Verbale forum docenti -

Incontro del 17 maggio 2002 presso la Direzione Generale Regionale di Trieste

 
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Sono presenti all’incontro: dott. Bruno Forte – Direttore Generale Regionale MIUR FVG; prof.ssa Rosetta Toniolo – ADI; dott.ssa Noelia Bressan – AIMC; prof. Paolo Citran – CIDI; dott.ssa Anna Maria Alberti –MCE; prof.ssa Maria Carminati -dirigente scolastico distaccato presso Direz. Gen.le referente per il coordinamento del forum.

In apertura il Direttore Generale dott. Forte, richiamando le finalità e gli orientamenti già espressi nei precedenti incontri, pone subito all’attenzione un tema ritenuto cruciale, ovvero come sia corretto oggi leggere un bisogno professionale, nella fattispecie quello degli insegnanti. Sottolinea, come elemento di sfondo, come sia necessario rilanciare il tema di un modo diverso di fare cultura: non nell’individualismo, ma attraverso le relazioni multiple, perché solo nel pluralismo è possibile fare cultura. Nel nostro sistema scolastico l’insegnante nasce con un identikit individuale, storicamente riconducibile alla tradizione dell’idealismo, mentre nella realtà attuale si configura un profilo di professionista che opera dentro una istituzione, in un sistema relazionale complesso. Pertanto le modalità di essere professionisti della formazione entro un contesto organizzativo specifico, che si alimenta anche delle interrelazioni con il territorio, richiamano la necessità di vivere a tutto campo l’esperienza della comunità professionale. Oggi assistiamo ad una sorta di polverizzazione professionale in tutti i campi, con la tendenza a specialismi esasperati, e ciò anche tra i docenti. Viene da chiedersi –e può sembrare banale- “dov’è l’insegnante semplice?” quello che sta dentro il rapporto educativo fondamentale con l’alunno, quello che abita con un senso di appartenenza la comunità della scuola e che configura una precisa simbologia civico-sociale.

Il dott. Forte richiama il significato fondamentale del Forum per tracciare il profilo dell’insegnante nel contesto attuale, per capire cosa serve oggi nella scuola dell’autonomia. E a questo proposito sottolinea l’opportunità di costituire a livello regionale un gruppo di lavoro per governare i processi di riforma, al quale anche le associazioni professionali dovranno partecipare per svolgere il loro ruolo fondamentale, rispetto: al profilo del nuovo insegnante, ai bisogni formativi dei docenti, ai bisogni identitari del professionista della formazione. Altro è invece il ruolo delle associazioni disciplinari, importanti anche loro (e da coordinare in un Forum specifico) che pongono però obiettivi in campi diversi, quale una qualificazione specifica in singoli settori (anche se questi non dovrebbero più essere considerati a sé ma dentro un contesto di rimandi interdisciplinari). Ribadisce come la riforma non possa prescindere dai soggetti che la dovranno attuare, dagli operatori. I docenti rappresentano infatti una delle risorse centrali per il processo di riforma : senza di essi non è pensabile alcuna trasformazione del sistema scolastico.

Per la valorizzazione del dibattito delle Associazioni è già stata lanciata l’idea (fatta propria dalla contrattazione regionale per la formazione) di rubricare le riviste delle Associazioni professionali -inviate presso alcune scuole polo tramite abbonamenti a cura della Direzione Generale- da parte di docenti individuati a tale scopo, per portare attraverso il sito web della Direzione stessa (che sarà operativo da settembre) il dibattito sulla riforma dentro le scuole.

