Ri-partire dall’educazione linguistica

Pubblichiamo con piacere la lettera aperta che il GISCEL ha inviato al Presidente Conte e alla Ministra Azzolina, condividendone completamente i contenuti.

“Ri-partire dall’educazione linguistica” è oggi indispensabile e prioritario per contrastare le disuguaglianze fortemente amplificate durante il lockdown a scuole chiuse e con la didattica a distanza.

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E ALLA MINISTRA DELL’ISTRUZIONE

Ri-partire dall’educazione linguistica

Le competenze linguistiche di Gianni e Pierino ai tempi di don Lorenzo Milani erano separate da un solco profondo, tracciato dalle differenze di classe sociale. Era colpa in buona parte di questo solco se “la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo” poco istruito mentre Pierino, figlio del dottore, “scrive bene”. Col tempo il solco si è un po’ modificato, forse si è ristretto, ma quest’anno, con le ricadute didattiche del coronavirus, si è nuovamente, e sicuramente, allargato. La didattica a distanza ha avvantaggiato chi, avendone la possibilità e avendo ricevuto stimoli adeguati dall’ambiente famigliare e dal contesto sociale in cui è cresciuto, aveva accumulato una maggiore dimestichezza con gli strumenti informatici e – corollario fondamentale – con i processi cognitivi e rielaborativi propri della comunicazione mediata dal computer, e inoltre poteva lavorare al computer in un ambiente favorevole e con le modalità migliori (spazi adeguati, assenza di interferenze, disponibilità di ausili vari, tecnologici e umani); e ha simmetricamente svantaggiato chi non possedeva questi prerequisiti. Detto in slang pedagogico, il confinamento ha aggravato il dislivello tra i portatori di competenze, abilità e capacità variamente dipendenti da fattori socioeconomici e ambientali.

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