a cura di C. Piloni e M. Picco, V. Vidoni

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fonte: A. Wieviorca, Aushwitz spiegato a mia figlia - R. Hoss, Comandante ad Aushwitz
 

AUSCHWITZ SPIEGATO A MIA FIGLIA

(Un dialogo impossibile)

Annette Wieviorka cerca di dare delle risposte alle questioni poste in modo crudo e diretto dalla sua bambina tredicenne, domande che da sempre hanno tormentato i pensieri di storici, filosofi, studiosi, ma soprattutto degli stessi deportati, sull'angosciosa tragedia dei "centri di sterminio".

Rudolf Höss, comandante del campo di concentramento di Auschwitz, é stato condannato a morte, come altri, in seguito alla sconfitta del nazismo. Considerato uno dei maggiori esponenti della crudeltà nazista, con la scrittura del suo libro "Comandante ad Auschwitz" tenta, invano, di trovare un capro espiatorio ai suoi reati affinché venga "perdonato" dopo la sua morte; ma da un attenta lettura del romanzo si possono trovare incongruenze circa la sincerità con cui riconosce le proprie colpe ("la loro gasazione mi recò un grande conforto"...).

MAI nella storia, nonostante i molti massacri, erano state create quelle che si potrebbero chiamare fabbriche progettate per uccidere a catena.

 

Auschwitz (...) talvolta viene usato per simboleggiare il male peggiore che l'uomo possa fare all'uomo.

 

IGNACY SCHIPER : "Tutto dipende da chi trasmetterà la storia di quest'epoca. In genere al Storia viene scritta dai vincitori. Tutto ciò che sappiamo dei popoli assassinati é quanto i loro assassini hanno voluto dirci. Se i nostri assassini ("si riferisce ai nazisti"), se saranno loro a scrivere al storia di questa guerra, il nostro annientamento sarà presentato come una delle pagine più belle della storia mondiale, e le generazioni future renderanno omaggio a questi coraggiosi crociati. Ogni loro parola sarà vangelo. Allora potremmo decidere di cancellarci completamente dalla memoria del mondo, come se non fossimo mai esistiti, come se non vi fosse mai stato un ebraismo polacco, un ghetto a Varsavia, un Majdnanek"

 

"Come é possibile che degli uomini ammazzassero così dei bambini?"

 

Secondo certi storici, non si può capire questo atteggiamento se non si tiene conto del contesto della guerra, dove la violenza é presente ovunque, dove la morte diventa banale.

 

RUDOLF HOSS : "-Il Führer comanda noi obbediamo- non era certo una frase, né uno slogan per noi. Era un concetto preso terribilmente sul serio." "Tutte le emozioni umane dovevano tacere di fronte alla ferrea coerenza con la quale dovevamo attuare gli ordini del Führer"

 

"Chi lo faceva non si sentiva colpevole?"

 

Quasi sempre i soldati bevevano prima dell'eccidio e continuavano a farlo anche dopo. La preoccupazione per la salute di questi uomini, il rischio che si trasformassero in mere macchine disumanizzate, determinò il passaggio dalle fucilazioni in massa, davanti alle fosse scavate vicino ai centri abitati, all'uso abituale del gas nei campi di sterminio polacchi. (...) Con questo metodo si voleva allontanare la vittima dal carnefice il quale, non uccidendo più con le proprie mani, poteva illudersi di essere innocente, di non essersi imbrattato di sangue.

 

RUDOLF HOSS: ...Devo dire apertamente che la loro (-prigionieri russi-) gasazione mi rese un grande conforto, perché entro un termine prevedibile avrebbe dovuto cominciare anche lo stermino in massa degli ebrei (...) Le fucilazioni mi atterrivano soprattutto pensando alle masse, alle donne e ai bambini. (...) Ma ero tranquillo perché questi bagni di sangue sarebbero stati evitati, e perché la vittima avrebbe potuto essere risparmiata fino all'ultimo momento...(...) Nella primavera del '42 centinaia di uomini e donne nel fiore degli anni andarono così alla morte tra i frutteti in fiore della fattoria nella camera a gas, senza per lo più intuire nulla...

 

"Che cosa avevano fatto gli ebrei? Per quale motivo i tedeschi volevano sterminarli fino all'ultimo?"

 

Non avevano fatto niente! Chiedersi che cosa abbia fatto una vittima, sospettare che si sia macchiata di qualche colpa é frequente, ma sbagliata. La vittima stessa, benché innocente, spesso si sente stranamente colpevole. (...) In realtà i nazisti antisemiti non imputavano agli ebrei nessun crimine particolare, li accusavano semplicemente di essere quelli che erano, ebrei.

 

"Oggi l'antisemitismo non esiste più?"

 

Uno sparuto gruppo di individui, a dispetto della realtà, si ostina a negare l'esistenza delle camere a gas. Si tratta dei così detti "negazionisti". Altri più numerosi lo considerano un semplice "dettaglio" della seconda guerra mondiale. Alla base di tutti questi discorsi c'é un antisemitismo neanche tanto celato. Senza Auschwitz, si può tornare tranquillamente ad essere antisemiti.