Le grandi tematiche che oggi si impongono al dibattito possono essere identificate nelle seguenti: riforma, identità professionale, deontologia. Si rilancia la suggestione di realizzare con le Associazioni professionali dei Protocolli di intesa su obiettivi mirati, tendenti alla costituzione di un nuovo profilo professionale, culturalmente significativo, titolare di autonomia, dentro una istituzione che fa dell’autonomia il suo tracciato cromosomico. Oggi, pur nel mercato iperattivo della formazione, deve essere resa visibile questa funzione portante delle Associazioni, che rappresenta un patrimonio storico di aggregazione e di identità professionale insostituibile, originatosi negli anni sessanta/settanta: quando nessuno parlava di queste tematiche, erano le Associazioni che coagulavano idee, movimenti, esperienze intorno alle tematiche formative. Se il mondo sindacale rappresenta garanzie costituzionali di grande rilievo, non può tutto ingabbiarsi nelle logiche sindacali: ci sono frontiere culturali che vanno oltre la dimensione del sindacato, poiché la formazione per sua natura è contraria a qualsiasi logica di monopolizzazione. Il dott. Forte richiama poi la necessità di costruire una dimensione regionale all’interno del sistema della scuola: a tutti gli operatori spetta il compito e la responsabilità di vivere le pluralità presenti nel nostro contesto, non come punto di separazione, ma come straordinaria opportunità di confronto e di crescita culturale, anche innovando tendenze stereotipate di contrapposizione e divisione. Lo stesso ambito delle lingue e culture regionali conduce non in una logica di contrasto, ma di interconnessioni da costruire, da valorizzare, da scoprire.

Un altro tema che si affaccia all’orizzonte è quello della valutazione: in questa direzione il dott. Forte esprime la volontà di approfondimento chiarificatore e di attenta analisi delle procedure e delle modalità di indagine. E’ necessario riposizionare i parametri: la valutazione deve venire dal basso, deve essere partecipata e diffusa . La valutazione non è giudizio, ma metodologia di analisi del proprio operare in una logica di adeguamento continuo della funzione formativa alle stimolazioni culturali e professionali del processo e del contesto. Deve nascere da una cultura della valutazione diffusa, radicata nella prassi dell’operare quotidiano dei singoli operatori, che devono sentirsi protagonisti nella delineazione dei percorsi valutativi. Va perseguito l’obiettivo di un intreccio tra l’autovalutazione e la valutazione di sistema, pensando in logica di circolarità e sviluppo e non considerando la prima come inferiore rispetto alla seconda (o viceversa). Bisogna che sia compreso da tutti che la valutazione degli insegnanti fa parte della cultura valutativa del sistema, che non agisce solo in direzione dell’alunno: essa avviene dentro una rete che deve creare connessioni in una logica di sistema organico e coerente con l’innovazione e lo sviluppo del sistema formativo scolastico.

Prende quindi la parola il prof. Paolo Citran, che pone l’accento su due temi cruciali tra quelli evidenziati: il problema della cultura e quello dell’organizzazione. Si dichiara in premessa pessimista, in quanto ritiene che con l’autonomia si possa essere innestato qualche meccanismo pericoloso, al punto da trasformare gli insegnanti in “cottimisti”. Esiste il problema del “sovrappiù” che deve essere in qualche modo remunerato, in quanto gli insegnanti non accettano di fare ciò che non viene retribuito. Si impone una riflessione su quale spazio nella scuola si dà alla cultura, vista la situazione di ingorgo che a volte si viene a creare per il prevalere degli aspetti organizzativi. I due termini di cultura e organizzazione rappresentano una vera e propria antinomia che spesso produce uno scontro e rende incompatibili le due dimensioni (progetti innovativi vengono proposti e realizzati solo da alcuni docenti, altri si rivelano poco significativi, quando manca addirittura una proposta progettuale ad alto contenuto culturale). Spesso si accompagna, accanto all’idea di organizzazione, l’idea dell’immagine: assume a volte una importanza superiore al dovuto, innesca meccanismi di concorrenza, spinge all’emulazione, alla competizione, non alla cooperazione tra istituti scolastici. Per quanto concerne la formazione, spesso conta solo quella parte che viene passata come obbligatoria, mentre negli altri casi la partecipazione dei docenti è limitata.

E’ piuttosto diffusa, secondo il prof. Citran, l’abitudine a far corrispondere ogni cosa che si fa alla remunerazione: per questo avanza dei dubbi sul fatto che la scuola faccia più cultura in regime di autonomia.

