Ritorno a Florianopolis

«Questa scuola mi aiuta a essere qualcuno in futuro. Prima non c’era il tempo pieno con l’insegnamento complementare. Ora questa è una casa. Le cose più belle: 1. Insegnamento 2. Armonia nella convivenza 3. Cooperazione. 4. Solidarietà. Nella scuola di prima gli insegnanti avevano la volontà di realizzare questi obiettivi, ma non c’erano le condizioni – economiche e strutturali – per raggiungerli. Studio significa ricerca, uso della biblioteca, del web. La scuola stimola molto a leggere letteratura. A me piace soprattutto la poesia. Scrivo poesie. Ho un quaderno segreto. Mi piace osservare e stare nella natura. Non posso andare alla lagoa, sono minorenne, i biglietti del bus sono cari e la mia mamma è malata di cuore. Ma c’è il Parco comunale che è molto bello, ci sono anche le tartarughe».

Maria Eduarda si interrompe: è arrivata la sorellina Brendaline, l’hanno presa in giro perché è gorda (grassa). La consola, anche a lei vengono le lacrime. Ha tante responsabilità. A quattordici anni. Prende energia a scuola e la porta a casa.

«Il momento più bello è stato quando ho rappresentato la scuola a Curitiba, in un incontro fra scuole; ho presentato uno dei laboratori, Donne libere, su aborto, femminicidio, violenza, dubbi e domande, gravidanza in adolescenza.

Molte ragazze fra i 14 e i 16 anni spesso sono incinte e hanno figli. Chi cresce nella comunità, se vuole, può avere la possibilità di realizzare obiettivi personali. Non tutte sfruttano questa opportunità. La maggior parte non ne approfitta. Non so se dipende dalla paura della società, da ciò che la gente può dire di loro o dal loro modo di essere. Il maschilismo è diffuso. Resistono molti pregiudizi, che comportano minori opportunità di lavoro. La maggior parte delle donne lavora in imprese di pulizia.

Il mio sogno: diventare una grande stilista».

Nelle parole e nello sguardo di Maria Eduarda ho colto alcuni dei significati più profondi dell’azione educativa che si svolge in questa scuola e in tante aree delle periferie di Florianopolis1.

Il Centro Educacional Marista Lucia Mayvorne è un istituto scolastico che accoglie alunne e alunni dai 6 ai 14-15 anni, nell’arco dell’intera giornata, ragazze/i e adulte/i nella serata.

Fa parte della Rete di scuole mariste2, molto diffuse in Brasile, ed è uno dei centri dell’Istituto Padre Vilson Groh3, un insieme articolato di istituzioni educative dislocate in diverse aree povere della città di Florianopolis. La denominazione consueta di questo tipo di aree è favela, ma nella mia permanenza in queste realtà, ho percepito la profonda vitalità culturale e politica insita nel termine usato con dignità e fierezza da chi ci vive come cittadina/o: comunidade.

A sostenere e interagire con i progetti educativi portati avanti in queste aree, è stato per lunghissimo tempo anche il Movimento di Cooperazione Educativa, che dopo l’incontro R.I.D.E.F.4 del 1988 a Florianopolis, ha dato vita a un progetto di scambio con interventi e percorsi articolati fra scuole italiane e centri educativi brasiliani, anche dal punto di vista della formazione adulta, che si sono realizzati dal 1990 al 2014, con il titolo Il Brasile è un aquilone5. Hanno animato e coordinato questa rete di lavoro interculturale Marina Spadaro e successivamente Maria Cristina Martin.

Per me, che tornavo dopo trent’anni a Monte Serrat6, è stato incredibile cogliere l’evoluzione e la diffusione in tante aree della città di modelli educativi cooperativi, di promozione culturale e sociale, con uno sguardo sempre aperto alla ciudadania, al diventare cittadine e cittadini consapevoli dei propri diritti e capaci di sostenerne la tutela e il rafforzamento.

Il lavoro promosso da Padre Vilson Groh, che interpreta con convinzione il suo ruolo di testimone cristiano, che pensa e interviene senza sosta dalla parte degli oppressi e degli ultimi, ha raggiunto dei traguardi inaspettati: più di 5000 giovani cittadine/i partecipano alle attività dei centri educativi, più di 700 fra operatrici e operatori e volontari/e sono impegnati nelle istituzioni dell’IVG. Molti cittadini benestanti, imprenditori e professionisti della città, sono coinvolti in prima persona e finanziano volentieri gli interventi; gruppi politici progressisti, presenti anche nell’Amministrazione comunale, sono all’opera. E il lavoro si rivolge ai giovani, perché sono il futuro, ma anche a donne, a senzatetto, ad anziani, a cittadine e cittadini privi di tutele basilari.

Una rete di lavoro, professionale e volontario, enorme. In una città che, come Padre Vilson spesso ricorda, ha visto solo nei primi sei mesi del 2017 centotrentotto giovani assassinati; che nelle statistiche è considerata la prima per qualità della vita in tutto il Brasile. Un paese che conta ogni anno sessantamila vittime di violenza. Come un bollettino di guerra. Ma tale non è considerata. E noi non ce ne accorgiamo.

Noi. In questo viaggio mi sono molto interrogata su questo significato. E sulla sua assolutezza, da una parte, relatività, dall’altra.

[…]

*L’articolo integrale è in corso di pubblicazione sul n.2/18 di Cooperazione Educativa.

1Florianopolis è la capitale dello Stato di Santa Catarina, nel Sud del Brasile

2 I Fratelli Maristi sono una congregazione laicale fondata da S. Marcellino Champagnat, un giovane prete francese che agli inizi dell’800 si occupò di numerosi giovani abbandonati e senza prospettive per il futuro, attraverso un’intensa opera educativa e l’istituzione di scuole. I Fratelli Maristi continuano la sua opera in 74 paesi del mondo, occupandosi dei giovani, soprattutto nelle situazioni dove maggiore è il disagio, mediante le scuole, le associazioni e i centri giovanili, coinvolgendo le famiglie e i docenti che collaborano al medesimo Progetto Educativo. http://fratellimaristi.blogspot.it/

3 http://www.redeivg.org.br/

4 Incontro Internazionale degli Educatori Freinet http://www.mce-fimem.it/fimem/ridef/

5 M. Spadaro, Il Brasile è un aquilone- Intercultura tra sogno e realtà: la storia di un’esperienza educativa, 2004, Bergamo, Edizioni Junior – Quaderni di Cooperazione Educativa.

6 Monte Serrat è un’area del Morro di Santa Cruz, collina adiacente al centro della città, uno dei primi insediamenti della comunità nera di Florianopolis.

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