In alto i professori

Il Movimento di cooperazione educativa esprime il proprio netto dissenso dalla ‘Lettera sulla scuola’ del prof. Ernesto Galli della Loggia rivolta al Ministro dell’Istruzione pubblicata sul Corriere della sera il 5 giugno u.s.

Come associazione professionale degli insegnanti e dei dirigenti scolastici pensiamo che un insegnante sia importante e autorevole in quanto:

  • culturalmente preparato

  • capace sul piano cognitivo e relazionale

  • in grado di comunicare ed appassionare

  • sappia lavorare insieme ai suoi alunni e ai suoi colleghi

  • sappia condividere la responsabilità educativo-formativa con le famiglie e gli altri soggetti coinvolti

Non sono 20 cm a fare la differenza.

La pedagogia e la didattica moderne hanno evidenziato quanto la disposizione degli arredi nelle aule e nelle scuole (banchi, cattedre, armadi, sussidi, e, in relazione ad essi, la disposizione dei corpi, le forme della comunicazione) corrisponda a un’idea di educazione e insieme di società: una società gerarchica ed autoritaria o democratica e cooperativa. Togliere la predella – e anche la cattedra – utilizzandole come spazi di lavoro (per rappresentazioni teatrali e come banco d’appoggio per strumenti e materiali- schedari, biblioteche di lavoro, stampanti, risme di carta, …) ha significato per generazioni di insegnanti l’apertura dell’insegnamento alla cultura, alle esperienze, alla ricerca. Perché una classe che pratichi la stampa di testi, monografie, giornalini, che sia in corrispondenza con altre realtà scolastiche, che affronti ‘buoni’ problemi (come suggeriva Emma Castelnuovo) non può non disporre di tavoli, scaffalature, librerie, contenitori. L’arredo non è indifferente e non può oggi essere limitato a banchi e sedie disposti in righe e file non comunicanti in stile burocratico-militare e a lavagne o LIM usate in modalità trasmissiva e unidirezionale.

L’idea di un insegnante-sacerdote trincerato autarchicamente dietro una scrivania come su un altare e sopraelevato rispetto ai suoi ‘discepoli’ richiama una simbologia liturgica, incompatibile con una scuola della ricerca e del pensiero.

Non sempre chi è seduto sugli alti scranni del Parlamento risulta più preparato culturalmente e adeguato alle funzioni che deve rivestire.

Nemmeno l’alzarsi in piedi all’ingresso del docente risulta efficace sul piano della relazione educativa e del reciproco rispetto, analogamente all’effetto grembiulini del ministro Gelmini.

Scriveva J. Korczàck1:

Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersial loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino allaltezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sullapunta dei piedi. Per non ferirli.”

Un insegnante fornisce precisi messaggi all’ingresso in classe: se si tratta di riproporre un rituale affidato alla lezione trasmissiva, all’uso prevalente del libro di testo, alla ‘disciplina’ (nel suo duplice significato2), oppure di una prosecuzione di percorsi, lavori, proposte già attivate a cui contribuisce come “regista”, facilitatore, animatore ed esperto. Nel secondo caso non ha la necessità di veder riconosciuta la sua autorevolezza, questa è già insita nell’organizzazione del contesto, nelle istituzioni che la classe si è data, negli oggetti e negli strumenti organizzatori delle conoscenze, quando la relazione insegnante-studente non viene ridotta albinomio voce dell’insegnante-manuale scolastico. Nessuno sostiene che non vi sia una netta asimmetria tra docenti ed alunni, ma è proprio nel sistema relazionale che essi costituiscono con le loro differenze che si compongono le differenze, si coltivano i talenti, che i dislivelli possono funzionare come “prestiti di coscienza” e permettere di colmare le distanze.

“Diventiamo noi stessi attraverso gli altri… tale regola si riferisce non solo alla personalità nel suo complesso ma anche alla storia di ogni singola funzione”.3

Quanto all’affermazione della lettera che “la sede propria della democrazia non sono le aule scolastiche” ci chiediamo se l’idea di democrazia del prof. Galli della Loggia sia così riduttiva da fargli ritenere che essa si esprima nell’appiattimento.

La democrazia di domani si prepara con la democrazia a scuola. Un regime scolastico autoritario non può formare cittadini democratici.4

La democrazia costituisce l’impegno partecipativo nella costruzione dei valori che regolano la convivenza umana. In tale impegno, l’educazione svolge il ruolo fondamentale dello sviluppo dell’intelligenza, della comprensione dell’esperienza, dell’apprendimento, della collaborazione e della difesa dell’uguaglianza.5

Il bambino deve prendere le sue responsabilità collettive il più presto possibile, e deve essere consultato allo stesso titolo degli adulti perché è necessario che sia inserito nel sistema democratico moderno. Mi augurerei che la cosa passasse sin dalla scuola materna e che i bambini collaborassero, a scuola e nella loro classe, a tutto quello che c’è da fare, alla vita della classe, a quella delle parti comuni, ai progetti di miglioramento della scuola…. la democrazia è un livello di civiltà al quale bisogna arrivare…Auspico la creazione di meccanismi per cui il bambino abbia dei riflessi democratici che controbilanciano le forze dell’istinto, che disciplinino il gioco e lo conducano al senso di responsabilità personale…6

Secondo F. Dolto l’età centrale per lo sviluppo delle competenze democratiche e di cittadinanza si colloca, se adeguatamente preceduta e seguita da forme di prosocialità e di partecipazione, fra i 9 e i 13 anni.

Ed è solo nei termini dell’educazione a pratiche di partecipazione che è utile il suggerimento di far contribuire gli alunni all’igiene e all’ecologia dell’ambiente scolastico. Diversamente risulta una pratica vuota a cui obbedire di necessità senza un reale coinvolgimento e una co-progettazione.

Da un’idea di scuola, di rapporto insegnamento-apprendimento e di democrazia centralistiche e autoritarie, non si possono poi che trarre le conclusioni del prof. Galli della Loggia circa l’eliminazione di tutti gli spazi di collegialità e gestione democratica: via le “inutili” riunioni, fuori i genitori dalla scuola. Una scuola povera e autocentrata ancor più gerarchicamente governata. Insegnanti come impiegati scrupolosi.

E l’apertura pomeridiana di biblioteca e cineteca chi la progetterà, chi la farà funzionare, chi sarà presente? Gli “studenti volonterosi”?

Movimento di cooperazione educativa

1Korczàck J. “Quando ridiventerò bambino

2Foucault M. ‘Sorvegliare e punire’ – 1975, Einaudi ( Torino)

3Vygotskij, L.S. Storia dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori e altri scritti (1990) Giunti (Firenze)

4Freinet C., ‘Le mie tecniche’, 1969 La Nuova Italia (Firenze)

5Dewey J. ‘Democrazia ed educazione’, trad. 1949, ried. 2004 Sansoni (Firenze)

6Dolto F. ‘Il bambino e la città’, 2000, Feltrinelli, (Milano)

 

Leggi anche:  E. Bottero, La scuola tra nostalgia del passato e fuga nel privato

Share

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.