3 - il tema
Nel corso di un incontro con un gruppo di insegnanti viene presentato il metodo costruttivo nell'insegnamento della geometria, facendo anche riferimento alle fondamentali esperienze condotte da Emma Castelnuovo sulla trasformazione delle figure.
Vengono esaminati i diversi strumenti per la geometria che fanno parte del "laboratorio di matematica operativa". Si attiva un laboratorio adulto.
Si discutono priorità ed esigenze delle singole classi. Si decide di sperimentare concretamente utilizzando il geomeccano , set di astine forate per costruzioni geometriche - da far realizzare agli alunni - proponendosi l'attivazione di un percorso di ricerca sui parallelogrammi nelle quattro classi quinte.
Dalla discussione che segue emergono alcune osservazioni:
▪ l’esperienza che si intende attuare viene ritenuta senz’altro valida in quanto gli insegnanti stessi riconoscono “di aver scoperto” molte cose nuove sulle figure;
▪ l’applicazione in classe potrà risultare alquanto problematica, in termini di “fabbricazione” di materiali per 97 alunni, e sicuramente dispendiosa in termini di tempo impiegato;
▪ si concorda unanimemente che i bambini “comprenderebbero” meglio in quanto le definizioni costituirebbero il frutto di esperienze dirette e non si configurerebbero come “imposizioni dall’alto”;
▪ non sembra, comunque, così scontato che UN bambino di quinta riesca ad organizzare razionalmente la “massa” di osservazioni e scoperte che emergono dal percorso, rilevate in sede di laboratorio adulto.
Questa ultima osservazione offre lo spunto al formatore per chiarire meglio un aspetto della cooperazione forse non sufficientemente indagato: quello di costituire ANCHE una risorsa didatticamente produttiva.
La prassi di lavoro che si intende proporre si fonda sulla Ricerca cooperativa: a prescindere dai valori ad essa sottesi – che rimangono comunque i più importanti – essa ci permetterà di ottenere, sul piano dell’apprendimento, risultati ben difficilmente raggiungibili da un bambino che opera in solitudine.
Viene giustamente sottolineata dal gruppo l’impegnatività della “dichiarazione”: si tratta ora di trasformarla in proposta praticabile, da articolare in precise sequenze operative, pianificando gli interventi nelle classi e predisponendo spazi, materiali ed attrezzi necessari.
Tutti questi aspetti, che vengono discussi e programmati preventivamente in sede di progettazione, verranno evidenziati via via nella descrizione del lavoro, così come si è svolto nelle classi.
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Nota aggiuntiva. Come è facile osservare dalla sequenza di foto, non è stata apportata alcuna modifica all'assetto delle aule delle maestre: alla conclusione (positiva) del lavoro, sono state le insegnanti stesse ad esprimere l'esigenza di un'aula strutturata ad hoc per questo tipo di attività. La necessità di allestire un laboratorio non si è imposta sulla base di argomentazioni astratte, ma in virtù di risultati concreti e misurabili.
