La legge sulla Buona Scuola, rischi e opportunità

All’indomani dell’approvazione della legge, e in attesa della firma del Presidente della Repubblica, una consultazione intercorsa fra componenti di segreteria e partecipanti alle audizioni alle commissioni della Camera e del Senato oltre che agli incontri interassociativi ‘La scuola che cambia il paese’, ci ha indotto a formulare alcune ipotesi riguardo a quanto potrà avvenire da settembre nei collegi e nelle scuole. Non si tratta di un testo concluso ma di un ‘work in progress’ rispetto al quale ci aspettiamo contributi e suggerimenti. La nostra preoccupazione riguarda in particolare le forme di gerarchizzazione che, pur in attesa di linee guida dal MIUR, possono prendere piede da subito; la valutazione del merito, le scelte future del personale di un istituto; la coerenza pedagogica in funzione degli apprendimenti dei soggetti; la formazione. Il presente testo sarà sottoposto a discussione nel coordinamento. Ci proponiamo altresì di predisporre una lettera alle scuole con alcune indicazioni sulle procedure e sulla tutela dei diritti.

La legge sulla Buona Scuola, rischi e opportunità

Il MIUR ha pubblicato la sintesi della legge di riforma e le schede relative ai punti salienti: l’autonomia, l’offerta formativa, l’alternanza scuola-lavoro, l’individuazione dei docenti da parte dei dirigenti, l’organico dell’autonomia, la formazione, i fondi per la valorizzazione dei docenti, il nucleo di valutazione.

Restano consistenti i rischi per la Scuola contenuti nella legge dove si fatica ad intravedere la filosofia di fondo, che delega ad un poi estremamente incerto aspetti fondamentali relativi alla vita della scuola e del suo personale, che mostra da subito la sua fragilità anche in merito alla stessa applicabilità delle norme votate.
Il rischio maggiore, in continuità con gli altri recenti interventi riformistici, è che delineata la cornice in cui si muove l’idea di scuola che la maggioranza politica del momento persegue, alunne e alunni, docenti, dirigenti e famiglie restino ostaggio di interventi normativi isolati, spuri, incompiuti, oltre che non condivisi e subiti.

Per questo occorre continuare ad esserci; occorre mantenere alta l’attenzione e la motivazione al confronto e al dibattito; occorre elaborare percorsi e strumenti di intervento dei docenti, dei dirigenti, delle famiglie per trasformare i rischi della legge in opportunità di crescita per la Scuola.
Ciò utilizzando e qualificando gli spazi di autonomia, di dialogo, di democrazia che, indipendentemente dalle maggioranze politiche di turno, la Scuola da sempre ha saputo costruire e rappresentare.

POF, chiamata diretta, ruolo dei collegi

La “chiamata diretta” è parte integrante della norma che sarà, si dice, in Gazzetta Ufficiale alla metà di luglio, ma per l’anno scolastico alle porte non sarà operativa. C’è da pensare che in vista dell’attuazione saranno emanati provvedimenti, tipo “linee guida” . Abbiamo tempo di predisporre uno strumento per le scuole, ferma restando la nostra TOTALE CONTRARIETA’ alla chiamata diretta, ribadita in tutti i documenti della nostra associazione.

a) Prove di democrazia

Compete ai collegi far prevalere la propria progettualità e intenzionalità educativa: per far questo è necessario attrezzarsi per intervenire attivamente al fine di:
1) garantire che la scelta della sede sia prerogativa del docente, che la effettua sulla base delle linee progettuali espresse dal P.O.F. di ciascuna scuola
2) valorizzare il progetto della formazione collegiale (parte integrante del P.O.F. triennale), che potrebbe diventare il cardine attorno a cui ruota la scelta della sede, da parte dei docenti, con l’indicazione delle competenze professionali meglio rispondenti ai bisogni e alle specifiche caratteristiche della scuola e del territorio ( se l’intervento normativo non si ridurrà unicamente all’erogazione della carta elettronica di 500 € ,ma fornirà alle scuole risorse certe per progettare i propri percorsi formativi);
3) privilegiare, nei POF e nei piani di formazione collegiali, gli aspetti metodologico-didattici e la coerenza pedagogica su quelli contenutistici:
• didattica laboratoriale e socio-costruttiva
• organizzazione del contesto classe – scuola e analisi dei tempi per l’apprendimento e dei tempi per la partecipazione democratica
• individuazione condivisa delle modalità e dei criteri per l’espressione delle scelte organizzative e l’assunzione di responsabilità diffuse
• valore formativo degli ambiti disciplinari e delle discipline
• costruzione del curricolo verticale 3-16 e, in prospettiva 3-18
• didattica e valutazione per competenze

4) progettare un curricolo di scuola non basato sull’aggiuntivo (ad es.: aggiungere discipline, specialismi, fare della scuola un progettificio, accogliere tutte le proposte provenienti dall’esterno anche quelle con scarsa o nulla ricaduta didattica,….) ma sull’organicità, sulla qualità pedagogica dei tempi e degli spazi, sullo scambio e la circolazione di saperi e di pratiche.

