Noi e le competenze

Una rilettura del seminario “Competenti si diventa”

«Competenza»: comprovata capacità di utilizzare, in situazioni di lavoro, di studio o nello sviluppo professionale e personale, un insieme strutturato di conoscenze e di abilità acquisite nei contesti di apprendimento formale, non formale o informale… (normativa europea)
«La competenza costituisce il livello di uso consapevole e appropriato di tutti gli oggetti di apprendimento, ai quali si applica con effetti elaborativi, metacognitivi e motivazionali. (linee guida per la certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione”)»

Il tema delle competenze è affascinante ed è ineludibile, attraversa la scuola longitudinalmente, dalla scuola dell’Infanzia alla scuola per gli adulti (CPIA), rappresenta una sfida per la scuola contemporanea. La scuola può raccoglierla trovando strade e progettualità concrete o può trascurarla adempiendo solo ad atti formali, burocraticamente corretti ma assolutamente svuotati di significatività. Le “linee guida per la certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione” sono uno strumento interessante per la riflessione perché “parlano ad una scuola moderna, ancorata al proprio tempo, al proprio territorio ma con uno sguardo attento e da protagonista, ai cambiamenti sociali e culturali che rapidamente cambiano il mondo . La riflessione sulla certificazione non può essere slegate dalle Indicazioni Nazionali per la scuola di base ma la loro lettura può guidare il dibattito, trasversalmente, in tutti gli ordini di scuola.
«La certificazione……. impone alla scuola di ripensare il proprio modo di procedere, suggerendo di utilizzare gli apprendimenti acquisiti nell’ambito delle singole discipline all’interno di un più globale processo di crescita individuale. I singoli contenuti di apprendimento rimangono i mattoni con cui si costruisce la competenza personale. Non ci si può quindi accontentare di accumulare conoscenze, ma occorre trovare il modo di stabilire relazioni tra esse e con il mondo al fine di elaborare soluzioni ai problemi che la vita reale pone quotidianamente. …….»