Interviene, quindi, la dott.ssa Bressan, che segnala come invece, a suo parere, ci sia un risveglio nuovo , che rifiuta questa logica di pura remunerazione, a favore di una esigenza di accrescimento professionale, insieme a una domanda di riflessione e ripensamento sulla professionalità docente, per il semplice piacere di sapere di più, per acquisire in dignità professionale, per essere adeguati alle richieste. Si incontrano persone che si ritrovano spontaneamente per ragionare insieme su temi importanti e decisivi, al di fuori di qualsiasi struttura organizzativa istituzionale.

Prende la parola, poi, la prof.ssa Toniolo, affermando di essere solo in parte d’accordo con il prof. Citran, in quanto la situazione descritta non è generalizzabile per tutte le scuole. Esistono le reti, le convenzioni con enti esterni, i rapporti di collaborazione con vari soggetti. E’ importante arrivare a un codice deontologico degli insegnanti, a partire dal basso, ad esempio costruendone uno -e sperimentandolo- all’interno di un istituto scolastico. E’ irrinunciabile una ridefinizione dello stato giuridico dei docenti. Vi sono problemi che riguardano il reclutamento, la formazione iniziale, in ingresso e in servizio: le associazioni devono poter esprimere la loro posizione in merito.

Successivamente interviene la dott.ssa Anna Maria Alberti, che riprende l’intervento del prof. Citran, affermando però che bisogna giocarsi le opportunità che le occasioni offrono. E’ necessario creare una cittadinanza dentro l’autonomia, pur consapevoli che l’autonomia è rischiosa, soprattutto se non si fonda su una concezione alta di cultura. Compito importante delle associazioni è dunque quello di vigilare per riportare la cultura alla pluralità. Per quanto concerne lo specifico della formazione, rileva come nella scuola ci sia ancora tanta gente che lavora molto, anche senza compenso, accanto ad altre che si limitano all’indispensabile. Esistono queste due anime, queste dinamiche sempre presenti, che rappresentano alcune forze di spinta trainanti che sono più incisive e determinanti di altre. La cultura, peraltro, non è un processo lineare, e si fonda anche per discontinuità e cesure. Nei nuovi istituti comprensivi i confronti sono appena iniziati, e pur non avendo ancora prodotto risultati vistosi, hanno il grande merito di aver avviato una pratica di discussione e di riflessione, anche sulle difficoltà interne. E’ necessario fare attenzione ai contenuti della formazione e dell’aggiornamento: spesso passa facilmente la competenza disciplinare con disattenzione per quella relazionale. Ultimamente sembra prevalere il disciplinare rispetto all’integrazione, alle connessioni, alla multidisciplinarietà culturale, alle dinamiche plurali. Anche nel settore delle nuove tecnologie, si tende ad andare piuttosto verso la macchina, verso i tecnicismi, lasciando il terreno della costruzione dei processi della conoscenza e delle sue interdipendenze con la sfera relazionale e motivazionale.

Riprende la parola il dott. Forte, che rilancia in particolare due tematiche:

a) l’organizzazione
b) la deontologia professionale

Rispetto alla prima, rileva come siano presenti due atteggiamenti che la condizionano : i dirigenti scolastici tendono spesso a concepire l’organizzazione come peculiarità esclusiva, inoltre si ricercano forme efficientiste e tecnicistiche dell’organizzazione, mentre non si può puntare solo sull’efficienza, ma è necessaria una ricerca umanistica sulla organizzazione. La stessa teoria della qualità totale ha fatto delle significative virate sulle tematiche del senso di appartenenza, sulla centralità della persona, sulla costruzione dell’identità. Bisogna ricollocare il tema di una organizzazione partecipata e collocata in contesto. Ciò esige che il dirigente si pensi come testimone alto di una cultura della formazione.

