La ‘buona scuola’ al palo: merito e chiamata diretta

‘I problemi di una scuola che boccia il  merito’: con questo titolo Gian Antonio Stella sul Corriere della sera del 6 gennaio descrive una scuola autoreferenziale arroccata su se stessa . Sembra un altro mondo. Frequentando le scuole si ha tutt’altra impressione. Di grande arbitrarietà e soggettività nell’individuare ‘meritevoli’, intanto. Se la funzione della premialità deve essere quella di stimolare e incentivare, la strada dovrebbe essere quella dello spingere alla costruzione di équipe munite di strumenti, quindi una premialità di gruppi e non di singoli. Se invece deve essere sottesa l’esemplarità ( ‘guardate come fa lui/lei, imitatelo/a…’) crediamo che ben scarsamente efficaci siano gli esiti. Gli insegnanti mal sopportano le gerarchie, vige la legge della fratria di cui scriveva l’antropologo  Roger Gentis, invidia e competitività piuttosto che emulazione, non funzionano i neuroni  specchio fra troppo simili ( o troppo diversi).

In effetti assistiamo a una pluralità creativa: in alcune situazioni sono stati dichiarati ‘meritevoli’ con esposizione all’albo e nel sito di istituto individui di grandi capacità ma che operano in uno splendido isolamento; meno meritevoli sono stati ritenuti quanti con grandi sforzi hanno cercato di creare gruppi coesi intorno a progetti ma non emersi nel RAV quali punti di forza; sono stati retribuiti con circa 300 € insegnanti meritevoli ma che collocati in quiescenza con il primo settembre (quale sia l’esito che si tenda ottenere non è chiaro, dal momento che l’anzianità era stata bollata dalla ‘buona scuola’ come un indicatore di qualità inaffidabile ed obsoleto, fonte di immeritati privilegi sindacalmente garantiti). Per non parlare di chi è ‘fuori del coro’, degli insegnanti ‘oppositivi’ come, coerentemente con la propria immagine di scuola caserma più mercato li ha bollati l’ineffabile ANP.

Si afferma nell’articolo che ‘ogni tipo di gerarchizzazione degli insegnanti’ viene ‘contestata rissosamente’. Forse bisognerebbe partire invece dalla considerazione che un’eccessiva gerarchizzazione plurisecolare non ha certo fatto bene alla nostra scuola: dirigenti e dirigenti dei servizi, dirigenti tecnici ( un tempo ‘ispettori’), categorie diverse con retribuzioni e orari diversi a seconda degli ordini di scuola , e in genere  in proporzione direttamente inversa alla complessità e alla delicatezza delle età, un pullulare di cattedre. L’effetto sulla settorializzazione, sull’insegnamento disciplinaristico e frammentario, sugli ostacoli a realizzare un effettivo percorso unitario e organico in tutta la fase dell’obbligo, le resistenze a una profonda revisione dei cicli e degli ordinamenti sono sotto gli occhi di tutti.  In altri paesi queste divaricazioni non ci sono o sono meno discriminanti, ad esempio in Spagna il direttore è un insegnante eletto dai colleghi e accanto a lui opera un ‘jefe de estudio’. La nomina è annuale e quindi sottoposta a verifica sul campo.

E meno male che l’editorialista riconosce che ‘i nostri maestri e professori sono pagati poco e male’. Chi sente che non gli è riconosciuta quella dignità e quella valenza professionale che invece in paesi vicini (Francia, Germania, Finlandia,..) sono istituzionalmente ritenute patrimonio pubblico e non mestiere impiegatizio è poco sensibile alle sirene dei voucher temporanei e poco disponibile a definire ‘criteri giusti’.

Un’opera utile sarebbe evidenziare tali discrepanze, e non stracciarsi le vesti perché “nel Lazio sono stati premiati il 47% dei prof, cioè uno su due” e “una scuola su due ha scelto di dividere i fondi in parti uguali”: evidentemente dirigenti e docenti di quelle scuole hanno optato per insistere su percorsi condivisi e sullo stimolo alla collegialità. Perché se l’esempio portato è che non tutti possono diventare Messi o Pollini, è anche vero che la scuola ha bisogno di funzionare, come raccomandava anni fa Riccardo Muti, come organismo cooperativo in cui ognuno  possa sentirsi parte di un sistema di interdipendenze e di procedure condivise: come un’orchestra.

Se si chiede a un dirigente su due cosa pensa della cosiddetta “chiamata diretta” che dovrebbe coronare l’opera di trasformazione della scuola in un’azienda dai meccanismi ben oleati….  raggiungendo il massimo di professionalità e di meritevoli (e poi come si premieranno?) beh… lasciamo immaginare le risposte. Una fra le molte: una dirigente ha lavorato tutta l’estate individuando alcuni insegnanti che dopo preghiere e promesse hanno accettato… salvo mettersi in malattia di mese in mese, emigrare, usufruire di permessi di studio,…

E le scuole sono nelle condizioni di prima della 107: no risorse, no piani di formazione, no stabilizzazione degli organici, …. La montagna partorì il topolino.

SEGRETERIA NAZIONALE MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA

gennaio 2107

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