Educare alla parola (non si fa in un’ora)

La lingua non si ‘spiega’, si co-costruisce: una lingua viva, non artificiosa, i cui diversi segmenti vengano appresi nel quadro di una rete di relazioni, un ‘sistema’ in cui ogni parte nuova introdotta modifica e sposta i significati delle altre parti.1

La lingua non si impara ‘al volo’. Richiede tempi lunghi di interiorizzazione, manipolazione, riflessione. Il bambino ascolta per lungo tempo prima di formulare parole frase, di tentare le prime combinazioni, di ‘giocare’ con le parole. Non si può insegnare a leggere in una settimana alla scuola dell’infanzia come ho visto in un video a un convegno a Rimini nel 2015. Non si insegna a scrivere in un mese alla primaria. C’è molto lavoro da fare, e non esistono segreti ma paziente e sapiente ‘impregnazione linguistica’ attraverso un ‘bagno di linguaggio’: come fa la madre con i propri figli.

La lingua è identità, cultura, è prima di tutto semantica (studio, strutturazione, acquisizione dei significati) e pragmatica (azioni sulla realtà). Grazie alla lingua si riflette su di sé, sugli altri, sul mondo.2 Un bambino di classe terza nel fare un esercizio di analisi grammaticale (morfologia) ha classificato ‘malattia’ come ‘brutta cosa’. E Antonio (nome anche di un compagno di classe) come ‘antipatico’.

L’aspetto affettivo, sociale, ambientale nella produzione linguistica non possono essere azzerati proponendo esercizi e stimoli uguali per tutti. I bambini, quando possono esprimersi liberamente, rivelano vissuti e realtà profondamente significativi che non possiamo ignorare per poter costruire con loro padronanza d’uso3 (seconda tesi : ‘radicamento del linguaggio verbale nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale4)

La lingua non é neutra e omogenea, uguale per tutti, è un prodotto sociale5, consente, se adeguatamente coltivata, di possedere e variare registri e funzioni in base ai diversi contesti di esperienza e di vita.

I parlanti-utenti di una lingua sviluppano, ben prima della scolarità, proprie competenze6 recependo e osservando la lingua in uso e l’uso della lingua.

La lingua non è sempre stata la stessa, né è immutabile7.

La varietà delle situazioni comunicative e linguistiche non può essere ridotta a classificazioni, schede e griglie (terza tesi: ‘pluralità e complessità delle capacità linguistiche).

Occorre garantire un passaggio graduale dal parlato familiare, da un codice ristretto, allo scritto, così che questo non si traduca per molti in un senso di impoverimento e costrizione rimanendo ‘prigionieri dello strumento’.

Sviluppare strategie di scrittura educando alla scrittura di sé, degli altri, del mondo, alla fantasia e alla creatività8

Lavorare con stimoli adeguati all’obiettivo della comprensione profonda per tutte/i. 9 Attraverso la discussione in gruppo sulle diverse interpretazioni, la loro conflittualizzazione, la negoziazione di significati condivisi.10

La riflessione linguistica (ben più arricchente e intellettualmente stimolante della ‘grammatica’) va fatta su testi come organismi dinamici, vivi, autentici, non su frasi estrapolate dai contesti.11 (v. tesi VIII principio 10 sul senso di funzionalità comunicativa e la nuova concezione dell’errore e della norma).

Le norme, le regole si conquistano attraverso il confronto, il ritorno sul testo, l’osservazione delle varianti, le parole, le frasi non sono etichette, sono forme di categorizzazione della realtà, di codificazione di elementi pertinenti che ciascuna cultura seleziona. Non preesistono alle comunità di parlanti.12

Una scuola che punti a una rapida memorizzazione di norme standard immotivate non fa che rinforzare caratteri e limiti della pedagogia linguistica esclusiva di un tempo (quinta, sesta, settima tesi: ‘caratteri, inefficacia, limiti della pedagogia linguistica tradizionale’)13.

Giancarlo Cavinato MCE

Sulla pagina Facebook del Movimento un contributo di Nicoletta Lanciano a seguito dell’articolo sul metodo analogico apparso la settimana scorsa su Repubblica con relativi commenti

1 De Saussure F., ‘Corso di linguistica generale’ ( trad. De Mauro T.) 1985 Laterza Bari: ‘la scienza che si è formata attorno ai fatti di lingua è passata per tre fasi successive prima di riconoscere qual è il suo unico e vero oggetto: la “grammatica”. Questo studio, inaugurato dai Greci, continuato principalmente dai francesi, è fondato sulla logica ed è privo d’ogni visione scientifica…successivamente apparve la filologia… il terzo periodo cominciò quando si scoprì che si potevano comparare le lingue tra loro. Ebbe origine la “grammatica comparata”… ma la materia della linguistica è costituita dalla totalità delle manifestazioni del linguaggio umano… la linguistica ha stretti rapporti con le altre scienze… la lingua è un’istituzione sociale… un sistema di segni esprimenti delle idee, la scienza che la studia è la semiologia’ (pp 9 sgg)

