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E' un uomo asciutto, sulla cinquantina. Le magre guance rivelano i dubbi interiori che lo assillano: il suo pallido viso esprime un tormento che solo l'ulcera di stomaco può dare. Il suo mestiere? Imbalsamare formule. Lo ha appreso dopo lunghi studi universitari alla scuola del prof. Van Trippen di Heidelberg ed un periodo di specializzazione presso una coppia (stranamente marito e moglie) di autori di un famoso libro di testo di fisica per i licei. Per lui, fin da piccolo, le formule cantano come gli uccelli sugli alberi e, da grande, come gli imbalsamatori di uccelli, ha appreso e perfezionato la tecnica per imbalsamare le formule. Nel periodo di studi e di sperimentazioni che lo hanno portato ad una competenza professionale senza pari, lunghe notti insonni minarono il suo fisico. Nei brevi sonni era tormentato dagli incubi: formule attaccate e divorate da mostruosi insetti a forma di segni, esponenti e parentesi sbagliate... la loro pura bellezza deturpata da simboli e lettere non appropriate e l'immagine di se stesso che imbalsamava quelle formule focomeliche, smozzicate, aberrate, stuprate, disomogeneizzate, trasposte... Si svegliava urlando, madido di sudore e accarezzava i suoi cari esemplari perfettamente imbalsamati nella loro splendida bellezza, armonia, sintonia, equanimità, omogeneità, purezza, simmetria, funzionalità, derivabilità, integrabilità, continuità e chi più ne ha più ne metta. La sua tecnica d'imbalsamazione aveva quasi raggiunto la perfezione quando, dopo aver imbalsamato interi formulari di fisica, di chimica, di matematica e (perfino) manuali dell'ingegnere e dell'architetto, si era imbattuto in qualcosa di nuovo.


E' vero che aveva risolto problemi a prima vista impossibili come quello d'imbalsamare le formule generalizzate, quelle con i puntini in mezzo e con gli indici piccoli (molto difficili da conservare, che tendevano a spostarsi più in alto o più in basso o addirittura a scomparire alla chetichella). Ma questa volta i margini della sua fantasia, pur sorretta da una rigorosa tecnologia d'imbalsamazione, sembrava non potessero dilatarsi abbastanza per contenere queste formule. Si trattava del caos e dei frattali. Ma chi diavolo aveva avuto quella bella pensata? In fondo il mondo delle formule che aveva imbalsamato fino ad allora esprimeva in modo lineare e tanto ben fatto da sembrare vivo l'espressione più alta del pensiero umano e della sua intelligenza. Gli era capitato più volte di sentire commenti ammirati davanti ad una sua opera come: "Guarda, pare vera!", ed aveva segretamente gioito, essendo troppo timido per dichiarare apertamente: "l'ho fatto io!". Aveva ricevuto attestati da tutte le case editrici di manuali scientifici per le scuole e da una moltitudine di insegnanti che lo ringraziavano così: "Le Sue formule sono imbalsamate così bene che basta farle studiare a casa da pagina tot a pagina tot..."; oppure: "Ho provato ad usare le Sue formule come ricette e funzionano benissimo.... Non ho bisogno di parole per commentarle.... Sono così efficaci con quei bei simboli, specie quelli greci così eleganti...". Il caos e i frattali sembravano frantumare quella stupenda realtà che aveva costruito in tanti anni di duro lavoro. Il suo viso divenne più sofferente e gli stessi incubi di prima incominciarono nuovamente ad ossessionarlo.

Ma, alla fine, fu illuminato da un lampo di genio. Anche i frattali potevano essere imbalsamati: bastava strapparli via da quelle figure inconsistenti e senza fine prodotte dalle malvagie formule di ricorsione (non facilmente imbalsamabili a causa del loro volume crescente nel tempo) e congelarli in panorami e disegni da mettere in mostra nelle vetrine dei musei. Lo stesso poteva essere fatto col caos imprigionandolo nello spazio delle fasi e, subito dopo, nel piccolo spazio delle immagini di una cassetta video da proiettare in qualche congresso internazionale. Ma da quel giorno il suo aspetto smagrito non cambiò più. Ed egli è così come allora, divorato dal dubbio e dal timore che le formule imbalsamate riprendano vita, si dilatino a dismisura e tornino ad invadere il mondo dei suoi sogni con incubi indistruttibili

Mario De Paz 4 maggio 1998

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