L’appello dei 600 e l’educazione linguistica in Italia

Un testo a firma di 600 docenti universitari, fra cui appartenenti al ‘gruppo di Firenze’ famoso per gli appelli per il ripristino di una scuola selettiva e severa contro il ‘buonismo’ e il ‘sei politico’ sta suscitando forte impressione e dibattito nei media. Ci preme ricordare alcune delle condizioni che la miglior didattica e la miglior ricerca avevano elaborato dagli anni 70 per rispondere alla deprivazione linguistica e socioculturale e ad una scuola rigidamente attestata sul monolinguismo e il monofunzionalismo. 

 

Si chiamava gruppo nazionale MCE  di ricerca e sperimentazione sulla lingua.

A metà anni 70 acquisì, integrandole nell’alveo delle tecniche di vita Freinet per l’espressione e la comunicazione, le dieci tesi per l’educazione linguistica democratica scritte dal Giscel con contribuiti di linguisti quali Tullio De Mauro.

I programmi del 1985 della scuola elementare, come già i programmi della scuola media del 1979, acquisivano molte di tali indicazioni, la cui onda lunga si ritrova anche nelle Indicazioni nazionali del 2010 per tutti gli ordini di scuola.

Si lavora a partire da testi che si leggono, si smontano, si sintetizzano con il compito affidato ad altri gruppi di espanderli, si rimontano, si riscrivono, interiorizzando progressivamente modelli di buoni testi.

Si parlava, nelle tesi, di educazione linguistica (non di sola lingua italiana, con attenzione al plurilinguismo, alla pluralità di codici registri funzioni dall’oralità ai testi scritti) di riflessione linguistica, non di grammatica ma di esercizio paziente e condiviso di individuazione delle strutture portanti del testo e della molteplicità di varianti.

Si parlava di pianificazione nella costruzione del testo, di negoziazione di significati, di processi di lettura, di necessità di avere un progetto in base a cui andare a leggere. Si parlava di processi individuali e di processi di gruppo.

Al piano del testo inteso come sistema organico coerente interrelato di perviene, sosteneva Raffaele Simone, con un lavoro organizzato e verticale fra ordini di scuola entro e non prima del 18 anni. Se questo lavoro viene concordato e svolto.

Centrale, ad esempio, per un approccio corretto alla lingua, è il lavoro sull’oralità e il passaggio da un codice ristretto a un codice elaborato nella lingua scritta. Quindi è fondamentale che l’approccio al primo apprendimento sia un approccio di ricerca, ricco di risonanze affettive, di confronti con gli altri per scoprire aspetti comuni ed aspetti diversi delle rispettive esperienze, un approccio attento ai significati e alla loro rappresentazione scritta. La lingua come simbolizzazione dell’esperienza. Tale atteggiamento di scoperta, curiosità, ricerca, può così essere trasferito alle diverse dimensioni della lingua, pragmatiche, semantiche, sintattiche.

Solo questa padronanza del codice può consentire di acquisire consapevolezza dei diritti e di  sviluppare competenze democratiche di cittadinanza (‘la lingua rende liberi’ cfr. Don Milani).

Il GISCEL richiama puntualmente tali principi attraverso pubblicazioni, convegni, ricerche, con contributi di studiosi quali Alberto Sobrero, Valter Deon, Adriano Colombo, Maria Luisa Altieri Biagi,  Cristina Lavinio e del compianto De Mauro.

Se tali competenze non vengono adeguatamente attivate e sviluppate nella scuola bisogna chiedersi perché. Senza colpevolizzazioni sterili, perché la lingua come fattore di partecipazione, responsabilizzazione, orientamento nelle scelte, cittadinanza è affare di tutti.

Se è vero che i media hanno fortemente contribuito, come ribadiva De Mauro, all’alfabetizzazione di una popolazione ancora nel dopoguerra in notevole percentuale analfabeta o semianalfabeta, è vero altresì che attraverso televisione e altri media si è venuta incentivando, come sosteneva I. Calvino,  una diseducazione di massa, una scarsa abitudine all’argomentazione e alla riflessione sulle proprie emissioni. L’interazione veemente da ‘botta e risposta’ a cui assistiamo quotidianamente nei talk show con continue sovrapposizioni di interventi e nessuna possibilità di chiarificazioni e sintesi non agevola certo l’assimilazione di forme di interazione negoziale in cui si rispetta l’altro partendo dal presupposto che i suoi scopi sono quanto meno degni di ascolto quanto i  nostri.

