a cura di V. Vidoni e T. Lavarone

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fonte: A. Frank, Diario e Z. Filipovic, Diario di Zlata
 

2 diari a confronto

 

I diari di Zlata Filipovic e di Anna Frank sono dei documenti essenziali che testimoniano la vita di due piccole comunità in clausura e sono gli specchi fedeli di due vicende personali e collettive realmente vissute.

Zlata é una bambina musulmana di 11 anni di Sarajevo, la quale durante la guerra scoppiata in Bosnia, nel ’91 scrive un diario che diverrà il riflesso del suo dramma e portavoce delle sue sofferenze.

Anna, invece, é una tredicenne ebrea che vive durante la seconda guerra mondiale e durante l’impetuoso diffondersi delle leggi antisemite nate dal partito nazionalsocialista nel ’33.

Entrambe per fuggire alla guerra e alla persecuzione razziale sono costrette a rifugiarsi una nella cantina e l’altra in un alloggio segreto. Oltre a vivere e a comunicare una particolare esperienza, le ragazzine esprimono con grande lucidità i problemi, i dolori, le gioie, insomma l’ingiustizia di un conflitto brutale che ha distrutto loro l’infanzia e i loro diari sono una toccante testimonianza delle atroci sofferenze di due popoli ed invocazione di pace. Nella speranza che queste cose portino un po’ di gioia a un bambino innocente che per colpa della guerra non può più andare a scuola, giocare, mangiare ciò che vuole e godersi la sua età.

"Alcune persone mi paragonano ad Anna Frank" scrive Zlata. Analizzeremo qui di seguito alcuni aspetti che il diario di Zlata ha in comune con quello di Anna.

 

Temi

Zlata Filipovic

Anna Frank

La considerazione del diario

E’ l’unico amico fidato a cui dà anche un nome, Mimmy ("Dal momento che Anna Frank chiamava il suo diario Kitty, forse é ora che ti dia un nome anch’io").

Lo considera un utile mezzo di sfogo ed é per lei l’unica amica intima con cui confidarsi. "Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno. Ti farò la mia amica, e l’amica si chiamerà Kitty".

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L’amore per lo scrivere

Prima della guerra sognava di diventare giornalista in una rivista femminile. Oggi vorrebbe scrivere per un giornale più serio.

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Si chiede: "Diverrò mai giornalista o scrittrice? Lo spero". E poi: "Ci riuscirò, perché a scrivere sono decisaann5.jpg (12106 byte)…Scrivendo posso fissare tutto: i miei pensieri, i miei ideali e le mie fantasie".

La probabile pubblicazione

Riceve una telefonata da una giornalista francese che vorrebbe far pubblicare il suo diario.

Sente da Radio Orange la notizia che dopo la guerra ci sarebbe stata una raccolta di lettere e diari.

La situazione familiare

Benestante. Suo padre é avvocato e sua madre chimico. I genitori sono musulmani, ma nella famiglia scorre sangue croato e serbo.zla2.jpg (17539 byte)

ann7.jpg (23983 byte)Agiata famiglia ebrea. Il padre prima esercitava la professione di banchiere, poi divenne il direttore di una piccola ditta commerciale olandese.

La loro vita prima della detenzione

Viveva una vita normalissima: frequentava regolarmente la scuola e aveva passatempi comuni ai nostri (lettura, TV, musica, sport).

Conduceva la vita di una comune ragazzina ebrea del tempo, anche se erano già in vigore alcune leggi antisemite. ann8.jpg (18787 byte)

Il perché del nascondiglio

Scoppio guerra fra Serbia, Croazia e Bosnia nel ‘91.

In seguito alle leggi razziali emanate da Hitler nel ‘33.

La sistemazione dell’alloggio

Nella cantina della loro abitazione o in quella dei vicini. Era concesso anche il soggiorno temporaneo in alcune stanze della casa non pericolose (che non si affacciavano sulla collina).

L’"alloggio segreto" era collocato nel retrocasa dell’edificio dove il padre aveva il suo ufficio. Erano due stanze nascoste dietro uno scaffale girevole.ann2.jpg (10339 byte)

Loro considerazione sul nascondiglio

"Ad un certo punto ho capito che quell’orribile cantina era l’unico posto che poteva salvarci la vita…", anche se da lì, finché c’é guerra, "…nessuno se ne potrà andare".

