UNA RISIERA LAGER |
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E' il 1¡ aprile 1933, vengono addottati i primi provvedimenti di discriminazione antisemita che consistono nel boicottaggio da parte dei nazisti tedeschi dei negozi e delle imprese ebree. Ma già da qualche tempo a Trieste si manifestano contrasti con la popolazione ebrea dovuti inizialmente alle forti posizioni economiche e sociali da questa occupate.
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Tale situazione é il principale oggetto delle trattazioni di Mussolini nei suoi numerosi dibattiti tenutisi durante le numerose visite a Trieste considerata, per la sua posizione strategica, la seconda patria del Duce. L'importanza che egli dava a tale città indusse gli abitanti a creare una grande e forte adesione al Regime e di conseguenza alla maturazione di discriminazione antisemita e ad un orientamento verso l' Hitlerismo. |
Un altra tesi che Mussolini era solito argomentare nei suoi interventi riguarda l'iniziale propensione verso la "non belligeranza" in merito allo scontro tra Germania e Cecoslovacchia iniziato nel 1939. Tale presa di posizione sarebbe mutata nel caso in cui la Germania avesse richiesto l'ausilio dell'Italia, essendo essa sua alleata.
In questo clima di tensione sorgevano, in contrasto con tali idee, gruppi anti-fascisti segreti formati per la maggior parte da comunisti, anche di provenienza slava. Per sostenere il loro pensiero questi gruppi intervenivano con attività di propaganda prima attraverso scritte murali avverse al Regime e al nazismo tedesco, poi attraverso volantinaggio.
Sono questi i propositi per l'inizio di quel genocidio già avviato in Germania nel 1933 con l'apertura del primo Lager nazista di Dachau, annunciata dal quotidiano di Monaco "Munchener Nenestn Nachrichtern" con la seguente circolare:
| Mercoledì 22 marzo sarà aperto nei dintorni di Dachau il
primo campo di concentramento che potrà contenere 5.000 uomini. Abbiamo preso questa
decisione trascurando ogni considerazione meschina, persuasi di agire per la pacificazione
nazionale e secondo il desiderio della popolazione
Heinrich Himmler. |
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| Nella periferia di Trieste infatti nell'ottobre-novembre 1943 viene allestito dai nazisti un campo di concentramento in un vecchio stabilimento per la lavorazione del riso nel rione di San Sabba. Il campo avrà la denominazione di "Polizei-Haftlager" campo di detenzione per i partigiani, ma sarà attivato anche come centro di raccolta e smistamento per i prigionieri ebrei. | ![]() |
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| La "Risiera" di San Sabba é l'unico campo di concentramento in Italia ad essere provvisto di forno crematorio. | ![]() |
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All'interno di tale costruzione, considerata microcosmo per la sua autosufficienza in quanto provvista di "artigiani", cuochi, facchini, sarti, ecc. tratti dalla folla di prigionieri, tutto - le bastonature, le torture, gli interrogatori, le esecuzioni, i nuovi arrivi di deportati - si svolgeva entro un raggio di poche centinaia di metri quadrati, nel cortile interno del Lager, dove il vecchio essicatoio venne adattato dai tedeschi a locale per le eliminazioni, chiamato "garage", ed entro il quale l'SS Lambert ha costruito il forno crematorio.
Ai lati di questo cortile c'erano gli edifici-prigione con cameroni sempre affollati e al piano terra di uno di questi le 17 microcelle per i politici e i partigiani destinati al forno, larghe ciascuna m 1.20 lunghe 2 e alte 2 metri scarsi. |
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Le celle però non bastano a contenere i condannati e perciò c'era una stanza squallida, un ambiente tetro chiamato la "cella della morte", dove venivano ammassate le vittime appena giunte di sera o di notte e che dovevano essere subito eliminate. Ai due lati del cortile grandi gli edifici di 3, 4, 6 piani erano destinati in parte alla folla dei prigionieri che dovevano essere trasferiti nei Lager in Germania ma anche mandati a morte; in parte adattati a magazzini-deposito dei beni razziati alle vittime; in parte ad armeria, uffici e caserma per la truppa, sartoria e calzoleria. |
San Sabba diverrà di fatto un vero e proprio campo di sterminio, dove tra i tanti, un sistema in uso per le uccisioni di massa era quello del colpo di mazza alla nuca seguito dallo sgozzamento, il metodo prevalente di esecuzione però era quello della gassazione col sistema rudimentale dell'autofurgone, in cui venivano immessi i gas di scarico del motore uccidendo coloro che si trovavano all'interno. L'uso di questo metodo di assassinio é testimoniato non solo dai numerosi documenti ritrovati ma anche dagli ex internati e dagli stessi aguzzini.
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Da testimonianze rilasciate dai superstiti possiamo rilevare alcuni aspetti di pressioni psicologiche subite da questi durante la loro detenzione nei Lager. <<In tale periodo - racconta Carlo Grini- io e i miei familiari rimanemmo sistemati in uno stanzone del primo piano. |
| Le finestre di questo stanzone davano sul cortile e sul locale ex autorimessa, in cui avvenivano le esecuzioni singole o in massa (...). Il rumore degli spari delle grida ecc. venivano in parte coperti da rumori di motori di camion o da musiche allegre e latrati di cani.>> |
Grazie al processo celebratosi nel 1976 sui crimini della Risiera,
durante il quale aguzzini ed ufficiali hanno confessato le loro azioni, si sono potute
ottenere informazioni riguardanti i ruoli che ogni individuo investiva all'interno del
campo. Tra le numerose deposizioni citiamo qui di seguito quelle più significative che
condussero poi alla sentenza della Corte d'Assise di Trieste:
"Nell'edificio (...) c'era un forno nel quale venivano cremate delle salme. Si trattava di salme di partigiani (...) sono stati cremati con questo impianto anche ebrei che erano stati uccisi col gas".
"Durante il servizio notturno avevo notato che dietro il Lager, presso il crematorio c'era movimento. Ho percepito anche lo spiacevole odore di bruciato". |
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Dal complesso di queste dichiarazioni risultano approvate con certezza tre circostanze:
"Gli addetti al Lager di San Sabba non avrebbero potuto essere perseguiti per tali fatti, avendo agito come organi esecutivi di decisioni, adottate contro partigiani ed oppositori politici da corti marziali o da autorità di giustizia campale. Ma é dimostrabile che non agivano affatto in esecuzione di decisioni capitali adottate da autorità esterne ma agivano con piena autonomia".
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Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945 si conclude la triste vicenda del campo. La sera del 29 aprile vengono rilasciati i prigionieri addetti ai lavori; poi, durante la notte le SS fanno saltare la costruzione in cui é situato il forno crematorio e il "garage", cercando in questo modo di far sparire i segni dei crimini compiuti. |
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| Non é possibile stabilire con certezza il numero di detenuti transitati per S. Sabba, si calcola comunque che dall'ottobre del '43 all'aprile del 1945 oltre 10.000 persone siano state internate nel campo. Di queste 4-5.000 verranno eliminate sul posto le altre saranno tutte deportate nei campi di sterminio nazisti. | ![]() |