A ciò si aggiunge una disabitudine a una scrittura meditata consapevole delle differenze profonde fra parlato e scritto, fra scrittura ellittica e immediata e scrittura progettata mirata su destinatari autentici.

Solo la scuola può produrre il piacere di leggere con la ricaduta sul piacere di scrivere e da questo, ricorsivamente, sul desiderio di leggere testi sempre nuovi e più elaborati.

Dunque, se una colpa della scuola (ma anzitutto del Ministero con i suoi proclami in ‘ministeriese’ come sottolinea M. Cortellazzo su ‘La Tribuna’ del 6 febbraio) vi è, è esattamente il contrario di quanto afferma l’appello dei 600. Viceversa da quanto chiede il ’gruppo di Firenze’  ispiratore dell’appello (oltre che del mantenimento dei voti in decimi nel primo ciclo di istruzione nella recente delega alla legge 107) non si tratta di far giudicare i ragazzi di un ordine di scuola dai docenti dell’ordine successivo pretendendo maggior severità;  si tratta, viceversa, di liberare i docenti della primaria e della secondaria di primo grado dalla subalternità a un vecchio modello di scuola liceale astratto e non corrispondente alla complessità dell’attuale vita sociale e dei bisogni formativi di oggi. Eliminando così esercitazioni su modelli di analisi grammaticale decontestualizzati estranei a ogni forma di vita e di comunicazione reali e funzionali.

Restituendo a ciascun ordine di scuola dignità, autonomia, ricerca di stimoli adeguati, non di modelli avulsi dalle condizioni concrete della comunicazione, così da realizzare il dettato costituzionale della massima ricerca di parità di opportunità per tutti. Non sanzionando ma promuovendo.

Certo tale prospettiva richiede tutt’altra considerazione della professionalità da promuovere con una molteplicità di azioni formative (al riguardo anche l’Università ha delle responsabilità se si guardano i piani di studio di scienze della formazione)  e del ‘ruolo sociale che gli insegnanti ricoprono’ (cfr. Cortelazzo): di ogni ordine e grado.

Giancarlo Cavinato Segretario Movimento di cooperazione educativa

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FIRMATE LA PETIZIONE: La lingua è tante cose del Gruppo di Genova

UN BACHECA PIENA DI INTERVENTI

Alberto Sobrero (Segretario nazionale del GISCEL http://www.giscel.itDavvero la scuola del primo ciclo ha tante colpe?

Franco Lorenzoni Contro il cattivo uso della lingua: abbiamo trovato il colpevole?  Scarica il pdf  articolo pubblicato su Sesamo

Marco Rossi Doria Risposta ai professori pubblicato su La Repubblica 8 febbraio 2017 pag. 31

Cinzia Mion L’obiettivo vero del Gruppo di Firenze

A. Giacobbi (Associazione Proteo Fare Sapere),  M. R. Zanchin (Associazione ANFIS) Cosa si può fare per l’apprendimento dell’italiano a scuola: a proposito dei 600… 

Iole Ottazzi (MCE Genova) Quale scuola chiede l’appello dei 600?

Giovanni Mazzetti (Genova, ex Gruppo Nazionale Matematica Scienze MCE) La scomoda presenza dei parlanti. Riflessioni sull’insegnamento della lingua.

Si avvicina l’anniversario della morte di Lorenzo Milani e della pubblicazione di “Lettera a una professoressa”. Nel pessimo clima culturale del nostro paese ci sono state ultimamente prese di posizioni davvero assurde e ingiustificate che attribuiscono le grandi difficoltà che attraversa la scuola anche alla lezione di Don Milani. Incredibile ma vero. Franco Lorenzoni

Franco Lorenzoni Imparare a scrivere insieme (con Lorenzo Milani) pubblicato sull’inserto culturale de Il sole 24 ore del 5 marzo 2017

Giuseppe Bagni (Presidente nazionale del Cidi) Giù le mani dalle Indicazioni nazionali! Lettera alla Ministra dell’Istruzione e della Ricerca In risposta alla lettera-appello del gruppo dei 600

Giancarlo Maculotti (maestro MCE, dirigente scolastico della Valcamonica in quiescenza) La carica dei 600 e il cane della Mastrocola

L’immagine di copertina è tratta da:  http://www.illibraio.it/italiano-scuola-appello-426879/

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