| Dibattito con B. Fabretti
del 29-11-99 presso lI.T.C. "A. ZANON"
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| - Ma lei era in camere miste o erano separate a seconda che fossero ebrei, zingari..? - Misti, ma in effetti lebreo agli ultimi tempi non durava.
- Ma perché subivano un trattamento diverso? - Uguali a noi però non duravano: noi li vedevamo un giorno, due e con la scusa di fare la doccia li portavano nella sala a gas, nei bagni, morivano e venivano cremati subito.
- Io sono stata a Dachau. - Non cé niente a Dachau.
- A Dachau cé una statua. - Si, quella statua che sta là via vicino ai forni crematori dové é stato internato ...
- Ma lei cosa intende per internato? - Deportato. Internato é uno che é stato internato ad esempio in manicomio, internato in manicomio oppure un deportato, internato in un campo di concentramento. Invece uno che é stato portato via da casa sua con la forza é un deportato. Quindi a Dachau hanno fatto quella chiesetta in un campo di dimensione paurosa e in cima, là in fondo cé il museo, là e vicino alla chiesetta qua cé il forno crematorio; poi la gente là si vergogna, quindi hanno cominciato ancora quarantanni fa a buttare via di notte tutti i cartelli che il comune attaccava, e quando io ad esempio arrivavo là con la corriera e chiedevo del lager nessuno sapeva niente; invece quello che non é successo in altri posti, come a Mauthausen, il campo é rimasto intatto e integro. Però uno che va lì, nel lager, con la guida e fa il giro del lager interno che dura unora, unora e mezza, quasi due, poi viene accompagnato fuori e va alla cava di pietra, anche il governo tedesco lha fatto, poi si va per la stradina, rimasta tale e quale, fino raggiungere la scalinata, che é stata rifatta perché era malmessa, scalinata di 168 scalini e si raggiunge a basso la cava di pietra dove venivano portati tutti gli ebrei dalla cima della cava di pietra. Erano uno dietro laltro, e chi stava dietro doveva spingere laltro davanti, e ne hanno uccisi tanti in quel modo lì. Poi su per la scala della morte, vien chiamata scala della morte perché andavano su con la pietra sulla schiena centinaia e centinaia di deportati e ogni tanto qualcuno inciampava, cadeva e ne tirava giù 5, 6, 10 di loro, con la pietra, e quegli altri arrivavano lì e "pum", sparavano contro e venivano uccisi, per quello si chiamava scala della morte.
- Signor Fabretti, lei ha citato i naziskin che portavano una corona in memoria...no? - Si. - Allora io penso che la sua testimonianza é importantissima, non soltanto perché riporta tutta una serie di ricordi, ma perché dà un senso alla prosecuzione non solo del ricordare, ma anche nel tentativo di evitare che lumanità ricada in quelle disgrazie; e questo non é solo uno sguardo al passato, ma anche un monito al futuro. Lei avrà letto sui giornali di questi giorni che sono successi due fatti a Roma, due bombe: una ha colpito ormai un monumento in via Tasso, che é la sede del commissariato di polizia dove raccoglievano tutti i deportati e un cinema dove era trasmesso un filmato come quello che abbiamo visto gli scorsi giorni. Io poi ho letto un dibattito su un quotidiano e il presidente della comunità israelitica italiana ha fatto un discorso sugli striscioni razzisti negli stadi e lui diceva:" Io sarei dellidea che quando compaiono questi striscioni di sospendere la partita di pallone o i giocatori dovrebbero rifiutarsi di entrare in campo". Ha risposto indirettamente il Ministro degli Interni sostenendo che interrompere la partita sarebbe un atto troppo forte. Ma io mi chiedo, i poliziotti che fanno sorveglianza nello stadio, perché lasciano, qual é la sua opinione, tutta la maggioranza di spettatori di una partita di calcio potrebbero reagire in qualche modo , ad esempio mettendo degli striscioni contrari. - Per me la causa principale é soltanto la mancanza di conoscenza, se noi altri nonni, se i padri avessero parlato ai loro figli, ai loro nipoti questi un po saprebbero qualcosa, avrebbero capito qualche cosa, ma purtroppo tutti quelli come me hanno parlato poco. Vi dico una sola cosa: io, in casa mia, per quarantanni, i miei figli non conoscevano la mia storia. Questo diario era nascosto nella mia libreria. Mio figlio che studiava al Malignani andò a cercare una parola sul vocabolario, lo prese e trovò il diario; un giorno mi occorreva il diario perché cera un nominativo sopra che mi interessava sapere chiesi a mia moglie dove era il mio diario perché non era più lì e mi disse che ce laveva mio figlio da più di una settimana. Loro sapevano che ero stato chiuso in un campo di concentramento, ma non lintera storia. Dopo quarantanni io, cioé i miei figli hanno saputo. Quindi lei vede come eravamo chiusi in quel periodo, perché il nostro segreto era quello di tenere nel cuore quello che abbiamo patito. Si diceva non vogliamo che i nostri figli possano capire oppure provare quello che noi abbiamo provato nella nostra vita. Quello é il male.
