Due contributi sul tema valutazione

Pubblichiamo gli incipit di due contributi sul tema della valutazione provenienti il primo da Davide Tamagnini e il secondo da Enrico Bottero.

Davide Tamagnini, insegnante di scuola primaria ed Enrico Bottero dal suo sito offrono contributi significativi alla ricerca e alla riflessione sulla valutazione e sugli effetti e i limiti della valutazione numerica.

In calce ad ognuno il link al pdf dell’intero contributo.

Valutazione

di Davide Tamagnini

Riflettere sul tipo di apprendimento che vogliamo promuovere inevitabilmente ci porta a mettere in discussione e ridefinire il concetto e la pratica della valutazione. Anzi possiamo pensare alla valutazione come all’indicatore esplicito di come l’insegnante pensa e facilita gli apprendimenti dei bambini; una tappa del processo ricorsivo di apprendimento, una fase molto delicata perché ad essa è legata la motivazione nel proseguire il processo. Su questo punto è cruciale il significato che viene attribuito all’errore: il bambino naturalmente procede per tentativi ed errori, essi sono un unicum con la via corretta e le possibilità di sviluppo.

«Si può insegnare ad un uomo a tracciare una linea dritta; a tracciare una linea curva […] e si troverà quel lavoro perfetto nel suo genere: ma se gli si chiede di riflettere su una qualunque di quelle forme, di vedere se nella sua testa non ne trovi di migliori, ecco che si ferma; l’esecuzione diventa esitante; ci pensa e, dieci a uno, pensa sbagliato; dieci a uno fa un errore al primo tocco che dà al suo lavoro in quanto essere pensante. Ma con tutto ciò, adesso è diventato un uomo, prima era solo una macchina. Un attrezzo animato.» (R. Sennett, L’uomo artigiano, p.114)

Invece la scuola, sia implicitamente con una certa didattica, sia esplicitamente con i voti numerici, comunica che l’errore è una cosa da evitare, un passo falso da correggere, o meglio, da rimuovere velocemente (basti pensare all’assurda esigenza di avere dai bambini scritte perfettamente corrette durante la fase di apprendimento della scrittura, probabilmente per avere dei bei quaderni ordinati da mostrare a casa) senza dare tempo di riflettere sulle condizioni che lo hanno determinato. Una situazione di imbarazzo sociale dal potere ansiogeno. L’equazione scolastica che va per la maggiore è: un errore, un voto in meno.

(continua….)

L’immagine di copertina è tratta da http://gliasinirivista.org

VALUTAZIONE
Un’introduzione
di Enrico Bottero

La valutazione: una necessità di cui si può fare un pessimo uso

La valutazione è una delle attività umane più diffuse. Oggi, in particolare, nell’epoca del trionfo dell’ideologia neoliberista, la questione della valutazione ha assunto un ruolo sempre più centrale anche nella società, spesso con una connotazione negativa perché essa tende a diventare servile. Un mondo in cui tutto viene classificato e che diventa pertanto classificante tende a far prevalere l’aspetto selettivo e competitivo della valutazione. In questo senso essa rischia di diventare una vera e propria calamità sociale. Questo clima ha investito anche la scuola e i sistemi formativi. La febbre della valutazione impone l’onnipresenza di valutazioni e controlli (a partire dalla scuola dell’infanzia) con esiti di classificazione attraverso voti o “crediti formativi” (il linguaggio bancario utilizzato è eloquente). La valutazione-classificazione favorisce lo sviluppo di un clima di stress (il voto è fattore ansiogeno e di sofferenza). A ciò si aggiunga che in un clima competitivo si riducono le possibilità dell’intervento pedagogico (valutazione formativa) e spesso si tende ad esternalizzare le difficoltà scolastiche (compiti a casa, lezioni private, ecc., con carichi maggiori per le famiglie). Questa visione della valutazione esprime una visione riduttiva del valore perché tende a restringere la realtà umana alla sua dimensione quantitativa. Il desiderio di possedere (un ruolo, un posto in prima fila, una maggiore considerazione sociale) sostituisce il desiderio di apprendere. La valutazione non è più al servizio dell’allievo ma si riduce a controllo sociale.

Tutto ciò costituisce una deriva della vera essenza della valutazione. Sappiamo tutti che non si può non valutare. Ma che cosa vuol dire allora valutare nella scuola? A quale valutazione dovrebbe far riferimento l’insegnante?

(continua….)

Sito di Enrico Bottero

Share

You may also like...

1 Response

  1. 17 Marzo 2016

    […] parlato in questa intervista con il maestro Davide Tamagnini che lo fa normalmente, ha scritto un articolo in proposito e che domenica 20 marzo interverrà al seminario SI PUÒ FARE ? Laboratorio di ricerca […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.