I successi dell’Invalsi: per quale scuola?

Le prove Invalsi secondo l’Invalsi  

Rilevazioni nazionali degli apprendimenti 2017/2018

5 luglio – E’ stato stato presentato al MIUR il Rapporto Nazionale prove INVALSI 2018.

Ma non alla presenza del Ministro, che ha lasciato la sala dopo un breve saluto e l’apprezzamento all’Istituto Nazionale di Valutazione per le utili informazioni raccolte ai fini del miglioramento delle competenze degli studenti.

I numeri delle prove.  Coinvolti: 1.100.000 alunni della seconda e quinta primaria; circa 570.000 tra studentesse e studenti della terza classe della secondaria di I grado e 550.000 studenti della seconda classe della secondaria di II grado; circa 500 adulti impegnati per le rilevazioni nazionali degli apprendimenti.

I responsabili dell’INVALSI hanno illustrato le grandi novità di quest’anno (di cui al D.Lgs 62/2017)  e i risultati delle prove.

Tante le novità delle Prove Nazionali 2017/2018

* La prova svolta al pc e interamente on line è riuscita: ad aprile sono state  erogate oltre 2 milioni di prove; 92 alunni su 100 hanno svolto la prova senza problemi tecnici. Con soddisfazione hanno affermato che l’INVALSI è al 1° posto in Europa per numero di prove erogate in modalità CBT!

* Cambiato il disegno della prova, non più lineare (uguale per tutti); la costruzione della prova è affidata a una banca di domande che permette di diversificarle per ogni studente. Sono dunque stati eliminati i problemi dovuti al cheating (v. copia tra alunni) ma anche quelli della collaborazione intergenerazionale! (v. quando  l’insegnante aiuta l’alunno). Superate quindi le differenze tra classi campione e classi non campione. I dati per questo… quest’anno sono credibili!

* L’organizzazione del calendario delle prove da parte delle singole scuole in un arco di tempo dato, e quindi la non somministrazione della prova lo stesso giorno per tutti, ha evitato che studenti e insegnanti non partecipassero (v. scioperi ad hoc)! L’aumento degli studenti che hanno eseguito  le prove si è concentrato nelle scuole professionali dove si è superata la partecipazione del 55% degli studenti.

* Per la prima volta è stata prevista la misurazione delle competenze ricettive d’inglese con una prova di lettura e di ascolto! (Qui qualche problemino c’è stato perché la prova di ascolto richiedeva una qualità di connessione nelle scuole più alta)

* La restituzione è stata fatta attraverso dei descrittori qualitativi su scala crescente di risultato dal livello 1 a livello 5 che descrivono ciò che lo studente sa fare rispetto ai traguardi di competenza delle Indicazioni Nazionali. Così i genitori possono confrontare i risultati degli insegnanti con quelli INVALSI! E’ qui che lo stesso Istituto INVALSI avverte  “Questa importante novità può stimolare la trasformazione della scuola italiana, ma se non viene ben compresa potrebbe danneggiare il patto educativo fra gli insegnanti e le famiglie!” (pag.18 della brochure divulgativa Le prove Invasi secondo L’INVALSI  concepita per spiegare alle famiglie, ma non solo, il perché delle prove nazionali).

In sintesi: la metodologia usata a livello di sistema ha funzionato!

Nessuna novità … invece nei risultati delle Prove Nazionali 2017/2018 

– Al sud già dalla seconda primaria si registra la presenza di classi ghetto (elevata varianza tra classi e tra scuole).

– Resta la grande differenza nei risultati tra il nord (in particolare il nord est) con  il sud e le isole del Paese. Due esempi: nella scuola secondaria di primo grado la maggioranza degli studenti in italiano si colloca a livello 3. In Campania più del 50% è a livello 1, quindi molto al di sotto dei traguardi stabiliti dalle Indicazioni Nazionali. In matematica gli alunni di questa regione che non raggiungono il livello medio sono il 60%. Nella secondaria di secondo grado per la prova di matematica in Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna il 75% degli studenti è sotto la media nazionale. La matematica è quell’ambito disciplinare che testimonia di più le differenze degli alunni.

