Maestri falsi, ingiusti e traditori

Gentili Onorevoli,
in un momento importante come questo in cui siete chiamati a votare l’emendamento per l’abolizione dei voti vorrei raccontare la mia storia di insegnante alla fine di un anno scolastico inconsueto e unico.
Non vi voglio descrivere come sia stato difficile recuperare ogni bambino a suon di telefono e di citofono per mettere i libri in ascensore con la finalità di ricostruire la classe e ritornare a lavorare seppur a distanza, per recuperare il senso di comunità che ci contraddistingue come Istituzione, per ricreare un collegamento con il sapere e la sua costruzione. Non lo racconto, perché tutti gli insegnanti hanno cercato, ognuno a suo modo e con i propri strumenti tecnologici e culturali, di farlo, alcuni in modo eccellente altri con lentezza e colpevole negligenza. Però voglio raccontarvi di Simona di 10 anni che si collega ogni giorno con puntualità, che invia tutti i compiti e i suoi disegni, che è sempre sorridente anche se l’altro giorno pioveva ed entrava acqua dalla finestra guasta del sottotetto dove vive. Non c’è disagio nei suoi occhi, vive in un grande appartamento con la sua famiglia cordialissima e attenta al percorso di apprendimento della propria bambina, ci vive con altre famiglie, sono in 12 e durante la videochiamata si vedono file interminabili di armadi che fungono da parete e sono lì per contenere gli spazi privati che in quel contesto bisogna creare. A Simona manchiamo molto, ce lo dice nelle sue lettere fotografate che invia ogni settimana dal cellulare del suo papà, ma non c’è sofferenza in tutta questa situazione ma grande forza. Simona all’inizio del collegamento ci chiede come stiamo e a fine lezione ci ringrazia sempre, ma siamo noi a doverla ringraziare per la sua naturalezza, la sua capacità di stare al mondo e un’intelligenza fuori dal comune.
Non è solo di lei che voglio parlare ma di ciò che siamo chiamati a fare a questo punto dell’anno scolastico come insegnanti: ecco, ci chiedono di mettere i voti.
Che cosa significa innanzitutto: significa essere falsi. Falsi nel senso amministrativo del termine: dobbiamo attestare di aver creato situazioni eque, diversificate e continue di verifica degli apprendimenti per arrivare a un voto. Posto che questa è molto spesso un’operazione fallace anche quando le informazioni si raccolgono in presenza e con modi tradizionali, in questo momento non possiamo. Tutti lo sanno che non è possibile. Saremmo ingiusti. Ingiusti nei confronti di chi come Simona ha affrontato la nuova situazione con grande adattabilità, ha risposto alle nostre richieste nonostante il contesto non lo favorisse; non possiamo equiparare le risposte di Simona con quelle dei compagni di classe che si collegano dalle loro camerette nuove senza essere disturbati da nessuno: come potremmo mettere un voto a questa disponibilità a farci entrare nella sua casa? A permetterci di fare lezione? Come potremmo mettere un voto magari non negativo ma poco valorizzante a coloro che si sono collegati raramente, forse perché parte di una famiglia priva di mezzi?
Se ci dovessero chiedere di mettere un voto saremmo anche maestri traditori. Traditori perché abbiamo costruito in questi mesi una valutazione formativa in grado di sostenere l’apprendimento, così come ci è stato chiesto dal Ministero e come ci raccomanda la ricerca pedagogica; traditori in un momento dove la solidarietà e la cura sono state messe al centro di ogni professione, sono state il punto di forza del nostro Paese: noi ci troviamo a dover quantificare ciò che non è misurabile mai e soprattutto in questo momento.
Chiediamo di poter rimanere veri, giusti e fedeli nei confronti di Simona, dei nostri bambini e delle loro famiglie.

Una maestra

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