| GIORGIO PERLASCA
Nel narrare le deportazioni degli ebrei ungheresi é necessario ricordare la figura di Giorgio Perlasca. Italiano, di famiglia borghese, aderisce al fascismo con entusiasmo e, dopo avere abbandonato la scuola, parte volontario per lAbissinia. Nel 1936 si reca in Spagna a combattere a fianco dei franchisti ma ritorna deluso e critico nei confronti di Mussolini e Hitler. Dopo varie peripezie in Europa, alla fine del 1942 si stabilisce a Budapest dove lavora come impiegato per conto di unazienda italiana. Dopo loccupazione tedesca dellUngheria nei primi mesi del 1944, Perlasca finisce con lessere ricercato dai nazisti e riesce ad avere dallambasciatore spagnolo un passaporto ed un certificato con la qualifica di funzionario di quellambasciata. Con altri diplomatici neutrali inizia a radunare parecchi ebrei ungheresi in edifici di proprietà delle ambasciate per proteggerli. Il 29 novembre lambasciatore spagnolo fugge da Budapest e Perlasca si autoproclama suo sostituto. Da questo momento in poi aumenta la sua opera fornendo assistenza, cibo e documenti spagnoli falsi. Questa situazione si protrae fino allarrivo dei soldati sovietici nel gennaio 1945, salvando così dalla deportazione migliaia di ebrei ungheresi. La vicenda di Perlasca é significativa perché riguarda un uomo comune che, anziché fuggire alle prime avvisaglie di pericolo, si inventa un ruolo come diplomatico di uno stato neutrale che lo porta a rischiare più volte la vita. Giorgio Perlasca resta praticamente sconosciuto fino al 1987, quando viene riconosciuto "giusto tra i giusti" dallIstituto Yad Vashem di Gerusalemme. Muore a Padova nel 1992.
LILIANA SEGRE
Liliana Segre, coetanea di Irene Zisblatt, nasce a Milano nel 1930 da famiglia ebraica borghese e laica, italiana da innumerevoli generazioni e completamente assimilata. Dopo uninfanzia felice, nel 1938 scopre la propria diversità quando, come tutti gli studenti ebrei italiani, viene espulsa dalla scuola elementare pubblica che frequentava. Dal 1938 al 1943 la vita per gli ebrei italiani si fa sempre più dura e, quando iniziarono i rastrellamenti, il padre di Liliana, Alberto, decide di tentare la fuga in Svizzera. Respinti dagli elvetici, vengono arrestati sul confine italo svizzero e portati in carcere prima a Varese, quindi a Milano. Il 30 gennaio 1944 viene trasferita in camion alla stazione centrale, caricata su un treno insieme al padre e a molti altri detenuti per motivi razziali dello stesso carcere. Il viaggio verso Auschwitz Birkeanu durerà una settimana alla fine della quale separata dal padre, che non rivedrà mai più, supera la sezione iniziale, forse perché di aspetto più adulto rispetto alla sua età. Compirà i 14 anni nel lager. Come Irene, sul finire della guerra, é costretta a lasciare Auschwitz e a partecipare a una delle tremende marce della morte verso linterno della Germania. Verrà liberata a Ravensbruck nel 1945.
DON FRANCESCO REPETTO
Tra le molte figure che si adoperarono per contrastare la soluzione finale di Hitler in Italia, un personaggio che andrebbe maggiormente conosciuto é Don Francesco Repetto. Giovane sacerdote, segretario di Piero Boetto, Cardinale di Genova, si adoperò enormemente per nascondere, alloggiandoli presso conventi e privati, sia gli ebrei genovesi che quelli profughi giunti in città, fino a fornire loro documenti falsi e ad organizzare la fuga verso la Svizzera. Collaborò attivamente con la Delasem (Delegazione Assistenza Emigrati Ebrei) e strinse un profondissimo legame di amicizia con il rabbino capo di Genova, Riccardo Pacifici. La sua aperta attività lo fece diventare un ricercato dai tedeschi e dovette trascorrere lultimo periodo della guerra da clandestino. Nel 1982 fu riconosciuto "giusto" dallIstituto Yad Vashem di Gerusalemme. E importante sottolineare che nessuna delle persone aiutate da Don Repetto fu mai da lui invitata a convertirsi al cattolicesimo. La figura di questo sacerdote é rappresentativa dello sforzo fatto da quei religiosi che vollero fornire il proprio aiuto agli ebrei ricercati sia dai nazisti che dagli italiani per essere deportati nei campi di sterminio. Questo aiuto fu quasi sempre fornito per scelta personale, in modo indipendente dalla gerarchia cattolica e senza il suo incoraggiamento e supporto. |
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