A questo proposito il prof. Citran rilancia il binomio “apprendimento e contesto di apprendimento”: l’idea di contesto è fondamentale perché molto apprendimento avviene attraverso il contesto. Sarebbe pertanto auspicabile che i dirigenti scolastici sviluppassero temi culturali di contesto. Secondo il dott. Forte, in tre direzioni specifiche:

* contesti organizzativi
* contesti di apprendimento
* contesti di sviluppo professionale

Rispetto al tema della deontologia professionale, il Direttore generale afferma che l’unico soggetto titolare è la comunità professionale. Un compito delle Associazioni sarà quello di far riscoprire ai docenti da un lato la loro professionalità, il loro orgoglio professionale, dall’altro il rapporto con la comunità professionale: solo da questa prospettiva si può correttamente declinare il tema della deontologia professionale. Il codice deontologico si costruisce sulle pratiche (dove ha a che fare anche con questioni epistemiche, ecc.) ma soprattutto attraverso la riflessione professionale. Sono questi i contenuti che devono prioritariamente legarsi all’autonomia, rispetto alla quale non si è sufficientemente dibattuto intorno a due punti cruciali:

a. l’autonomia professionale
b. l’autonomia in senso pedagogico-formativo

Questi rappresentano l’essenza della autonomia della cultura, tema centrale e cruciale, e rimandano al concetto di potestà della professione: se non esiste questo non c’è neppure autonomia istituzionale. Questo è un compito prioritario delle Associazioni: se non viene da queste sviluppato è destinato ad essere pressoché ignorato.

La potestà della professione deve combinarsi con un alto senso dell’istituzione, ma intesa nell’accezione di forza istituente, quale elemento determinante dell’autonomia, quale capacità di originare percorsi culturalmente qualificanti e nello stesso tempo innovativi.

Purtroppo spesso prevale una logica diversa, non conforme e non adeguata a quella culturale, in quanto si identifica con il bisogno di essere tutelati. Bisognerebbe rilanciare questa nuova dimensione di respiro culturale, in quanto attualmente nelle scuole questi temi non vengono dibattuti. Dietro l’autonomia, che dovrebbe essere apertura e confronto, possono celarsi spinte di individualismo, di conservatorismo, di resistenza al cambiamento: per questo è necessario che si discuta intorno a queste tematiche che rappresentano il cuore di un autentico processo di autodeterminazione e di autogoverno delle istituzioni scolastiche.

La prof.ssa Toniolo chiede quali possano essere le azioni per promuovere questo dibattito. Secondo il dott. Forte devono essere le Associazioni ad individuare una serie di filoni da proporre al dibattito professionale, così come potrebbero partire dall’analisi dei bisogni professionali formativi.

Secondo la dott.ssa Bressan si potrà procedere nelle due direzioni, individuando autonomamente delle tematiche e accogliendo le suggestioni che possono provenire dalla Direzione generale. E sarà interessante calare lo slogan proposto da Citran (“apprendimento e contesti di apprendimento”) all’interno di ogni associazione professionale, in quanto questo argomento si può allargare a tutte le tematiche relazionali: dell’apprendimento, della formazione, ecc.

In sintesi il dott. Forte traccia le linee di un possibile percorso da fare insieme alle Associazioni:

* accompagnamento sulla strada delle riforme

* definizione di un rapporto istituzionale con la Direzione, con programmazione di cadenze che garantiscano stabilità e periodicità degli incontri (modalità operative tutte da costruire che si rimandano alla proposta delle Associazioni)

* approfondimenti tematici su argomenti specifici quali : valutazione, deontologia, formazione, ecc.

* visibilità per le scuole del dibattito avviato ed estensione diffusa della riflessione sulle tematiche individuate

I rappresentanti delle Associazioni, a conclusione dell’incontro, per definire un programma operativo conseguente alla discussione, decidono di operare nel modo seguente:

1) predisporre delle osservazioni/riflessioni sulla bozza di Protocollo di intesa trasmessa dalla Direzione (tempi: dopo la prima metà di luglio)

2) elaborare una proposta complessiva sugli argomenti a affrontare, a partire dalla discussione odierna (tempi: dopo la prima metà di luglio)

3) individuare delle iniziative da proporre alle scuole, dopo un incontro comune tra tutte le Associazioni, ad anno scolastico avviato -2^ metà- (tempi: settembre).

(testo redatto da Maria Carminati – 20.06.2002)


 

 
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