b) Lo spazio collegiale: formazione e reclutamento dei docenti

Rintracciare modalità di dialogo tra POF e composizione del Collegio ricompone quanto previsto dal DDl in un’ottica unitaria e cooperativa, in quanto:

• restituisce al singolo docente la possibilità di intervenire nella scelta della sede
• pone in una dimensione collettiva e condivisa le nuove responsabilità del DS in merito al reclutamento del personale
• stimola la costruzione di una nuova cultura della formazione e all’elaborazione di modelli che tengano insieme in ogni singola scuola: scelte pedagogiche, qualificazione delle risorse professionali-composizione del Collegio, organizzazione della comunità educante
• libera la comunità scolastica dai vincoli di un’interpretazione gerarchica delle responsabilità che a scuola non possono che essere di tutti e da tutti condivise, pur se all’interno di specificità di ruoli e di competenze.

Fondamentale è riflettere sulle “gerarchie”, le funzioni e i ruoli individuati dalla legge come necessari all’interno della comunità dei docenti, luogo collettivo dove i bravi insegnanti lo possono essere a condizione di essere riconosciuti tali esercitando il diritto/dovere di mettersi in gioco e di imparare a portare, condividendola, la responsabilità del proprio operare.
Le gerarchie potrebbero portare efficienza al sistema, velocizzare i tempi decisionali, “collocando” i soggetti nei settori ritenuti adatti. Ma porterebbero efficacia alla costruzione di vere competenze educative? Sarebbero utili alla formazione di quelle qualità di apertura richieste? Temiamo invece che si indurrebbero i docenti a pensare solo al proprio servizio, a pensarsi solipsisticamente risolutivi, perché “scelti” e delegati, perché i più capaci o gli unici capaci.
Grande è il rischio dell’autoreferenzialità di tutti i “bravi”.
Sarà importante che ciascuno possa visualizzare il proprio posto nella comunità scolastica e immaginare: cosa si farebbe se si venisse chiamati a coprire il ruolo preferito? E se si venisse esclusi? Cosa ci aspetterebbe dal gruppo dei colleghi? Quali criteri, regole o procedure potrebbero consentire di sentirsi parte? Quando e come si potrebbe cominciare a dire un “noi” in una scuola?
Il progetto da solo non è sufficiente a creare collante, soprattutto se si struttura intorno a funzioni gerarchiche di adeguatezze e competenze come nelle aziende. Certo tutti sappiamo che le competenze esistono e sono diverse e graduate….ma è bene che siano percepite come la differenza tra il valore e le mancanze o le carenze e non piuttosto come opportunità da socializzare nei teams?

c) Costruire comunità professionale

La proposta di non lasciare tutta la discrezionalità al dirigente per la scelta dei docenti, al quale comunque resta il compito di ratificare il percorso, potrebbe prevedere i seguenti passaggi:
• il docente, inserito nella graduatoria dell’ambito territoriale, indica le sedi in ordine di preferenza
• l’indicazione della sede equivale alla “scelta ” del P.O.F. e all’impegno di seguire un percorso di formazione collegiale/individuale in grado di valorizzare/implementare le sue competenze.

Il Collegio, nella sua dimensione cooperativa e come comunità di pratiche, si fa garante e promotore dei percorsi formativi di tutti i docenti assegnati alla sede.
In questo modo, non ci sarebbe una “selezione preventiva” in base a profili offerti sul “mercato”, ma un processo di costruzione di competenze “in situazione”, cioè a partire dalla progettualità condivisa nella scuola (ed eventualmente nelle reti di scuole).

Siamo convinti che molti dirigenti sensibili e attenti alla piena valorizzazione degli apprendimenti degli alunni e ai diritti condividerebbero che il rischio della “casualità” e quello dell’arbitrarietà nella composizione dei Collegi vanno governati e corretti con azioni e provvedimenti sensati, non bypassati con meccanismi apparentemente efficientistici, ma in realtà soggettivi. In questa direzione potrebbero adottare tali procedure, stimolando i collegi a condividere responsabilità e a farsi promotori di cultura pedagogica.
Questo naturalmente è solo un abbozzo di ipotesi, che va meglio definito e arricchito, tenendo conto del quadro normativo e delle questioni di natura sindacale che finora hanno disciplinato la mobilità.
Di sicuro non saranno tempi sereni per la scuola e per il suo personale.
E’ necessario prevedere un enorme lavoro per alimentare la motivazione al dibattito, al confronto e alla speranza evitando il rischio (che ha caratterizzato il dopo degli altri interventi riformistici) che il no al Ddl si esprima in resistenza passiva, delega, incuria, gerarchia e soffochi l’espressione della creatività, delle intelligenze e dell’esercizio consapevole di tutti nella costruzione del dialogo a scuola.
Le associazioni possono dare in questa direzione un importante contributo: con la loro autonomia di elaborazione e di ricerca, con l’esperienza di formazione, con il contatto diretto con il mondo della scuola.
Se non si disperdono le attenzioni e le energie attivate, esse possono costituire un’occasione importante per tentare di co-costruire la cultura per la Scuola che vogliamo.

Movimento di Cooperazione Educativa
10 luglio 2015

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