Non bocciate la scuola

Alex Corlazzoli e altri (ex alunni di Don Milani) chiedono l’adesione a questo appello.

L’adesione va inviata a corlazzolialex@gmail.com

Appello

“Non bocciare. A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno. Agli svogliati basta dargli uno scopo”. Sono passati cinquant’anni da quando don Lorenzo Milani scriveva queste tre riforme della scuola in “Lettera ad una professoressa” ma nello schema di decreto legislativo recante “Norme sulla valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato a norma dell’articolo 1, commi 180, 181 e 182, della legge 13 luglio 2015, n.107” all’articolo tre è stata reintrodotta la bocciatura alla scuola primaria.

Dopo che autorevoli componenti della VII Commissione della Camera avevano annunciato la soppressione della bocciatura dalla scuola primaria, la ministra Valeria Fedeli ha voluto reintrodurre la norma precedente ovvero “i docenti della classe in sede di scrutinio, con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”.

I cosiddetti casi “eccezionali” solo nell’ultimo anno scolastico 2015/2016 sono stati 11.071 e nell’anno precedente 11.866. Chi di noi lavora nella scuola o si occupa di formare i futuri maestri sa non solo quanti sono i respinti ma anche chi sono: figli di immigrati, ragazzi meridionali provenienti dalle famiglie più povere, bambini rom.

Oggi come ai tempi di don Lorenzo Milani “la scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde”.

La nostra scuola anche oggi perde il 15 per cento dei ragazzi.

Dietro questa percentuale noi vediamo i volti dei nostri bambini che non hanno certo bisogno di essere respinti ma di maggiore risorse umane, di insegnanti di sostegno formati, di educatori di strada, di una scuola più lenta, capace di ascoltare le esigenze di questi bambini, di captare le loro dif@icoltà e quelle delle loro famiglie.

Come scriveva Janusz Korczak noi dobbiamo “rispetto alle sconfitte e alle lacrime del bambino. Dobbiamo rispetto alla sua ignoranza”.

Come insegnanti e pedagogisti respingiamo l’idea che la nostra scuola dopo cinquant’anni non abbia ancora compreso che non può respingere nessuno alla primaria ma può solo far valere l’articolo 3 della nostra Costituzione anche per i bambini che sono cittadini alla pari dei “grandi”. E’ lo stesso don Milano ancora a ricordarci che “La scuola non è un ospedale che cura i sani e respinge i malati” e che abbiamo fare una sola cosa: Richiamateli, insistete, ricominciate tutto da capo all’infinito a costo di passar per pazzi”.

E’ per questo che ci appelliamo a lei, ministra, perché ascolti il parere di chi nella scuola vive da anni e conosce i bambini e tolga dallo schema di bozza delle norme sulla valutazione l’articolo tre così come citato.

Scarica il pdf dell’appello

Intervento di Giancarlo Cavinato a Rai3 Fahreneit di mercoledì 15 febbraio 2017: Bocciare o far sbocciare? 

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