– L’area del nord est è l’area dove si osserva la minore variabilità tra scuole e classi, tipico di un sistema non solo  più efficace ma anche più equo.

– Permane la differenza di genere: le studentesse fanno registrare risultati più bassi in matematica;

– In base agli indicatori del background socio-economico-culturale è evidente che gli allievi che sono a un livello basso di provenienza hanno risultati bassi alle prove.

Dato che fa affermare al dott. Ricci: “…il peso che ha oggi la condizione di provenienza è altissimo e  il problema va preso sensibilmente in  carico e a partire da oggi pomeriggio!”

Anche se i dati relativi ai risultati non hanno aggiunto elementi nuovi a quanto già noto e già abbondantemente detto nei Rapporti Nazionali dei precedenti anni, potrebbe essere comunque soddisfacente ascoltare delle sicure e forse prodigiose evoluzioni metodologiche di questo Ente di ricerca italiano.

Con qualche dubbio, però.

Che le prove INVALSI proprio perché costruite da esperti, perchè rispondenti alla Indicazioni Nazionali, perchè capaci di misurare realmente quanto vogliono osservare, possano rappresentare un ancoraggio significativo e uno stimolo alla riflessività della professionalità docente, è indiscutibile. Ma lo scopo principale di una valutazione di sistema  resta rendicontare al Paese come il Sistema di Istruzione assolve il suo compito istituzionale rispetto alle precise responsabilità sociali ed economiche di cui è investito e controllare se l’offerta formativa sia omogenea su tutto il territorio nazionale. E questo deve poter servire essenzialmente a orientare le scelte dei decisori politici, in nome della principale funzione della valutazione di sistema: produrre miglioramento.

Se a migliorare è invece solo l’approccio metodologico della rilevazione degli apprendimenti, è lecita allora la domanda di Cristian Raimo ieri: qual è il valore aggiunto delle prove INVALSI e dell’intero lavoro dell’Istituto nazionale di Valutazione?

A fronte di un investimento tanto impegnativo dell’Ente (e del Paese e della scuola) è sufficiente l’ipotetica  funzione retroattiva delle prove nazionali sulla didattica del singolo docente?

Altro dubbio riguarda l’inserimento dei risultati delle prove nazionali nella certificazione delle competenze. Quest’anno a conclusione del I ciclo di istruzione i genitori degli studenti hanno ricevuto: la pagella con la valutazione con voti alle discipline, integrata dalla descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto e il giudizio sintetico sul comportamento riferito alle competenze di cittadinanza; la certificazione delle competenze da valutare “tramite compiti di realtà (prove autentiche, prove esperte, ecc.), osservazioni sistematiche e autobiografie cognitive” come da Linee guida con  indicatori definiti da MIUR su 4 livelli; una sezione dedicata alle prove nazionali con indicatori scelti dall’INVALSI  su 5 livelli che  indica in forma descrittiva il livello raggiunto nelle prove a carattere nazionale,  per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione.

Alle studentesse e agli studenti e ai loro genitori il compito di capire in che rapporto stanno queste tre valutazioni, chi è il titolare della valutazione scolastica, a chi dare credito in caso di divergenze di risultato, come gestire gli eventuali conflitti valutativi. Conflitti che finiranno con il delegittimare ancora di più  sia la capacità valutativa degli insegnanti sia l’opera dell’INVALSI.

Un eccesso di valutazione in una scuola ancora alle prese con la  costruzione di percorsi formativi, approcci didattici e ambienti di apprendimento che abbiano sullo sfondo le Indicazioni Nazionali e la prescrittività dei traguardi di competenza; dove ancora non risulta chiara la relazione tra conoscenze – abilità  – saperi disciplinari e competenze trasversali; dove la  pratica valutativa con il voto resta quella di maggiore riferimento per gli insegnanti,  per i genitori e per i decisori politici che l’hanno riconfermata con il D.Lgs n° 62 del 2017.

E’ per questo che, non attribuendo all’apparato tecnico valutativo potere taumaturgico, è difficile poter condividere le soddisfazioni e gli entusiasmi dell’INVALSI.

Anna D’Auria

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