| GLI INTELLETTUALI DI FRONTE AL NAZISMO: LIMITI, DENUNCIA E FUNZIONE SOCIALE Prima, durante, ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale si poté assistere allaffermazione della figura dellintellettuale impegnato. Ciò significò che molti dessi ritenevano giusto prendere posizione riguardo ai principali problemi sociali del mondo contemporaneo. Questo atteggiamento nacque anche in seguito ad una necessità. La guerra aveva lasciato senza risposta alcuni interrogativi sui quali lintellettuale doveva assolutamente riflettere. Ad esempio era da chiarire il perché dellenorme seguito popolare dei regimi totalitari, illiberali, dispotici e oppressivi e riflettere quindi sui meccanismi del consenso sociale. Inoltre era da spiegare la posizione della scienza di fronte allumanità in seguito alla creazione di campi di sterminio organizzati in modo così scientifico e della bomba atomica come strumento di morte totale. In relazione a ciò si formò anche un movimento di resistenza che dapprima fu soprattutto definito come opposizione politica e militare contro gli occupanti tedeschi ed i loro collaboratori ed alleati, e successivamente divenne anche intellettuale. Ad esempio in Italia il movimento sfociò in una vera e propria guerra popolare che univa obiettivi di liberazione a quelli sociali di trasformazione del sistema politico in chiave antifascista. Si formò così un blocco di opposizione di cui facevano parte sia i liberaldemocratici, i quali perseguivano una lotta contro le tirannidi e le oppressioni, che gli antifascisti comunisti e socialisti, i quali vedevano nei regimi totalitari il potere della borghesia imposto con violenza per impedire lemancipazione degli operai e in generale la rivoluzione sociale. Questi stessi borghesi sono anche menzionati nel diario di Klaus Mann, scrittore antinazista tedesco (che abbandonò la Germania allavvento del nazismo divenendo cittadino americano) il quale scrive: ""Meglio loccupazione tedesca che il dominio del fronte popolare". Simili affermazioni le ho udito io stesso ". Nel nazifascismo lo Stato é più importante della libera ricerca intellettuale e quindi la limita o limpiega per organizzare il consenso di massa. Questo avveniva attraverso il controllo delle informazioni e la repressione delle idee non conformi (minacciando, picchiando, costringendo allindigenza, condannando al carcere o allesilio). La mancanza di libertà di pensiero venne però messa in discussione in Italia da Benedetto Croce il quale riflette sul potere della storia di saper rintracciare il cammino della libertà, contro la tirannide e la dittatura. Sulla funzione dei campi di sterminio ideati dai nazisti intervenne Hannah Arendt, giornalista e scrittrice contemporanea, che nel suo libro "Le origine del totalitarismo" analizza la nascita delle dittature e dei loro strumenti di repressione. Scrive: "Campi di concentramento e di sterminio servono al regime totalitario come laboratori di verifica della sua pretesa di dominio assoluto sulluomo. Essi oltre che a degradare gli uomini ... li trasforma in un oggetto, in qualcosa che neppure gli animali sono ... ". Anche Primo Levi, giovane scrittore italiano deportato ad Aushwitz nel 44 che ha narrato la sua terribile esperienza come una testimonianza di denuncia del nazismo, scrive, in "Se questo é un uomo", in merito al livello al quale lessere umano veniva ridotto: "Ecco perché, é non-umana lesperienza di chi ha vissuto giorni in cui luomo é stato una cosa agli occhi delluomo". Oltre a scrittori, anche altri artisti hanno espresso il loro pensiero contro la brutalità dei campi di concentramento. L' attore Charles Chaplin, ripensando al suo film "Il dittatore" in cui egli interpretò il ruolo di Hitler in veste comica, dichiarerà nella sua autobiografia: "Se avessi saputo comera spaventosa la realtà dei campi di concentramento ... non avrei trovato niente da ridere nella follia omicida dei nazisti". Recentemente anche Roberto Benigni ha voluto esprimere la sua denuncia sui metodi nazisti nel film "La vita é bella" in cui egli rappresenta la vita di un deportato italiano ebreo e della sua famiglia. Purtroppo nonostante le testimonianze e le riflessioni di letterati, scienziati ed artisti, ancora oggi si può riscontrare che il razzismo e, più in particolare, il nazismo, non si sono affatto bloccati, anzi sempre più di frequente si assiste da parte di neoskinhead ad episodi di violenza, a disegni di svastiche sui muri e a striscioni antisemiti nelle tifoserie degli stadi che inneggiano: "Aushwitz la vostra patria, i forni le vostre case". Di fronte a queste oscenità può essere quindi riconosciuta la funzione degli intellettuali. Sartre scrive: "Ci felicitiamo semplicemente per aver ritrovato una buona coscienza professionale e per il fatto che almeno per noi la letteratura sia tornata ad essere quella che non avrebbe mai dovuto cessare di essere: una funzione sociale", una denuncia, affinché queste brutalità non si ripetano più". |
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