Qualche domanda e qualche riflessione.
E’ realisticamente possibile attivare modalità di insegnamento-apprendimento e progettare percorsi didattici che permettano, per davvero, agli allievi, di “cimentarsi ” nella continua acquisizione di competenze per la vita?
La scuola, dovrebbe ritornare ad essere, o incominciare ad essere, quel luogo in cui bambini e giovani uomini si sentono accompagnati e invitati (e anche un po’ protetti) a fare esercizio del gioco cognitivo serio e vero di ricerca di vere domande e di utilizzo di strategie per trovare delle vere risposte a problematiche autentiche.
Nella scuola l’ambito di ricerca è quello dell’acquisizione di strategie per la comprensione di apprendimenti formali, le loro connessioni ecc.
Compito difficile!
Nel MCE c’è la ricerca di modelli concreti di classi\laboratorio per osservare, analizzare ed enuclearne le invarianze da diffondere, da condividere e da suggerire per una valutazione virtuosa e formativa.
Che cosa pensano gli insegnanti dell’affermazione contenuta nella griglia di sperimentazione delle certificazioni: «L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi complessi, mostrando padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità; propone e sostiene le proprie opinioni e assume in modo responsabile decisioni consapevoli.» Oppure «L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi in situazioni nuove». Queste affermazioni corrispondono a qualche modello reale di scuola intorno alla quale discutere?
Per alcuni decenni molti insegnanti (almeno quelli di scuola primaria) hanno cercato di tenere insieme progettazione didattica e valutazione. La ricerca di strumenti per l’osservazione e l’anamnesi degli apprendimenti individuali (penso a tutto il periodo che ha preceduto e poi portato alla definizione dei micro e macroindicatori), per almeno due decenni, è stata parte integrante dello stesso dibattito sul fare scuola che ha appassionato gli insegnanti e quei ricercatori impegnati nella scuola e con la scuola.
Negli ultimi anni di storia italiana, i numerosi attacchi politici alla scuola, compresa la legge sul ritorno al voto numerico, hanno fortemente messo in discussione l’autorevolezza dei risultati della ricerca pedagogica e didattica che tra gli anni settanta e gli anni novanta hanno permesso l’elaborazione dei più importanti documenti di programmazione didattica ministeriale e delle più importanti leggi di inclusione sociale. Il tema della valutazione era parte integrante del modello di scuola che la ricerca aveva elaborato e che doveva essere supportato e non cancellato.
E’ ovvio che un dibattito serio sull’abolizione del voto non può prescindere da un dibattito altrettanto serio sui modi di fare scuola e un buon dibattito sulle competenze per la vita non può prescindere dalla preoccupazione che la loro certificazione possa diventare un elemento di discriminazione ed emarginazione e non, invece, un elemento di emancipazione culturale e motore di sviluppo individuale.
Per cercare qualche elemento di risposta abbiamo chiesto ad altri sguardi, di accompagnarci in questo viaggio che, specularmente, come insegnanti in classe, sappiano cogliere quegli elementi delle prassi didattiche (compresa la valutazione ) da modificare, da validare e da diffondere . Da qui nasce la collaborazione con l’Università e da qui nasce l’idea di una giornata di studio e di un lavoro intorno a questi temi.
Condivido molto l’idea di chi afferma che il miglior laboratorio della conoscenza sul modi di apprendere è guardare noi stessi…….
Per rileggere l’esperienza formativa della giornata di studio, provo a mettere la parola insegnante invece della parola allievo. Il primo sguardo è dunque rivolto agli insegnanti che in quanto adulti e cittadini del mondo rimettono in gioco tutto il proprio sapere e le proprie abilità per trovare strategie adatte alla soluzione di problemi nuovi.
Anna e Cinzia sono di fronte ad una situazione molto complessa e problematica, un vero lavoro che pone vere domande. Riconosciamo in trasparenza i loro saperi disciplinari che in questo caso riguardano la lettura e la didattica della lettura .Riconosciamo i loro saperi didattici, dalla scelta del testo da leggere, alle tecniche che permettono gli allievi la rielaborazione personale ed autonoma della lettura. Riconosciamo le loro abilità nella costruzione di un contesto che attraverso anche la disposizione di spazi e materiali renda possibile il lavoro individuale e cooperativo, che renda possibile l’ascolto e il silenzio, che faciliti la relazione tra autonomia personale e il compito di ciascuno. Riconosciamo le loro abilità nella costruzione e nella crescita di un gruppo classe che supporta e incentiva l’apprendimento di ciascuno e di ciascuno a modo proprio favorendone l’integrazione e non l’esclusione. Riconosciamo i loro saperi teorici di psicologia e di pedagogia utilizzati come saperi indispensabili per “guardare i loro allievi e per poterli immaginare nei loro processi evolutivi di apprendimento individuali”. Riconosciamo l’abilità comunicativa che ha permesso loro di intrecciare il loro progetto educativo con il progetto educativo delle famiglie. Le abilità e le conoscenze dunque, rielaborate per dare risposte adeguate ad una situazione molto complessa e problematica in cui l’unicità di ciascun bambino ha trovato spazio adeguato per esprimersi e in cui ciascuno è considerato una risorsa per gli altri.
L’esperienza di Alessandro è quella di un giovane lavoratore che in modo molto consapevole fa il proprio bilancio di conoscenze e di abilità e affronta la sfida del lavoro, del lavoro di insegnante.
Lui ha a disposizione la propria esperienza di studente che gli consente di conoscere e padroneggiare le costruzioni formali delle discipline e le loro epistemologie. Conosce le teorie sull’apprendimento. Ha le abilità di un buon conduttore di gruppo e di organizzatore di contesti educativi. Sa attivare la comunicazione e il dialogo con i bambini , li sa osservare nei loro processi di socializzazione. Alessandro ha a disposizione il desiderio di vivere il proprio mestiere da protagonista e non da semplice ripetitore di pagine scritte da altri e riconosce anche ai propri allievi il diritto di conoscere, il diritto di farsi idee personali sul mondo in cui vivono per non essere solo ripetitori adeguati di idee altrui … Ha l’esperienza attiva in percorsi di formazione in cui, in modo un po’ protetto (come in classe per gli allievi), ha potuto fare quell’esercizio di messa punto di buone e coerenti domande per capire meglio come si possa fare per guidare altri verso l’appropriazione profonda di quegli stessi suoi saperi che permettono a ciascun individuo di vivere con dignità e da cittadino del mondo consapevole di diritti e doveri. Ha a disposizione la propria esperienza di educatore. Ha trovato delle risonanze fra i propri modi di pensare e la pedagogia di Freinet e le relative esemplificazioni e testimonianze e la sceglie per essere guidato in questa sua nuova esperienza, in questa vera, piccola classe del territorio genovese. Anche la testimonianza di Alessandro è stata per me, una esemplificazione ricca ed efficace che mette sul piatto quegli elementi di concretezza che serviranno per progettare a scuola e per ri-guardare noi attraverso i comportamenti dei nostri ragazzi, e osservare loro verso l’acquisizione di competenze per la vita.

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