Può l'esperienza d'un alboratorio internazionale riuscire a far emergere le diverse anime di un paese molto complesso?

E' quello che è successo durante la Ridef messicana, nel laboratorio "Vivi il Messico", che ha permesso un'immersione profonda nella cultura del paese ospite

 

Bambino a Santiago

Bambino a Santiago

 

Dalle "Posadas" alle "Calaveras"

Un viaggio tra le tante anime d'un paese

 Vivi il Messico : questo il nome del laboratorio lungo al quale ho partecipato durante la Ridef in Messico, un titolo intrigante e che da molti è stato confuso con “Viva il Messico”, ma la differenze era chiara  ed anche evidente alla lettura delle brevi note introduttive che accompagnavano la presentazione del laboratorio.
“Vivi il Messico: un viaggio tra le tradizioni più comuni del nostro paese: la posada, le consuetudini legate al culto dei morti, i balli tradizionali  e le  usanze connesse con la tessitura ed il ricamo”
       Un programma ricco ed invitante, a mio avviso, che mi avrebbe potuto permettere di conoscere, nelle pieghe più profonde, alcune delle molteplici caratteristiche e memorie del folklore di questo paese immenso.
      Lo scenario si presentava idoneo, la posizione geografica del centro estivo a Metepec, tra i due vulcani attivi visibili in lontananza, era certamente favorevole alla formulazione di fantasie e immaginari magnetici.
    Per me, che vivo dall’altra parte del Vesuvio, con il tormento, che ogni tanto emerge, di una eruzione imminente, sembrava strano poter vedere, non lontano , un pennacchio di fumo, è ho sentito forte il magnetismo della terra che anche ha influito sulla mia scelta.
     La nostra animatrice Mai Nonitzin, una giovanissima insegnante di Città del Messico, si è presentata con semplicità e naturalezza, solo al momento della valutazione finale abbiamo saputo che era alla sua prima esperienza di animatrice Freinet con  un gruppo di insegnanti e che il suo lavoro si svolge in gran parte dell’anno con alunni della scuola primaria di Teresa Garduno.
      Non è stato facile per una neofita della Ridef e dell’animazione con insegnanti Freinet, condurre gestire un laboratorio lungo con circa 24 partecipanti di diverse nazionalità (Francia, Italia, Spagna, Austria, Giappone, Finlandia, Brasile, Svezia… ) e portatori/trici  di  storie diverse  stratificate nell’ambito delle esperienze internazionali; Mai ha saputo sempre presentarsi con un sorriso accattivante e disponibile e al  contempo  ha rivelato una ferma  volontà  di introdurre ciò che aveva progettato  per il laboratorio.

Las Posadas

       Il primo giorno abbiamo incominciato con “las Posadas”, Mai ci ha raccontato brevemente che con questo nome vengono indicato durante il periodo natalizio  i nove giorni che precedono il Natale e  che rappresentano i nove mesi di gestione della Madonna. Il momento finale e rito conclusivo di questo periodo è la rottura della “Pinata”, un grande e coloratissima stella costruita intorno ad un vaso di terracotta, durante la festa la pignatta è riempita di dolci e frutta e poi appesa ad una corda , con gli occhi bendati, si cerca a turno di colpirla con un bastone fino a quando si rompe ed una pioggia di dolci e frutta cade sui presenti che si buttano a terra per raccoglierli.
    Maia ci ha consegnato 5 pignatte di terracotta e, divisi in gruppo, abbiamo cominciato ad adornarle come fanno i bambini nel periodo natalizio, dopo uno strato carta di giornale incollato sulla terracotta , abbiamo aggiunto 7 coni di carta  che, secondo la tradizione cattolica, rappresentano i 7 peccati capitali; a questo punto i gruppi si sono autogestiti con una metodologia basata fondamentalmente sul tentativo – errore per completare le posadas dandogli la caratteristica forma di stella e aggiungendo la carte veline colorate come si vede dalla foto.
Durante la discussione che è seguita sono emersi confronti, paralleli e connessioni tra le antiche civiltà pre- ispaniche  e con le tradizioni introdotte dai missionari spagnoli. La tradizione di rompere un vaso di coccio sospeso ad un filo era un antico divertimento Maya, i Missionari la ripresero dando alla pignatta da rompere il significato del peccato da espiare ( i sette coni aggiunti rappresentano i sette vizi capitali), il bastone è la virtù che serve per sconfiggere il peccato.      
Durante la discussione sono emerse le connessioni anche con la tradizione Italiana  della rottura di una pignatta, tipica della quaresima, che conosciuta e trasformata dagli Spagnoli, è stata poi trasportata in Messico.
Il continuo passare da una cultura all’altra per trovare connessioni, rapporti e tradizioni comuni ha reso il percorso del laboratorio interessante e intrigante e ci ha permesso di creare interessanti paralleli con le diverse sedimentazioni culturali rappresentati dalle persone intervenute al laboratorio.

