanzia e alla Scuola Media non è previsto un tempo per l’incontro, la programmazione e la verifica in itinere collegiali? 6 - Come conciliare una scuola
non più ancorata ai Programma Ministeriali se ci si ripropone la
centralità del libro di testo che oggettivamente risponde ad un
modello trasmissivo di conoscenze disciplinari? Con questa incongruenza,
si riuscirà realmente a trasformare conoscenze e capacità
in competenze? 8 - Come assicurare il passaggio dalla pratica della programmazione didattica curricolare e delle classificazioni tassonomiche, costruita su una scansione lineare di U.D. (Unità Didattiche) e O.D. (Obiettivi Didattici) e sulla separazione delle discipline, ad una fondata sulle le U.A. e finalizzata agli O.F., se la legge non prevede un aggiornamento professionale specifico, contestuale ed obbligatorio? 9 - Come chiarire, senza un investimento nella formazione dei docenti in servizio, che un’attività didattica laboratoriale non va confusa con il “l’aula” dei computer, di inglese, …. ma costituisce un diverso modo di organizzare le relazioni, gli interventi, i processi d’apprendimento, l’uso diversificato di tecniche e materiali e richiede una flessibilità organizzativa dei tempi e degli spazi? 10 – Come costruire un rapporto positivo di compartecipazione delle famiglie e di coinvolgimento del territorio senza una adeguata disponibilità di tempo da dedicare alla tessitura di questo nuovo scenario che ci chiede di ricollocare la scuola nella comunità locale? Se la prova dei fatti dimostrerà che la “riforma Moratti” contiene proposte non realizzabili, o realizzabili ma a condizioni oggi inesistenti o a rischio in futuro, (che si mantenga il tempo scuola per gli alunni e gli organici dei docenti, che ci sia una seria formazione, che le prestazioni vengano retribuite, …) sarà anche dimostrato che essa sarebbe un tassello della linea generale del centro-destra, tesa a tagliare i servizi sociali pubblici a favore del privato, reclamizzata con slogan di propaganda ( si ricorderanno le sbandierate tre “I.I.I.)” . Questo sito è aperto
al contributo di quanti intendono intervenire (inviare gli interventi
a rinrizz@tin.it). L’Associazione MCE è impegnata a trovare
nuove adesioni e auspica la formazione di gruppi cooperativi di ricerca-azione
che qualifichino il confronto pedagogico e didattico.
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