Ricordando Tullio Seppilli

Tullio Seppilli è stato un protagonista della scena antropologica italiana dal dopoguerra sino ad oggi.
Tullio ha coniugato nella sua intensa attività riflessione teorica, indagine scientifica e impegno operativo per un uso sociale, consapevole e critico, della ricerca antropologica. Il suo era un costante invito a praticare «un’antropologia come ricerca nel cuore stesso della società, dei suoi problemi e delle sue ingiustizie. Un’antropologia per “capire”, ma anche per “agire”, per “impegnarsi”».
Il suo lavoro, ispirato all’opera di Gramsci e direttamente connesso alla ricerca di Ernesto de Martino, suo maestro, ha toccato molti ambiti scientifici e segnato il progressivo sviluppo all’interno degli studi demo-etno-antropologici di nuovi settori disciplinari – dall’antropologia visuale a quella del teatro e dello spettacolo, dall’antropologia delle migrazioni alla antropologia dell’alimentazione, alla antropologia medica, di cui è riconosciuto fondatore.
In Umbria, la capacità di analisi scientifica dei processi in atto e gli impegni pubblici — come consigliere nel Comune di Perugia (1964-1970) consigliere nella Provincia di Perugia (1970-1980) e vice-presidente della Commissione per i servizi psichiatrici — si sono combinati in modo innovativo e unico nella sua partecipazione al movimento per le lotte contro le istituzioni totali e per la riforma psichiatrica.
Il MCE gli è debitore di una teoria della cultura che, da metà degli anni ’70 fino agli anni ’90, ha accompagnato la nascita e la crescita del gruppo nazionale di antropologia culturale, aprendo alle scienze umane nella scuola dell’obbligo, consentendo quell’intreccio, creativo e innovativo, con le tematiche del corpo, che Nora Giacobini con una felice espressione definì ‘l’aggancio in orbita’.

Giancarlo Cavinato

L’immagine è tratta da http://tuttoggi.info/lutto-nel-mondo-accademico-scomparso-famoso-antropologo-tullio-seppilli/412507/

Una scheda su Tullio Seppilli a cura di Domenico Canciani e altri

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