2 GISCEL ‘Dieci tesi per un’educazione linguistica democratica’1975: ottava tesi, principio 1: ‘lo sviluppo delle capacità verbali va promosso in stretto rapporto con una corretta socializzazione, con lo sviluppo psicomotorio, con la maturazione e estrinsecazione di tutte le capacità espressive e simboliche

3 Migliorini L. ( a cura di) ‘Cancelati dalla dotrina’ 1975 Milano Bompiani: ‘Per lavoro c’è la zappa: i miei genitori sono venuti a Roma perché in campagna per lavoro c’è la zappa. Poi i miei genitori vengono da Catanzaro e lì il mangiare non basta per tutti, a lavorare la campagna. Io qui a Roma vivo da 11 anni e mio padre lavora alla Nettezza Urbana.

4 De Mauro T. ‘Per una educazione linguistica democratica’ Gruppo nazionale lingua MCE 1974 Brindisi Eurograf

5 Berruto G. ‘La variabilità sociale della lingua’ 1980 Torino, Loescher: ‘la variabilità sociale delle lingue è in stretta correlazione con i fattori sociali: appartenenza a strati e a gruppi sociali, provenienza etnica, età, sesso, situazione’ (pp. 13 sgg.)

6 Parisi D. ‘Sviluppa del linguaggio e ambiente sociale’ 1977 Firenze, La Nuova Italia: ‘la nostra scuola privilegia in modo eccessivo ( specie nei primi anni di scolarità, cioè nel periodo più critico) il linguaggio rispetto ad altri modi di comunicazione e di espressione, privilegia un modello unico di lingua ( contro i dialetti, gli usi non-standard, colloquiali,..), privilegia la lingua scritta rispetto a quella parlata’ ( pp. 1 sgg.) ; ‘sono i bambini di livello sociale inferiore ad incontrare le difficoltà scolastiche più serie: minori progressi nell’apprendimento, bocciature e ripetenze, abbandoni precoci’ ( p. 69)

7 Altieri Biagi M.L. ’Io amo, tu ami, egli ama… grammatica per italiani maggiorenni’ 1989 Milano Mursia: ‘una lingua ha sue regole, alcune rigide, altre elastiche, e non può non averle in quanto è un sistema ( cioè un “complesso di elementi”, soggetto – appunto- a “date regole”. Ma queste regole- la storia ce lo insegna- non sono né immobili né eterne; l’uso linguistico ne determina l’evoluzione e il mutamento….in ognuno di noi esiste una curiosità insopprimibile per la lingua, un desiderio di conoscerla meglio, di sentirsene padrone. Talvolta la scuola ha spento curiosità invece di suscitarle, dando regole astratte invece di sollecitare osservazioni, bloccando così una creatività a cui la lingua avrebbe potuto offrire terreno per svilupparsi liberamente, e che invece si è spesso cristallizzata in usi stereotipi… Se la scuola tenesse conto dell’esigenza di ‘saperne di più, dell’interesse dell’uomo per la ‘sua’ lingua, di assumere consapevolezza di questo straordinario strumento che utilizziamo in continuazione per comunicare con gli altri, ma anche con noi stessi, per pensare, ragionare, per creare “mondi possibili”, la grammatica sarebbe la materia scolastica più affascinante e più amata da tutti, invece che la più detestata’( p. 7)

8 Vretenar N. ‘In punta di penna’ 2011 Parma ed. Junior

9 Malfermoni B., Tortoli Giraldi B., ‘Lettura come comprensione’ 1978 Milano Emme

10 tesi VIII, principio 5: ‘non solo le capacità produttive, ma anche quelle ricettive, verificando il grado di comprensione di testi scritti o registrati e vagliando e stimolando la capacità di intendere un vocabolario sempre più esteso e una sempre più estesa varietà di tipi di frase

11 Ministero della Pubblica istruzione ‘Programmi per la scuola elementare’ 1984; Malfermoni Bepi, Tortoli Giraldi B., ‘Grammatica come conoscenza’ 1984 Bergamo Juvenilia

12 Cardona G. R. ‘introduzione all’etnolinguistica’ 1990 Bologna Il Mulino

13 Tesi VIII, principio 2: ‘Lo sviluppo e l’esercizio delle capacità linguistiche non vanno mai proposti e perseguiti come fini a se stessi, ma come strumenti di più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale

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