La Cultura e la celebrazione dei morti

    La maggior parte delle festività nazionali messicane , alcune delle quali legate ai momenti più importanti della comunità, è legata al calendario liturgico cattolico, tuttavia sono continuamente presenti le presenze di elementi  rituali di origine precolombiana.
Dopo alcune note introduttive di Mai connesse con la tematica della celebrazione dei morti, è stato sempre più evidente che il rapporto che hanno i Messicani  con la morte è unico ed affascinante, la morte è una presenza che viene esorcizzata in molti modi  e spesso con un’ironia che rasenta il limite dell’assurdo.
Una delle manifestazioni di quest’atteggiamento è la creazione delle “calaveras”, cantilene dedicate alle persone che si amano  per esorcizzarne una improvvisa dipartita. Mai ci ha raccontato come i bambini, gli amici e i parenti dedicano le “calaveras” alle persone che amano maggiormente. Anche noi ne abbiamo creato alcune, prendendo come soggetti alcuni dei partecipanti al laboratorio che con molta disponibilità si sono offerti di fare da protagonisti principali. Le calaverna sono cantilene ritmate, divise  in strofe e che presentano tutte le stesse caratteristiche:

  1. nella prima strofa si richiamano aspetti particolari della persona che si vuole celebrare , il lavoro che svolge  e le ragioni che hanno suscitato l’interesse degli astanti,
  2. nella strofa successiva la morte invita la persona in oggetto a seguirla e si assiste ad un diniego deciso supportato da decise motivazioni,
  3. infine assistiamo al trionfo della morte che invita di nuovo la persona e questa volta se la porta via.

      Abbiamo provato, con successo, a creare delle cantilene  in cui la presenza della morte è stata corteggiata , ironizzate e “accettata” secondo il costume messicano.
Abbiamo confrontato anche altre tradizioni tipiche di questo periodo  e abbiamo scoperto che già nei giorni precedenti  la celebrazione vera e propria  fervono i preparativi: nelle case vengono prepararti altarini colorati dedicati ai defunti, adorni di fiori, offerte, dolci e bevande, e candele che rappresentano ogni defunto celebrato dalla famiglia.
Il 31 ottobre si ricordano le anime delle persone sole, Il 1 novembre quelle dei bambini e il 2 le anime delle persone care. Anche in questa situazione, nella discussione che è seguita alle attività, sono emerse somiglianze e connessioni antropologicamente molto forti nella celebrazione del culto dei morti.
Ognuno, pur provenendo da paesi  fondamentalmente diversi, ha ritrovato nella propria cultura, l’aspetto dell’esorcizzazione della morte  e della ricerca di un rituale che celebra la continuità della vita; anche questo aspetto, nella cultura messicana, è stato fatto risalire ai culti pre ispanici che consideravano i concetti di vita e morte una unità indissolubile , la morte fonte di vita e presupposto di ogni nascita.
Gli Atzechi avevano una divinità femminile ; Coatlicue, la dea creatrice e distruttrice che incarnava il principio della madre terra  che da la vita e al contempo  si alimentava grazie al sacrificio e alla morte dei suoi figli.