- Anche mio padre che era partigiano non é che abbia raccontato, raccontava un po quando si mangiava. - Ma chi ci avrebbe creduto? Come quando ero piccolo io, con mio nonno. Si diceva che non voglio far provare ai figli quello che ho provato io e allora si cercava di stare lontano da questa verità, ed é un male dico é un male, un male che ci si arriva a quello che succede oggi e arriveremo più lontano ancora, che questa gioventù non e informata, non lo sa. Ma questo filmato che avete visto, é tratto da cineteche tedesche, che gli inglesi hanno preso dai campi di concentramento e li hanno divulgati. Io ho composto questo cassetta con tanti filmati di uno con laltro per farvi cedere qualche cosa; ne avrò 50 di queste cassette dei vari campi di concentramento: Bergen-Belsen, Auschwitz, Dachau... Ho fatto un montaggio per mostrare a voi ed aprire un dibattito . Il Friuli é stato uno dei punti maggiori dItalia dove ha sofferto di più perché la pedemontana friulana, la parte del pordenonese, la carnia ha trovato momenti di guerra bruttissimi durante lultima guerra. Dovete sapere che abbiamo tanti monumenti in Friuli in onore dei centinaia e centinaia di morti. Voi vedete anche a Nimis, che abbiamo 12 uccisi nel bosco, partigiani di Cergneu, abbiamo le 33 vittime di Torlano dove hanno ucciso anche donne e bambini di 6 mesi, uccisi e poi bruciati nella stalla, noi abbiamo circa 130 morti a Nimis nellultima guerra; abbiamo avuto Faedis, Nimis, Attimis, Torreano, parte di Povoletto distrutti dal fuoco. Beh, pero non cé discorso di parlare con voi altri giovani in modo chiaro e limpido e farvi sapere quello che é stato di questi ultimi anni. In qualche scuola cé ancora qualche preside che fa leggere la storia di Roma, la storia di 2.000 e più anni fa, tralasciando la storia recente, quella che più importa a noi altri, la storia che riguarda tutti noi, i vostri padri e i vostri nonni se li avete ancora vivi, io ve lo auguro.
- Ma lei cosa faceva quando era partigiano? - E da ridere. Eravamo partigiani sulle colline di Attimis, Faedis; ero li con il battaglione Garibaldi, in 18 con un solo fucile; avevamo una scorta di sassi contro i tedeschi che erano armati fino ai denti. Poi invece gli alleati sorvolarono i colli di Subit e ci lanciarono le armi e facevamo delle azioni, erano avventure.
- E per quanto tempo ? - Fino al 26 Settembre del 1944.
Bene, noi la ringraziamo.... - Posso fare unaltra domanda ? Quando era nel lager, per lei, i soldati erano convinti od obbligati ad uccidere? - Noi eravamo scortati dalle SS e avevamo un kapò responsabile di tutta la baracca dove eravamo in 250 ed era il più cattivo. Le SS eseguivano e basta, davano legnate a tutto spiano. Pensa che un giorno dovevamo scaricare barattoli di marmellata da un furgone e se ne portavano 2 a testa, uno dietro laltro con le SS che ci controllavano; A me si é rotto il ferro del secchio e mi é caduto, mi sono fermato per metterlo a posto ma le SS hanno capito che volevo mangiarla e mi hanno massacrato di botte. Tu vedi qua tutte le botte che mi ha dato in faccia; poi quando ti davano un ordine, non potevi alzare gli occhi perché capivano che non volevi eseguirlo e ti uccidevano. Cercavo di resistere a tutto perché era importante; tanti di loro non ce la facevano più e si buttavano sui reticolati oppure si avvicinavano alla "garetta" e i soldati, turututù, li uccidevano perché dicevano basta, non ne possiamo più. - Ma quando le guardie gridavano gli ordini, erano in tedesco? - Sì, io ne ho imparato a stento 7. Ecco professore. - Va bene, la salutiamo e la ringraziamo. |
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