Capisce l’importanza dell’opportunità di nascondersi dai nazisti. Ma nello stesso tempo scrive: "Credo che in questa casa non mi sentirò mai a mio agio".

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La convivenza

Vive anche con i suoi vicini, con un gatto e un canarino.

Vive anche con un’altra famiglia, un dottore e un gatto.ann1.jpg (8529 byte)

I problemi principali

C’era mancanza di gas, acqua ed elettricità ed era pericoloso uscire a cercare aiuti medici. Scrive: "…é impossibile trovare tutti gli elementi essenziali e tutte le altre cose di cui ha bisogno una persona".zla18.jpg (32260 byte)

"La gente fa la coda per la verdura e per ogni altra cosa…e i dottori non possono andare a visitare gli ammalati…".

L’istruzione e i corsi alternativi

Nei giorni in cui non c’é il coprifuoco può frequentare qualche corso di matematica e di musica. Comunque vengono consegnati degli attestati di conclusione anno scolastico, una "…scheda in cui si dice che siamo ammessi alla classe superiore".zla17.jpg (34789 byte)

Abbandona totalmente gli studi. Il padre provvede alla sua istruzione e riesce a procurarsi dei testi scolastici di matematica, storia, inglese e francese. Inoltre riesce ad iscriversi ad un corso di stenografia per corrispondenza.

Il cibo

Presenza del mercato nero. Era spesso un problema il reperimento dell’acqua ("In questa guerra é tutto razionato, compresi cibo ed acqua…").

Vi era la borsa nera. "Il cibo é divenuto un problema di primo ordine…e mamma dice che la mattina non dovremmo più fare colazione…"

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Il vestiario

Spesso si lamentava per le scarpe troppo piccole e sperava di averne di nuove appena finita la guerra. "Non mi va più bene niente. Tutto mi é diventato troppo piccolo, stretto e corto".

"Per tutto l’inverno mamma e Margot si sono arrangiate con tre camicie in due, mente la mia é così piccola che non mi arriva nemmeno alla pancia" .

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Gli aiuti

Provenivano da organizzazioni internazionali (ONU, UNICEF, UNPROFUR) zla12.jpg (19676 byte)

I loro protettori e amici portano dall’esterno cibo, libri e notizie.

L’oscurità

La cantina era di per sé scura e quasi per la totalità della permanenza mancava l’elettricità necessaria per la luce artificiale.

Uso più possibile di luce naturale proveniente dalle finestre per non destare sospetti ai vicini.

I discorsi in famiglia

Molto ripetitivi. Spesso i genitori "…restavano alzati fino a tardi a discutere sugli avvenimenti del giorno".

Monotoni. I discorsi riguardavano per lo più la politica, ma vi erano anche accesi dibattiti sull’educazione dei figli.

I passatempi

Leggeva molto, giocava a carte, stava in compagnia delle vicine, amava la musica e teneva un quaderno con le foto delle modelle preferite.zla15.jpg (15738 byte)

Amava la lettura, soprattutto quella mitologica, lo studio, il comporre alberi genealogici, parlare delle stelle del cinema e guardare le foto di famiglia.

Gli amici

Tutti i vecchi amici fuggivano da Sarajevo ("Se ne sono andati tutti. Sono rimasta senza amici…"), ma ne riceveva le lettere. Successivamente conosce le figlie dei suoi nuovi vicini di casa.zla20.jpg (31986 byte)

Non vede i suoi amici per due anni. Trova comunque un intimo confidente, il ragazzo Peter ("Il mio desiderio di chiacchierare con qualcuno é divenuto così grande che m’é venuto in mente di servirmi di Peter per questo scopo").

I genitori

Vede i cambiamenti che la guerra ha portato anche nei suoi genitori ("Cosa sta facendo la guerra ai miei genitori? Non sembrano più mio padre e mia madre"). "Spesso mamma piange vedendo quelle terribili immagini…anche se papà cerca di tranquillizzarla, mamma é fuori di sé". zla13.jpg (16687 byte)

Il trascorrere del tempo accuiva le sofferenze di tutti e aveva un effetto depressivo sui suoi genitori. Trova quindi maggiori difficoltà nel suo rapporto con essi.

Le festività e i compleanni

Durante la guerra la famiglia festeggiava delle ricorrenze musulmane (es: Bairam), il Natale, il Capodanno e tutti i compleanni.

