Noi diciamo no

NOI DICIAMO NO!

Quello che succede ogni giorno

non trovatelo naturale.

Di nulla sia detto: è naturale

in questo tempo di anarchia e di sangue,

di ordinato disordine, di meditato arbitrio,

di umanità disumanata,

così che nulla valga come cosa immutabile. ‘

(B. Brecht ‘L’eccezione e la regola’)

Il movimento di cooperazione educativa esprime vivissima preoccupazione per la svolta xenofoba e autoritaria cui stiamo assistendo nel  nostro paese.

Soffiando sul fuoco, indicando ogni giorno nuovi nemici del ‘popolo’, ignorando intenzionalmente ogni forma di ragionevole mediazione. Che è compito della cultura, della scuola, dell’educazione, dei corpi intermedi, delle associazioni di volontariato, delle ONG coltivare con pazienza e abnegazione.

In un’intervista letta su ‘Terza pagina’ su Rai3 Carlo Rovelli ha parlato di buchi neri. Oggi noi rileviamo costernati che un ‘buco nero’ sociale è la progressiva scomparsa di quell’immagine di infanzia che dal 1700 faticosamente si è venuta costruendo. Assistiamo a un’infanzia nelle sue varie articolazioni ostaggio di decisori politici, di organizzazioni criminali, di familismo, di ritmi di vita serrati e preda di una compulsione ad avere. Un milione e mezzo di bambini e ragazzi poveri materialmente ma anche culturalmente ci interpellano e  a cui non diamo risposte, siano essi dei sud, dei sud del mondo, delle sacche di povertà dei nord ricchi.

Il destino individuale non può essere condannato dal destino della singola famiglia o da una considerazione dei figli come proprietà dei genitori. La scuola, la società civile, hanno il compito di essere strumenti di riparazione dei destini individuali. Non è possibile che una società si disinteressi del futuro di bambini e ragazzi per ragioni etniche, di area geografica, economiche, culturali.

Riaffermare una comune umanità è oggi un imperativo da promuovere in tutta la società lottando con tutti gli strumenti che la nostra storia ci ha consentito di mettere a disposizione per affermare l’idea di un’infanzia autonoma dai condizionamenti, per una pedagogia dell’emancipazione.

La scuola lavora per il successo, la promozione di ciascuno e di tutti. Promuovere uguaglianza può far nascere il bisogno del riscatto.

Ai politici diciamo: non ci può essere benessere, fuoriuscita dalla povertà se non si interviene con  strumenti di crescita culturale e di partecipazione civile. Non possiamo assistere passivamente senza tentare in ogni modo di creare indignazione e orgoglio del ruolo che la pedagogia  come liberazione ha avuto nel mondo creando dignità e capacità critiche, responsabilità e desiderio di un mondo possibile.

Per il diritto di tutti e tutte a una  vita buona, a poter compiere scelte, a partecipare liberamente.

Secondo il dettato della legge 176/1991 con cui l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU. Che ogni istituzione scolastica dovrebbe porre in testa ai propri regolamenti interni.

LE BAMBINE, I BAMBINI DEL MONDO

SONO DI TUTTI

 

Movimento di cooperazione educativa

 

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.