Ritornano le Prove Invalsi

Non disquisiamo qui se sia meglio farle a campione o su tutto l’universo, a cadenza annuale su singole classi di età o longitudinali seguendo le stesse classi per diverse annualità. Vogliamo sottolineare invece ancora una volta che ne riteniamo dannose le modalità di somministrazione PER LA SERENITA’ DEI PERCORSI DI APPRENDIMENTO.
VIENE PROMOSSA UNA DIDATTICA TRASMISSIVA FATTA DI LEZIONI E NON DI ESPERIENZE , SI FANNO ACQUISTARE ESERCIZIARI SU CUI ‘ALLENARSI’ NON SONO TANTO LE PROVE IN SE MA IL LAVORARE PER LE PROVE CHE SI TRADUCE IN UN MODO DI FARE DIDATTICA VELOCE E SEMPLIFICATA.
COSI’ COME DOVER METTERE I BANCHI SEPARATI, IL DIVIETO DI COPIARE, IL POCO TEMPO UGUALE PER TUTTI, IL DOVER FARE IN FRETTA (MENTRE IL PENSIERO E’ LENTO) .
L’organizzazione di spazi e tempi di lavoro è importante perché CREA DELLE ABITUDINI A LAVORARE SEPARATAMENTE, A NON COLLABORARE, A COMPETERE.
Fonte di vera inquietudine è quanto previsto dall’Invalsi nella “Nota sullo svolgimento delle prove per gli allievi con bisogni educativi speciali”:  la decisione di far partecipare o meno alle prove (e se sì con quali modalità) questi  alunni é rimessa al giudizio della singola scuola per il tramite del Dirigente Scolastico.
Le Prove Invalsi richiedono risposte dipendenti da un solo tipo di intelligenza, quella verbale astratta e anche in misura piuttosto anticipata rispetto alle reali possibilità delle dìverse età e non tengono conto delle molteplici altre forme di intelligenza visiva, manuale, artistica, ecc.
Si potrà prima o poi discutere di questi ‘effetti alone’?

Salvatore Settis  in http://www.linkiesta.it/it/article/2016/02/07/salvatore-settis-la-buona-scuola-non-e-buona-e-le-competenze-non-servo/29179/

Intervento dell’insegnante Enrico Roversi

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