Oltre a festività ebraiche (es: Chanukà, Pentecoste) si ricordava S. Nicola e tutti i compleanni.

Il reperimento delle notizie di guerra

La TV e il telefono non funzionavano. Apprendeva le notizie solo attraverso la radio e conoscenti.

Attraverso la radio, i giornali e i loro protettori-amici.

La concezione politica

All’inizio non la capisce né l’interessa. "Che cos’é la politica? Non ne ho la più pallida idea. E a dire il vero non mi interessa neanche tanto". Secondo lei é "cosa da grandi" e perciò ne sfugge. Successivamente si sforza "in continuazione di capire cosa sia questa stupida politica, perché ho davvero l’impressione che sia la politica a provocare questa guerra che é diventata parte del nostro quotidiano" e che le sta "avvelenando la vita".zla19.jpg (77481 byte)

Non le interessa, ma é importante almeno per capire il susseguirsi degli avvenimenti. "Nella storia della nostra clandestinità la politica occupa grande parte, ma l’argomento personalmente non mi interessa molto". Nonostante questo la segue con la consapevolezza di ciò che avviene.

La considerazione della guerra

"La guerra ha improvvisamente invaso la nostra città, le nostre case, i nostri pensieri, le nostre vite…e non sa cosa siano l’amore e il desiderio di salvare qualcosa. Sa solo distruggere, bruciare, saccheggiare". Secondo lei nessun civile avrebbe mai voluto la guerra. Infatti "la gente non vuole assolutamente la guerra… vuole vivere insieme e divertirsi come faceva un tempo. Chi può amare o desiderare la guerra, la cosa più ignobile di questo mondo?".

La guerra ha devastato tutto. Scrive: "Si spendono milioni per la guerra e nemmeno un centesimo per l’assistenza medica, per gli artisti, per i poveri". Porta solo difficoltà e confusione: mancanza degli approvvigionamenti, impoverimento della popolazione, incremento della criminalità.

Le devastazioni

"Il risultato dei loro divertimenti (dei politici) sono 15.000 morti, fra cui 3.000 bambini e 5.000 invalidi permanenti, che si vedono per le strade con le loro grucce, le loro sedie a rotelle, senza braccia e senza gambe…Tutto quello che riesco a vedere attraverso le finestre rotte é il parco davanti a casa nostra. Vuoto, desolato, senza bambini e senza gioia…Intorno a me tutto sa di guerra".

"La devastazione (in seguito ad un bombardamento) dev’essere terribile. Interre strade sono in rovina…finora si contano 200 morti e innumerevoli feriti. Si sente palare di bambini che vagano fra le rovine fumanti cercando i genitori morti…Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini…".

La diversità

"Mi pare che questi politici parlino di serbi, croati e musulmani, ma adesso c’é "qualcosa" che vuol renderli diversi. Ora la politica ha messo una ‘s’ sui serbi, una ‘c’ sui croati e una ‘m’ sui musulmani e li vuole separare. E per scrivere queste lettere ha utilizzato la peggiore delle matite, quelle più sinistra, la matita della guerra, che semina solo dolore e morte…quando noi sappiamo distinguere da soli i buoni dai cattivi. Fra i buoni ci sono serbi, i croati e i musulmani, così come ce ne sono tra i cattivi".

"Con nostro grande dolore e con grande indignazione abbiamo appreso che l’atteggiamento di molta gente di fronte a noi ebrei é molto cambiato…a causa del radicato antisemitismo…Se dunque nella lotta si manifesta una discordia, deve necessariamente aver torto l’ebreo? Oh, é triste, é molto triste che per l’ennesima volta si conferma il principio: ‘Se un cristiano compie una cattiva azione la responsabilità é soltanto sua, se un ebreo compie una cattiva azione, la responsabilità ricade su tutti gli ebrei’ ".

Le paure

Degli spari e delle granate. "Durante la notte si sentivano delle esplosioni terribili". Scrive: "Mimmy, ho paura della guerra!!!". zla3.jpg (60701 byte)

Dei bombardamenti e dei combattimenti aerei. Inoltre dice: "Ho un a gran paura che ci scoprano e ci fucilino".

