Partecipo o non partecipo alla RIDEF 2016 in Benin?

Non avevo mai partecipato ad una RIDEF prima di quella di Reggio Emilia nel 2014, ma solo per pochi giorni, sufficienti a farmi ascoltare, però il ritornello “Oh quanta bella gente a questa Ridef, oh quanta bella gente!”. In quella occasione:

  • ho condotto un laboratorio breve su Cooperazione e Digitale, con italiani, brasiliani, portoghesi, senza avere nessun problema con la lingua, non tanto per merito mio, ma per la volontà diffusa dei partecipanti nel voler comunicare con gli altri al di là del lessico;
  • ho conosciuto, tra gli altri, Marco Esteban Mendoza, che dopo un mese ho rivisto e mi ha fatto visitare una scuola Freinet a Iztapalapa, sobborgo di Mexico City;
  • ho salutato Francesco Tonucci ed altri compagni che non vedevo da anni;
  • ho acquistato una maglietta Ridef che ho portato come souvenir alla scuola Freinet di Hangzhou,  170 km a Sud Ovest di Shanghai, in China.

Di più, in due giorni, non sono riuscito a fare…

Successivamente, ho viaggiato per alcuni mesi, anzi, forse, il mio lungo Around the world: to Knowledge, Rights, Peace è cominciato prima: proprio con la Ridef  2014 di Reggio Emilia.

Oggi, in verità, sono molto incerto se andare o meno in Benin per la Ridef 2016: da una parte la possibilità di riposarmi un po’ dopo un anno travagliato e dispendioso di energie (ci mancava pure il Tour Politico-Pedagogico del MCE!), dall’altra parte l’affascinante chimera della“…costruzione di un mondo diverso possibile a partire da un’educazione in grado di imprimere una trasformazione. Per fare ciò, bisogna promuovere fin dalla scuola un’educazione alla cittadinanza globale e planetaria nel quadro di un’educazione permanente.” L’affermazione di Edgar Morin, inserita nel documento fondante della Ridef beninese, mi stimola a partecipare insieme a tanti altri di diverse parti del Mondo, che non conosco.

Inoltre, ho una scarsa conoscenza reale dei paesi dell’Africa e delle loro problematiche e potrei accettare l’invito* a che “una metà del mondo deve imparare a cambiare il proprio stile di vita e i propri standard di consumo non in base a una benevola concessione verso l’altra metà ‘povera’, ma perché essa sta esaurendo le risorse di tutti”, essendo io un componente di quella parte del mondo oggettivamente “ricca e dispendiosa” in termini di ricchezza complessiva, energetica, alimentare, economica, etc.

Ci troviamo, spesso dimenticandolo, di fronte ad un SUD, NUD e un NORD, SORD (Un sud nudo ed un nord sordo) come ripete ogni tanto il Giancarlo nazionale.

La conoscenza avviene, naturalmente, osservando e capendo anche cosa fanno gli altri, confrontandosi gomito a gomito nel lavoro quotidiano. E quale migliore occasione di questa, tenendo conto che gli africani saranno una bella maggioranza? Metteremo in discussione il nostro modo di vedere le cose! Ma sono proprio convinto di volermi mettere in discussione? Ancora una volta?

E poi “….è necessario che l’insegnamento sia attivo, cooperativo, che non separi le conoscenze scientifiche e tecniche da quelle umane e sociali…” per cui la mia proposta di fare un laboratorio lungo sulla cooperazione con l’uso del digitale potrebbe risultare interessante, soprattutto tenendo conto della probabile poca disponibilità di attrezzature ed infrastrutture (Rete Internet con WiFi, cui noi occidentali siamo comodamente abituati) ed allora?… sarà un avventuroso laboratorio anche senza mezzi efficienti ed il tutto sarà di stimolo per la risoluzione pratica dei problemi e potrebbe trasformarsi nel trionfo della scuola costruttiva vs scuola trasmissiva.**

Ognuno di noi, a favore di una scuola costruttiva-cooperativa, auspica che un laboratorio non debba rimanere fine a se stesso, ma diffondersi, implementarsi. L’idea, allora, potrebbe essere quella di partire dall’Africa, lanciare un invito alla collaborazione ed alla solidarietà internazionale, allo scambio sul web tra realtà didattico-culturali a diverse latitudini ed aree culturali differenti, con la realizzazione di un sito web comune al fine di “valorizzare la dimensione umanistica e globale dell’educazione, promuovendo i valori della solidarietà, della pace, del riconoscimento dell’altro, della giustizia, dell’uguaglianza, dell’attenzione allo stato di salute del pianeta…” e il laboratorio si potrebbe intitolare “Verso una cittadinanza planetaria con la WeBottega for the Peace” 

Ma si, scrivendo-scrivendo, mi sono quasi convinto: penso proprio che l’Around the world: to Knowledge, Rights, Peace del 2014 continuerà con la Ridef  2016 in Benin per contribuire alla WeBottega for the Peace! 

Lanfranco Genito


Note

*Questa e le prossime due frasi in corsivo sono tratte sempre dal Documento invito della Ridef  beninense

**La scuola trasmissiva di fronte ad un imprevisto si ferma; la scuola costruttiva utilizza l’imprevisto come opportunità per “fare scuola”, come affermò Francesco Tonucci nel febbraio 1981 a Napoli (post terremoto) nel convegno MCE Nell’emergenza per una Scuola Nuova

Share

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.