<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="65001"%> annone elettromagnetico e altre cose ancora...

Le mani avanti

Come in ogni scritto che si rispetti metto le mani avanti: questa è solo la traccia di quello che è successo durante le lezioni (chiamiamole così per convenzione...) sull'elettromagnetismo, tenute nell'ambito del progetto POR “il laboratorio itinerante”, al Liceo Scientifico Michelangelo di Cagliari.

Tale traccia, commentata in corsivo, dovrebbe dare un'idea di come sono state svolte le cosiddette “lezioni” di laboratorio sull'elettromagnetismo. Questa versione è la 1.0, ed è datata mercoledì 15 gennaio 2008. Possono esserci versioni successive o aggiornamenti e correzioni, anche grazie alla collaborazioni di tutti coloro che le leggeranno.

Se avete commenti, suggerimenti di correzione, desideri di ampliamenti scrivete al mio indirizzo di posta elettronica: ninomart@tin.it

Quello che consideriamo importante è il metodo seguito, non tanto i contenuti (anche se il contenuto c'è abbondantemente).

Il primo commento su questa prima lezione è che l'attenzione dei ragazzi è stata “catturata” per circa due ore e mezza senza intervallo e senza cadute. Chiunque di noi abbia insegnato sa cosa significhi. Alla fine del corso sarà dato un questionario anonimo per vedere cosa è rimasto e anche questo verrà pubblicato e ne daremo i risultati.


Il cannone elettromagnetico

Viene aperta una scatola “nera”, dentro ci sono due interruttori, uno verde e l'altro rosso, un indice che dovrebbe misurare una tensione che è da qualche parte, un disco di plastica azzurra e una serie di bastoncini metallici che si infilano uno sull'altro e formano una bacchetta rigida che parte dal centro del disco di plastica.

Silenzio imbarazzato. Occhi interrogativi, scambio di occhiate del tipo “ma che vuole costui?”.

Prendo un disco di rame forato al centro (sarebbe stato carino che avessi messo per primo il disco di alluminio, per motivi scenici che vedremo in seguito, ma quello che mi sono trovato sottomano in quel momento era il disco di rame) e lo infilo nella bacchetta.

il ragazzo interpellato mi guarda dubbioso

Il ragazzo preme brevemente il pulsante verde. Non succede niente.

Il ragazzo tiene premuto il pulsante e l'ago sull'indice di carica si sposta.

Tutti cercano di allontanarsi il più possibile.

BANG!

Il disco di rame è sparato verso l'alto.

Ripetiamo più volte l'esperimento aumentando gradatamente la carica fino a che l'indice è su ottocento, fino a che riusciamo a fare una tacca sul soffitto, poi ci dicono che è meglio non smantellare la scuola...

Mettiamo a questo punto il disco di alluminio, cambiamo materiale. Carichiamo fino a ottocento. Pulsante rosso. BANG! Questa volta l'effetto è strepitoso, la tacca sul soffitto molto evidente. Allora mettiamo un apposito bastoncino con ringrosso di gomma, pensando che dovrebbe feramre il disco.

STRABANG! Parte anche il bastoncino con il ringrosso, problema di filettatura?

Cambiamo ancora materiale, mettiamo un disco di plastica. Al comando di premere gli appositi pulsanti c'è il solito fuggi fuggi generale: l'esperienza insegna, così pare.

Non succede niente.

Attimo di sbigottimento. Riproviamo, non succede niente. Il disco di plastica non funziona. Pare che funzioni solo con i dischi di metallo.

A questo punto mettiamo un disco di alluminio che ha dei tagli radiali, alcuni dal centro alla periferia, intervallati con altri dalla periferia al centro. Solito fuggi fuggi generalizzato. Succede assai poco. Il disco si solleva, ma poco, non c'è alcun effetto clamoroso.

Proviamo con il tavolo: mettiamo il disco sul tavolo e poi lo studente malcapitato che ha formulato l'ipotesi viene invitato a farlo saltare per aria dando un pestone sotto al tavolo. Ovviamente non ci riesce. Lì per lì non mi viene in mente una cosa ovvia: ma se di molla nascosta si tratta perché questa agisce solo sui dischi metallici e non sul disco di plastica? Non abbiamo mai visto una differenza del genere di comportamento delle molle (segrete o meno). In più il disco di alluminio tagliuzzato non si muove molto, di nuovo, perché una molla segreta dovrebbe comportarsi differentemente?

Non è possibile: questo non spiega perché il disco di alluminio tagliuzzato non mostri il fenomeno e invece il disco di alluminio intero salti così tanto.

Con arte televisiva consumata (molte trasmissioni televisive su scatole aperte lentamente) viene sollevato il disco di plastica azzurra.

Rassegnati da lunga esperienza, abbassano la testa. Sapranno mai come va a finire o no?


Il tubo di rame, lungo...

Prendiamo adesso un lungo tubo di rame forato e due cilindretti apparentemente uguali.

Prendo il tubo di rame, ci infilo dentro uno dei due cilindretti e lascio andare il cilindretto. Il cilindretto scorre adeguatamente dentro il tubo e cade subito a terra. Lo ripeto e succede la stessa cosa.

Gli porgo il tubo e con destrezza cerco di dargli l'altro cilindretto.

Lo studente mette il cilindretto dentro il tibo e lo lascia andare. Il cilindretto non cade subito ma impiega una vita a scendere lungo il tubo. Lo guardo. Mi guarda. Risata gnerale.

Prova e, ovviamente, il cilindretto impiega un sacco di tempo.



Il cilindretto magnetizzato e il piano inclinato

Prendo delle strisce, una di legno, le altre tre di alluminio. Quelle di alluminio sono una tutta intera, l'altra con una fenditura longitudinale e l'ultima con una fenditura trasversale.

Faccio rotolare il cilindretto lungo il piano di legno e poi lungo il piano di alluminio. Il cilindretto si comporta bene e rotola nello stesso modo, visivamente.

Faccio scivolare lungo il piano di legno. No problem. Prendo il piano di alluminio e ci provo: il cilindretto scivola molto più piano, pur essendo il piano inclinato nella stessa maniera.

Con il piano con il taglio traversale scivola piano. Con il piano con il taglio longitudinale scivola veloce.

Il pendolo di foucault (che non poteva mancare)

Prendo un pendolo fatto da un'asta e da un disco di rame pieno. Il pendolo passa attraverso le espansioni di due elettromagneti (anche se loro ancora non sanno che cosa sono gli elettromagneti...) e oscilla come deve oscillare un bravo pendolo. Poi collego i due elettromagneti a un circuito con un genratore. Faccio passare la corrente e il pendolo si smorza rapidamente.

Faccio la prova e il pendolo non si ferma subito

Mi dirigo alla lavagna e scrivo, leggendole ad alta voce, le quattro equazioni di Maxwell. Mi volto

Risata generale