I desideri durante la detenzione

Desiderava ardentemente lasciare Sarajevo, ricominciare la scuola regolarmente, avere maggior cibo e vestiario e rivedere i suoi vecchi amici.zla7.jpg (69464 byte)

Aveva bisogno di chiacchierare con qualcuno, di libertà, di amici. "Io desidero più di tutto una casa mia e la libertà di muovermi, e poi dopo la guerra vorrei esser nuovamente aiutata nel mio lavoro, ossia la scuola".

L’attesa

"Tutto questo finirà, deve finire". Attende solo questo.

"Non si può far altro che aspettare tranquillamente la fine della guerra"

Il senso di abbandono

"Continuo a pensare che siamo da soli in questo inferno, che nessuno pensa a noi, che nessuno ci stia dando una mano". "Ho l’impressione che niente e nessuno si salverà".

Si sente incompresa e abbandonata a se stessa, con la sua propria paura e la sua propria noia, fra la noia e la paura degli altri. "Più andiamo avanti in questo stato più mi sembra difficile di poter essere liberata".

La mancanza di libertà

Si sentiva prigioniera del luogo salvezza."Mi sento in gabbia". Si definisce "una scolara senza scuola, senza le gioie e l’eccitazione della vita scolastica, una bambina che vive senza giochi, senza sole, senza uccelli, senza natura… In poche parole una bambina senza infanzia".

Con l’andar del tempo l’alloggio le sembrerà quasi una trappola ("Non poter mai andar fuori mi opprime terribilmente"). L’alloggio le sta davanti con forza ossessiva, come una grande trappola. Vi hanno abitato senza uscirne mai, senza mai affacciarsi alle finestre.

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La rabbia

"Sono così furiosa che avrei voglia di gridare e rompere tutto… Ho voglia di mettermi a urlare, di spaccare tutto, di uccidere qualcuno…".

"Fremo di rabbia e non lo posso mostrare. Vorrei pestare i piedi, gridare, piangere e non so che altro ancora…".

Il rifiuto

Durante i bombardamenti non può ascoltare il fragore delle esplosioni. Allora preferisce non pensare a nulla, non sperare, non fantasticare. Dice: "Mimmy, non ce la faccio più a scriverti!".zla11.jpg (39641 byte)

"Potrei passare delle ore a raccontarti le miserie portate dalla guerra, ma ciò mi rende ancor più triste" e preferisce non riportarle.

Le speranze

Quando le organizzazioni internazionali portano degli aiuti scrive: "Forse possiamo sperare in un futuro migliore." Sperava che i "ragazzi" (i politici) si mettessero d’accordo, "così potremo finalmente tornare a vivere e respirare come esseri umani". Quando tutto é tranquillo pensa all’avvenire.

"E’ un miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo...penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità…e allora saremo di nuovo uomini".

Domande ed interrogativi

"Perché questa guerra?". "E’ davvero questa Sarajevo? E’ orribile…". "Sono una bambina della guerra. Una volta ho sentito dire che l’infanzia é il periodo più bello della vita. Ed é vero. Io amavo la mia infanzia, e ora una terribile guerra mi sta portato via tutto. Perché?". "Potrò mai tornare a essere una bambina normale, una bambina che si gode la sua età?".

"A cosa serve mai questa guerra? Perché gli uomini non possono vivere in pace? Perché devastare tutto?". "Perché gli uomini sono così pazzi? Chi ci ha imposto questo? Chi ha fatto di noi ebrei un popolo distinto da tutti gli altri? Chi ci ha fatto tanto offrire finora?". "Come potremo riprendere il nostro tono di vita di prima della guerra?".

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Considerazioni finali "La guerra é terribile e non é per niente uno scherzo.

"Io non dimenticherò mai l’orrore che scandisce le nostre giornate. Forse a Sarajevo le giornate si dovevano chiamare orrore perché é questo che sono diventate.zla1.jpg (20223 byte)

"Si tratta però pur sempre di esseri umani, uguali tra di loro. Per me sono tutti indistintamente esseri umani, non vedo differenze. Hanno tutti delle braccia, delle gambe e una testa, camminano e parlano. Fra i miei compagni di scuola, fra i nostri amici, nella nostra famiglia, ci sono serbi, croati e musulmani, e io non ho mai saputo chi fosse serbo, croato o musulmano."

"Spero sono una cosa, cioé che questo antisemitismo sia di natura passeggera. Perché l’antisemitismo é ingiusto.

"Quanto sarebbero buoni gli uomini se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero su ciò che v’é stato di buono e di cattivo nella loro condotta."