Per non dimenticare

L’intervento del Presidente della Repubblica sulla politica del fascismo è stato  importante, così come lo è la nomina a Senatrice a vita di Liliana Segre in un periodo di smemoratezze e di rigurgiti. Tanto da convincere un regista dell’opportunità di far uscire un film su questo problema, ‘Sono tornato’.

I due temi su cui ha puntato l’attenzione Mattarella sono stati l’ingresso in guerra al seguito di Hitler e l’emanazione delle leggi razziali.

Vi sono però molti altri elementi che fin dai primi momenti della comparsa delle camicie nere macchiano in maniera incancellabile una dittatura feroce. E non consentono nessuna operazione di recupero parziale o di negazionismo.

Le aggressioni squadriste alle cooperative e alle sedi sindacali e dei partiti politici.

L’uccisione di Giacomo Matteotti, la soppressione della libertà di pensiero, di parola, di espressione, di stampa.

I pesanti condizionamenti e le ritorsioni per chi intendesse esprimere diversa opzione di voto rispetto al partito unico, l’eliminazione della segretezza del voto e di ogni residuo di democrazia.

I divieti di partecipazione, di riunione, la soppressione di associazioni e organizzazioni cattoliche, socialiste, comuniste. Anche gli scout e l’azione cattolica.

L’invio al confino di prigionieri politici con la consegna di impedire di ‘continuare a  pensare’ a quelli ritenuti più pericolosi per il regime (Gramsci fra questi, le cui condizioni di prigionia ne causarono la morte).

La politica coloniale in Africa con lo sterminio di popolazioni attraverso l’uso dell’yprite,  il dominio violento, la spoliazione di risorse, la propaganda razzista.

Il tentativo di sopprimere identità, lingua, cultura delle popolazioni del Sud Tyrol, della Slovenia, della Croazia e delle altre minoranze linguistiche italiane come l’abresh, obbligando a non parlare la lingua materna e ad abbandonare tradizioni secolari.

Le aggressioni all’Etiopia, e poi alla Grecia e all’Albania inseguendo il folle progetto di dare al re e all’Italia un Impero.

Una scuola ferocemente selettiva, di élite e di classe, l’obbligo dei premilitari, delle divise, il sabato fascista, il condizionamento precoce della popolazione infantile e giovanile a pregiudizi etnici e all’idea del ‘diritto di supremazia della razza italica’.

Il veto all’accesso nella scuola, nella ricerca, nella cultura italiana dei portati delle scienze umane e sociali, in omaggio all’idealismo gentiliano e come chiusura a fronte del portato democratico della ricerca, causando forti ritardi nella cultura italiana. L’insegnamento della storia veniva piegato al mito dell’impero, del natale di Roma. Le Annales, Marc Bloch e altri grandi storici ignorati.

La geografia appiattita su una visione etnocentrica e italo centrica.

Il familismo, la cura del proprio ‘particulare’, con una visione organicistica della società come ‘corpo’ in cui tutte le parti devono concorrere al bene dello stato fascista (“tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”): da cui la politica delle nascite (“l’uomo sta alla guerra come la donna sta alla maternità”), l’immagine dell’Italia rurale (‘la grande proletaria’), gli anelli donati alla patria, l’organizzazione sociale come grande famiglia. Aspetti che hanno avuto e hanno una loro lunga permanenza nelle mentalità e nei costumi.

Lo stimolo e la cura per nuove nascite, con la costituzione dell’Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI) mirava alla disponibilità di ‘8 milioni di baionette’.

Aggiungiamo il coinvolgimento, la ‘fascistizzazione’ di tutte le istituzioni dello stato, magistratura, polizia, forze armate, scuola e università, amministrazioni locali, economia, cultura.

Le condizioni igieniche, di salute, di povertà, di sfruttamento di grandi masse di popolazione, al di là della propaganda. Le emigrazioni forzate nelle ‘terre redente’, nelle bonifiche, nelle colonie.

La politica eugenetica.

La collaborazione attiva con i nazisti nello sterminio di interi paesi per vendetta nel periodo finale della guerra. La tortura, l’uccisione di partigiani. La messa a disposizione di campi di raccolta (Fossoli) e di sterminio (la risiera di S. Sabba).

Certo non possiamo definirci ‘Italiani brava gente’ a prescindere, né cercare giustificazioni e attenuazioni a fronte di tale enorme debito con la storia e con interi gruppi di popolazioni.

La scuola, l’educazione, possono innestare nei giovani gli anticorpi per reagire al fascino dell’eroismo malinteso, dell’azione esemplare nichilista, all’odio per il diverso. La scuola ci prova, ma richiede un grande riconoscimento della sua funzione nella società civile e nelle istituzioni. Per costruire solidarietà, cittadinanza, senso del bene comune e dell’etica pubblica, occorre una scuola più attenta all’inclusione e alla cooperazione, al rispetto e alla reciprocità che al merito individuale e alle gerarchie.

Serve, come scriveva Guido Petter, una ‘pedagogia della resistenza’.

Come associazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola è questa la ‘mission’ educativa che proviamo a promuovere.

Continui, Presidente, in quest’opera di demistificazione in cui c’è chi afferma che ‘comunque sono stati fatti grandi progressi, grandi opere’, ‘il fascismo mandava gli oppositori in vacanza’, ‘ha opposto un fronte al dilagare del bolscevismo, che sarebbe stato peggiore’. Sostenga la diffusione di ‘scuole di pace’ quale quella di Marzabotto, le iniziative del Tavolo per la pace, il mantenimento del ricordo di quanto il neofascismo ha fatto negli anni della ‘strage di stato’, la risposta ferma a nuove violenze. Aiuti a non sottovalutare.

Dalla neosenatrice Segre ci aspettiamo un forte appoggio a campagne quali ‘Ero straniero’ e per lo ius soli/ius culturae, così come per il disarmo e la pace fra i popoli. Le auguriamo un lavoro proficuo e sereno nel prossimo Parlamento.

MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA

nel giorno della memoria e ogni giorno

 

Fonte: ANPI DI MOGLIANO VENETO E PREGANZIOL

Share

1 Response

  1. 11 febbraio 2018

    […] risposte. Un’analisi che come MCE condividiamo e che invitiamo a diffondere assieme al documento Per non dimenticare. Bisogna essere fermi e intransigenti, a fronte dei molti messaggi nostalgici e violenti, e assidui […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *