Pollicino scappa sotto le bombe

Ci commuovemmo vedendo l’immagine di Aylan, morto sulla spiaggia turca, ci commuovemmo vedendo il bambino ricoperto di terra e fango salvato miracolosamente dai soccorritori il cui sguardo smarrito ci interrogava.
La commozione dura lo spazio di un giorno ma i bambini continuano a scappare, a morire, a finire in mano ai trafficanti.
L’orrore di Aleppo è forse la più grande tragedia umanitaria dall’inizio del conflitto siriano, con migliaia di persone intrappolate nell’inferno e la comunità internazionale che rimane inerte.
Vittime soprattutto i civili: donne, uomini e bambini disarmati che stanno pagando un prezzo altissimo in un conflitto che pare senza fine. Oltre mezzo milione di morti dal 2011 e la metà della popolazione costretta a lasciare il Paese ricevendo, il più delle volte, un’accoglienza indegna in Europa.
Una guerra presentata semplicisticamente come di “tutti contro tutti” per mascherare gli interessi strategici e le politiche di potenza in un’area la cui instabilità è funzionale a chi si arricchisce con l’industria bellica e con l’accaparramento selvaggio delle risorse. Le atrocità di Daesh, il fondamentalismo jihadista, che nega ogni libertà, l’arroganza militare e politica di Assad e dei suoi alleati, la Russia in primis, le ambiguità di Stati Uniti e Turchia sono le facce di un’unica grande guerra, combattuta in primo luogo dalle multinazionali e dai potentati finanziari per l’esproprio delle risorse e che vede anche l’ Italia coinvolta nel rifornimento di armi a Paesi che finanziano direttamente il fondamentalismo , come l’Arabia Saudita, nel sanguinoso conflitto yemenita.
Dobbiamo scendere in piazza per chiedere di fermare l’orrore di Aleppo e la creazione immediata di canali umanitari per consentire alle popolazioni civili di rifugiarsi in luoghi sicuri. Chiediamo di fermare la guerra, i bombardamenti ed i massacri che continuano a susseguirsi, il rifornimento di armi. Chiediamo il rispetto dei diritti vitali, chiediamo all’Unione Europea di non ignorare la tragedia dei profughi e di rimettere in discussione il Trattato con la Turchia che consente a quest’ultima di gestire i flussi migratori dall’Asia verso l’Europa.
Come in ogni tragedia sono i bambini e le bambine a pagare il prezzo più alto. Bambini e bambine uccisi, feriti, orfani, in fuga, senza acqua, senza cibo, senza scuola.
Rendono meno dignitosa la vita di ciascuno di noi, segnata dalla vergogna di non averli protetti.
I bambini di Siria, vittime della Storia e dell’indifferenza degli adulti, ci interrogano. Interrogano soprattutto noi che, come educatrici e educatori, abbiamo spesso cercato le tracce di “Pollicino nella storia” ritrovando tragedie che mostravano bambini e bambine deportati, chiusi come schiavi nel lavoro delle fabbriche e delle miniere, orfani, approdati da soli sulle nostre coste.
La storia non dovrà vederci spettatori passivi di fronte alla tragedia dei bambini e delle bambine di Siria.

MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA

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