Docenti in rete

La storia inizia in uno scenario altamente competitivo per approdare a un apprendimento (e a una vera e propria formazione reciproca) pienamente collaborativo.

All’inizio del 1999, viene lanciato il Teacher Training Microsoft, con la partecipazione del MPI e di Mondadori Informatica: un corso nazionale di formazione per amministrazione di rete a dominio Windows NT. 600 docenti vengono selezionati a livello nazionale mediante un test di ammissione on line tra 4500 aspiranti. Si inizia con 3 giorni di 24 ore complessive in 30 classi di venti docenti sparse per la penisola. Il corso prosegue on line per 4 mesi di interazione differita, in gruppi di discussione di classe e interclasse. Si sviluppa una formazione verticale (tutoring, somministrazione di test, link a seminari virtuali, didattica distribuita) e orizzontale (collaborazione in gruppi ristretti e allargati). Il tutto si conclude con un esame on line. A 9 mesi dalla conclusione, il Ministero e Microsoft non hanno ancora raggiunto un accordo sulle modalità di rilascio delle certificazioni e sul valore da assegnare a queste.

La formazione a distanza si integra spontaneamente con l’impegno parallelo dei singoli corsisti nella progettazione, allestimento, configurazione e amministrazione della propria rete scolastica. Sempre spontaneamente, i corsisti abbandonano gradualmente le classi virtuali locali (filiazioni delle aule reali del corso in presenza), per confluire nel gruppo globale/nazionale dei 600. In verità, poco più di un centinaio di docenti sono realmente attivi, una cinquantina dei quali assume un ruolo trainante. Gli scambi sono eterogenei: semplici chiarimenti veloci, messaggi puramente fatici che instaurano o consolidano relazioni amichevoli e collaborazioni stabili, lunghe analisi di complesse questioni tecniche, a volte poste dai tutor, più spesso sorte dai problemi affrontati nella propria rete di Istituto.

In questo contesto immateriale di soli bit, avviene la nascita puramente telematica di una rete di docenti di discipline, indirizzi e ordini di scuola differenti, che manifesta l’intenzione di continuare l’esperienza anche dopo la chiusura del corso. Un futuro socio fondatore lancia l’idea di una mailing list e mette a disposizione un server, oltre alla propria competenza nel gestire sul piano tecnico tutta la prima fase.

Si prosegue con resoconti dettagliati dei tentativi ed errori sul campo, a volte concordando sperimentazioni comuni con NT Server, per poi comunicarsi gli esiti e partire assieme nella caccia all’errore (troubleshooting). Durante un lungo mese di luglio passato nelle scuole semivuote (a parte le aule d’esame nelle superiori), il lavoro collettivo si trasforma in rete di relazioni personali piuttosto intense, coltivate anche in agosto da accessi fortunosi alle mailing list, utilizzando postazioni di biblioteche pubbliche o agganciando il portatile alla linea telefonica di un albergo.

Mediante gruppi di discussione e spazi ftp, l’associazione sviluppa un percorso di studio e formazione reciproca in progressiva condivisione di un multiforme patrimonio di esperienze professionali, tecniche, culturali e didattiche dei singoli soci, maturate anche al di fuori dell’ambito scolastico. Con un po’ di euforia, iniziamo a pensarci come "intelligenza collettiva", alla Pierre Lévy. Via rete si decide l’articolazione in commissioni e cariche elettive, gruppi redazionali e di supervisione tecnica. Si discutono e si deliberano forme di autofinanziamento, vengono indette assemblee virtuali e tenute votazioni, si progetta e si costruisce un sito (che sempre via rete viene tuttora ampliato e aggiornato: www.docenti.org). Il primo incontro in presenza, in una fase di crescita già avanzata, ha luogo per costituire legalmente l’associazione "di docenti rivolta ai docenti", finalizzata a offrire assistenza non commerciale alle scuole nell’ambito delle nuove tecnologie didattiche.

I risvolti bizzarri delle relazioni interpersonali virtuali, benché siano storia recentissima, sono già stati analizzati in decine di libri, a partire dalla loro preistoria nella rete con i giochi di ruolo dei cosiddetti MUD.

Nel nostro caso, in effetti, abbiamo fatto esperienza diretta di tutta la casistica relativa. Il gioco di relazioni, benché virtuale, si rivela fin troppo coinvolgente. Le dinamiche abituali in un gruppo di amici o colleghi di lavoro presentano, nella variante della "vita dietro lo schermo", ulteriori complicazioni connesse alla logica del mezzo. Le mailing list e i newsgroup costruiscono fisionomie virtuali attraverso lo stile dei messaggi, in genere referenziale e analitico per gli informatici "puri", mentre gli "umanisti" si lasciano andare a una riscoperta dello scambio epistolare pre-tecnologico, con tutti gli annessi compiacimenti retorici e piaceri del testo.

L’assenza di feedback immediato, degli ammortizzatori comunicativi abituali (gesti, toni di voce, sguardi), di tutti i filtri e le maschere della prossemica, facilita fraintendimenti e dimostra come i codici della comunicazione quotidiana siano ben più ricchi delle stringhe testuali elettroniche. La leggerezza che deriva dall’elusione del corpo favorisce la precipitazione emotiva e un’eccessiva mobilità dell’immaginario. La comunicazione via Outlook Express è certamente asincrona e differita, rispetto a quella in presenza, ma molto meno differita, più labile e user friendly, rispetto a quella epistolare classica. L’impulso comunicativo è meno trattenuto, le reazioni immediate non hanno il tempo di decantare e spesso ci si rende conto di una mossa maldestra solo quando il messaggio è già sul mail server.

Tocca al presidente e a qualche altro socio sciogliere le dinamiche più aggrovigliate e un poco distruttive, confortare il morale della truppa nei momenti di stanchezza, bilanciare i carichi di lavoro e le idiosincrasie, fugare l’allarme su presunti retroscena della comunicazione palese o sull’ipotetica costituzione di sottogruppi privilegiati. Si verifica qualche raro caso di dimissioni polemiche e di reazioni collettive per farle subito rientrare.

Comunque, a fronte di queste piccole difficoltà, l’atmosfera di gran lunga prevalente è decisamente ludica e gratificante, il tasso di atteggiamento collaborativo notevolmente più alto degli standard cui siamo abituati nei nostri collegi docenti.

Un obiettivo primario dell’associazione è quello di fare un bilancio, assieme a tutti quelli che vorranno intervenire, sul PSTD nella sua fase conclusiva e sulle prospettive future delle NT nella didattica, tentando di allargare lo sguardo anche al di là dell’orizzonte istituzionale della scuola e dei confini nazionali. In effetti, Docenti.org è un ottimo osservatorio. Non ha carattere istituzionale né fini di lucro, e questo è un vantaggio per l’immediatezza e la franchezza dell’interazione: ciò che accade nella singola scuola non ha bisogno di maschere di rappresentanza. I soci del gruppo lavorano in istituti di ogni ordine e grado, con una copertura quasi completa delle diverse discipline e della geografia nazionale.

Il resto della storia è ancora da scrivere e attende i suoi autori.

Stefano Marzocchi, Docenti.org