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Luisella Fornero nei nostri ricordi

Se non avete conosciuto Luisella Fornero, sarà difficile incontrarla attraverso queste righe: una personalità forte, dalle tante sfaccettature non si può illustrare nello spazio di un racconto breve. Non so neppure se lei mi perdonerebbe: ora che è uscita di scena con la sua solita discrezione, parlare di lei è quasi farle torto! Non amava essere al centro dell’attenzione, anche se non esitava ad esporsi in prima persona per qualunque causa meritasse il suo coraggioso e generoso sostegno.

Era (quanto dolore parlarne al passato!) una persona di rara intelligenza, di eleganza innata eppure inconsapevole del suo valore.

L’ “MCE” ha rappresentato, nel mitico Sessantotto, un punto fermo per coniugare Movimento (desiderio di innovare, spinta per la ricerca educativa, segnale di vitalità in un ambiente scolastico a quei tempi asfittico…) e Cooperazione Educativa (necessità di scambio di conoscenze e di esperienze significative, lavoro di gruppo che cementava amicizie solidali…) e dunque Luisella trovò proprio nel MCE torinese gli stimoli che diedero forza alle sue idee e concretezza al suo impegno per aggiornarsi e mettere in campo le nuove tecniche didattiche.

Dobbiamo fare un passo indietro per capire come in quegli anni non fosse facile, né in città né tantomeno nei paesi della cintura e delle vallate, dove nelle frazioni esistevano pluriclassi con pochi alunni, superare l’isolamento degli insegnanti. L’aggiornamento era una pratica spesso malvista dalle autorità scolastiche, che individuavano nella circolazione di nuove idee e nuove metodologie il rischio della diffusione di un “pericoloso” movimento rivoluzionario e minacciavano i docenti “sovversivi” di ritorsioni, quali l’abbassamento della qualifica se non addirittura la sospensione dello stipendio… Ma Luisella, come tanti altri, non si lasciava spaventare da nulla, anzi! Non ha mai cercato scorciatoie mirando ai propri obiettivi: scendere a compromessi non faceva parte del suo DNA.

Fu proprio nei gruppi di aggiornamento che si formarono nel Pinerolese, quasi clandestinamente perché i superiori gerarchici temevano chissà quali pericoli derivanti dall’insiemistica, dalla ricerca d’ambiente, dal superamento del libro di testo, dal voto unico propedeutico a nuove modalità di valutazione… (insomma, tutto quello che grazie alla sperimentazione diffusa dalla base sarebbe poi stato recepito nella legislazione scolastica molti anni dopo), fu in quelle riunioni “carbonare” che conobbi Luisella, una delle insegnanti che regalavano gratuitamente le loro conoscenze, il loro tempo, la loro passione a tutti i colleghi interessati.

Lei aveva sperimentato nelle sue classi, a Pragelato e poi a Scalenghe, ogni innovazione che l’MCE proponeva; la disponibilità sua e di altri docenti a cooperare contribuì a diffondere l’ideale di una scuola nuova, aperta all’innovazione, creativa e stimolante. Non si badava alle ore di lavoro, alla fatica delle riunioni, all’ostracismo di colleghi spaventati dalle novità e di superiori refrattari ai cambiamenti. C’era un clima di solidarietà e di fiducia, c’era la voglia di sperimentare e il piacere di incontrarsi tra amici e colleghi a rafforzare la determinazione di ognuno nel superare le difficoltà, non ultima quella di trovare i ciclostili per duplicare le schede da utilizzare con gli alunni…

Luisella era una leader quasi inconsapevole, perché non cercava la luce dei riflettori, ma il suo carisma nasceva dalla forza con cui si batteva per le sue idee, quasi spavalda e sfrontata se necessario, dritta allo scopo senza indulgere alla diplomazia…

Ma forse ora tradisco il riserbo e la riservatezza che la contraddistinguevano: persino nelle foto si sottraeva a un primo piano, si doveva coglierla di sorpresa per ritrarla!

Lascerò ad altri il compito di aggiungere altre annotazioni sulla carriera scolastica che la portò in seguito a Cascine Vica e poi alla Casati di Torino.

Altri ancora potranno raccontare il suo impegno extrascolastico nei confronti delle persone emarginate, senza dimenticare che fu una dei giurati nel maxi processo contro i mafiosi avviato dal Giudice Caselli, quando lei era già in pensione…

Ciao. Luisella. Non prendertela per questo racconto: non è un panegirico, stai tranquilla. Di te ho detto soltanto il “minimo sindacale” perché vogliamo che chi non ti ha conosciuta possa apprezzarti e chi ti ha voluto bene possa conservare nel cuore il tuo ricordo arricchendolo, cooperativamente con il concorso di tanti amici, di nuove sfumature e nuovi aneddoti.

Tu hai dovuto lasciarci ma noi non ti lasceremo.

Fiorella Badariotti

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2 Responses

  1. Donatella Merlo ha detto:

    http://rbe.it/news/podcast/steadycam-22-febbaio-2016/

    Per sentire il contributo di Mariella Amico su Luisella Fornero (14′)

  2. piero baral ha detto:

    lunedì 22 febbraio 2016 è andata in onda su Rbe una trasmissione con Mariella Amico per ricordare Luisella e la scuola in cui aveva creduto.

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