Perché una buona scuola scuola laica è migliore di una cattiva scuola confessionale?

E, soprattutto, cosa vuol dire scuola laica? E perché un maestro laico funziona meglio in una socità multiculturale?

Temi e problemi alla luce della risoluzione approvata dalla VII Commissione Parlamentare

 

 

In direzione ostinata e contraria

Trieste - Bandiera nazionale listata a lutto per la morte della laicità dello Stato

Che vuol dire scuola laica?

Il maestro laico in una scuola interculturale

Potremo dire ci sono antichi e nuovissimi motivi per sostenere che una buona scuola laica è molto meglio di una cattiva scuola confessionale.
Purtroppo la RISOLUZIONE APPROVATA dalla VII Commissione per Salvaguardare la tradizione culturale e spirituale legata al Cristianesimo vuole impegnare il Governo imporre alla scuola una nuova stagione di integralismo a senso unico… La laicità nella scuola è ancora lontana

Chi vuole una Scuola Laica non vuole contrapporre pubblico e privato, ma promuovere una scuola non dogmatica, non confessionale,
Soprattutto in Italia possiamo dire che storicamente è avvenuto che…confessionale abbia coinciso con Cattolico e Privato con confessionale, ma non è questo il vero problema
Laico significa indipendente da ogni presupposto dottrinale, aprioristico , da ogni teoria indiscussa o indiscutibile
Questo dogmatismo, in altri Paesi, è appartenuto a Scuole non Cattoliche (pensiamo alle Madrasse scuole islamiche, alle scuole rabbiniche, bibliche e a tutte quelle scuole che mettono al centro lo studio di un Libro considerato Sacro, depositario di una verità assoluta, quali la Bibbia o il Corano.
Ma non laiche, cioè dogmatiche possono essere anche le Scuole di Stato (pensiamo alla scuola Fascista in Italia o alla scuola Staliniana e a tutte quelle istituzioni educative che sono centrate attorno al culto di un’idea e di una personalità politica).
Quindi possiamo dire che teoricamente e praticamente sono esistite Chiese con scuole Liberali , e Stati con scuole fortemente dogmatiche.
Costruire una scuola Laica: è stato un dibattito che ha attraversato la nostra società italiana all’indomani della fine della guerra, quando si discuteva di una Nuova Costituzione e si doveva riformare la scuola che per un ventennio era stata idealista e fascista.
In quel tempo nasceva anche il Movimento di Cooperazione educativa: sulla spinta delle esperienze francesi di Celestin Freinet, In Italia Giuseppe Tamagnini, Raffaele Laporta, Aldo Pettini, E. Codignola, A. Visalberghi e altri cercavano di re-inventare una scuola capace di sentirsi libera, autonoma, antiautoritaria e antidogmatica.
A quel dibattito parteciparono anche, a distanza e negli anni successivi le esperienze di pensatori e attivisti del movimento non-violento come Aldo Capitini e Guido Calogero, Negli anni settanta nacquero esperienze autogestite , pubbliche e private che cercarono nuove vie alla realizzazione di una scuola capace di promuovere le potenzialità di ciascuno nell’ambito di una crescita comune, di gruppo: penso alle esperienze del Tempo integrato a Bologna con Bruno Ciari e a Barbiana con Don Lorenzo Milani.
Una galassia di uomini e idee che si ritrovavano bene insieme nella possibilità di affermazione di una scuola aperta,

CHE COSA DOBBIAMO INTENDERE e perché dunque è migliore una scuola laica?
a. Proviamo a chiederci cosa debba essere innanzitutto una SCUOLA: nel Mce e non solo , pensiamo che essa sia la casa di tutti, un luogo dove apprendere insieme: bambini e bambine, ragazzi e adulti, un luogo dell’incontro relazionale e formativo con la conoscenza intergenerazionale e transgenerazionale.
Una scuola capace di riformare la stessa idea di insegnamento, che alla sua radice significa proprio in-segnare, cioè imprimere un segno, ammettere fra i propri fedeli l’allievo; per passare ad una idea di scuola e-ducativa capace di portare fuori il mondo interno di ciascun allievo, e di formare cioè di dare nome e forma a emozioni, e pensieri, bisogni dei bambini

Per questi obiettivi una scuola laica è meglio:
a. perché è contro il conformismo,
b. nel senso di non amare l’allineamento, l’omologazione,
c. quindi è per una scuola creativa e soprattutto pluralista , più che tollerante, basata sul confronto delle posizioni, sul dialogo .