Le danze tradizionali

    L’attività che più di ogni altro ha coinvolto tutto il gruppo è stata la parte dedicata alle danze tradizionali.
Al nostro arrivo al centro Metepec e nelle prime serate dedicate siamo stati ricevuti con una coreografia ricca e vivace di danze tradizionali, eseguite con accuratezza e alta professionalità.; inoltre una delle motivazioni che mi aveva spinto a seguire il laboratorio era il desiderio di comprendere e approfondire il significato e il contenuto  anche antropologico delle performance  alle quali stavamo assistendo.
In realtà abbiamo potuto constatare che la danza tradizionale Messicano è molto ricca e varia da regione a regione, non solo per il tipo di ballo ma anche per il tipo di musica e la diversità dei costumi.
Anche in questa situazione abbiamo riscontrato la presenza di danze di tipo pre –ispaniche di carattere religioso reminiscenze di danze rituali   eseguite dalle popolazioni pre colombiane  altamente organizzate dal punto di vista sociale , politico e religioso.
Mai ci ha fatto provare, dopo averci introdotto alcuni passi base, danze tipiche di diversi stati del Messico:

  1. alcune del Nord, che sono per lo più balli di coppia risultato dell’integrazione con le culture europee come la polka, ma ulteriormente diversificate per conferire l’ulteriore impronta messicana,
  2. alcune dello stato di Guerrero e di Oaxaca,  centro-sud, che presentavano come fattore comune il corteggiamento dell’uomo nei confronti della donna , il rifiuto civettuolo di questa insieme  ad un incoraggiamento ed infine l’ esito positivo.

     Tutto il gruppo si è coinvolto ed ha partecipato attivamente  cercando di entrare nello spirito della danza, dapprima con curiosità poi con la consapevolezza che la passione espressa nella danza può culminare nel conseguimento di una espressione sentimentale appagante  e che tutti gli stati d’animo possono trovare sfogo nella danza

Conclusione

Al momento della valutazione , che ha coinciso anche con la preparazione della comunicazione del gruppo  per la presentazione finale, ci siamo accorti che il tempo è passato velocemente e certamente non ci ha dato la possibilità di apprendere e/o approfondire l’immensa gamma della cultura messicana che erano stati messi in campo, ma solo un piccolo assaggio.
Manifesto, da parte dei partecipanti, l’apprezzamento  per la capacità di Mai di coinvolgere il gruppo in attività funzionali alla conoscenza degli aspetti che ha cercato di  presentare  attraverso  la pratica di attività della vita quotidiana (ricamo e tessitura).
Ciò che, in parte , è mancato è stato un maggiore coinvolgimento nella discussione  e nella elaborazione da parte di alcuni componenti del gruppo e anche di un più preciso riferimento alla pedagogia Freinet; a mio avviso la mancanza di una discussione ed analisi approfondita è dipesa anche  dalle difficoltà nella comunicazione verbale, in alcuni casi siamo dovuto passare attraverso 2/3 lingue per poter comunicare ed esprimere opinioni personali.
Nel complesso la valutazione è stata positiva e ne è stato riscontro la facilità con la quale abbiamo preparato la presentazione finale semplice ma efficace nella rappresentazione del ricco percorso compito insieme.

     

Vorrei concludere ricordando l’emozione provata nella piazza di Taxco, di fronte alla Cattedrale, su un palco montato per l’occasione della festività del Salvatore, ho visto alcuni ballerini che si esibivano e ho avuto la consapevolezza di riconoscere i passi di danza e il significato di  ciò che stava avvenendo sul tavolato, ho realizzato, in quel momento, l’importanza della frase “Vivi il Messico”.

 

Marta Fontana
Movimento di Cooperazione Educativa

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