Tuttavia. Una scuola siffatta, laica e antiautoritaria: cioè non può essere fatta solo di contenuti diversi, ma soprattutto da metodi e atteggiamenti, di maestri e maestre capaci di una relazione educativa e di un approccio alla conoscenza antiautoritaria, capaci di coltivare il dubbio, e la ricerca capace di rendere conto che le conoscenze di oggi non sono scientifiche nel senso di intoccabili, ma frutto di processi di costruzione dei saperi, di processi di cambiamento, complessi, di revisione dei saperi precedenti, sempre re-interrogabili e rivisitabili.

Una scuola siffatta cerca maestri che siano capace di proporre un dialogo: con i saperi ma anche e soprattutto tra i soggetti
Una scuola del dialogo oggi è diversa da un tempo.
Quando venne messa a punto la nostra Costituzione, nacque infatti l’idea di una scuola come momento di istruzione popolare, una scuola non più per alcune classi, ma di tutti (art 33 e soprattutto 34 ).
La società italiana dell’epoca e misurava le differenze all’interno di se stessa: era multiculturale nel senso di portatrice di dislivelli sociali, culturali, economici, tra nord e sud, città e campagna.
Non vi fu né vi poteva essere all’epoca una contrapposizione sui temi della multietnicità: gli italiani allora erano emigranti e vivevano sulla loro pelle cosa significa integrazione culturale declinata in termini di assimilazione o apartheid.
Il Maestro democratico di allora (Mario Lodi per tutti) mise a punto pratiche e tecniche didattiche per integrare i bambini provenienti da aree culturali diverse, per unire le generazioni in una società in forte cambiamento..
I Programmi del 1955 in verità provarono a ristabilire una gerarchia finalistica.
Negli scopi della scuola: L’affermazione della Religione cattolica come coronamento dell’insegnamento rappresentò l’apogeo di questa tendenza: una scuola nella quale si iniziava col segno della croce, in cui l’insegnante stesso insegnava la religione cattolica, si andava messa all’inizio di ogni anno scolastico…
Ma la realtà non va confusa con la carta: la realtà di fatto ci racconta di una capace di accogliere, di non espellere, di tollerare . Non una scuola consapevole della propria laicità e della separatezza tra stato e chiesa, ma una scuola che viveva una forma religiosa cattolica negli eventi, nel calendario , nelle ritualità socio-culturali (il presepio, la comunione). Una Religione egemone, anch’essa di tutti quasi la quale, non avendo concorrenza né temendo altro, poteva rinunciare ad affermarsi autoritariamente. Uno stato impregnato di cattolicesimo ma non talebano.

Tuttavia oggi le cose sono cambiate.
E’ avvenuta la presenza nelle nostre classi di nuovi soggetti, non evocati ma in carne ed ossa, non da lontano ma visti da vicino: alunni e famiglie di culture e religioni diverse ci pongono le domande che ogni incontro tra diversità pone.
1. CAMBIANO GLI STILI RELAZIONALI : come stanno insieme adulti e bambini, maschi e femmine?
2. CAMBIANO I CIBI, i Gusti, i Ritmi dell’anno e della crescita (es islamici in mensa e ortodossi a Natale)
3. Emergono paure, stereotipi, pregiudizi, preoccupazioni
4. Nascono meticciati e contaminazioni

LA scuola laica di oggi, recependo le normative internazionali sui Minori, ha disposto che la scuola debba allestire spazi di accoglienza: in classe, figure di accoglienza, i mediatori; normative di accoglienza: i protocolli
Ora, fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani, cioè predisposti gli spazi fisici e giuridici dobbiamo fare avvenire l’incontro, cioè allestire spazi affettivi e mentali perché un incontro autentico possa avvenire.

a. DEVONO quindi CAMBIARE I PROGRAMMI di studio e: come si spiegano le Crociate se hai un Turco, in Classe? Come può essere che in America meridionale e centrale si studi la Storia Europea, cioè la Storia dei Conquistadores (Brasile, Cile) e si faccia la festa della razza (o la festa del Ringraziamento Pilgrim Father 1620)

b. Devono cambiare le modalità narrative, nel senso di promuove un approccio plurilingue, ma non nel senso tecnico, nel senso di avere approcci con punti di vista capaci di sospendere il giudizio nel momento in cui ci si trova dinanzi a problemi come : tempo, spazio o famiglia riti sociali, religioni .
c. Un approccio comparato alle religioni, alle questioni delicate e sensibili (ricorda la ora di Storia delle religioni dei programmi postconcordatari Falcucci 1985?)
d. Infine per realizzare una scuola interculturale, occorre rivedere la questione dei Valori: la Chiesa ci ha insegnato che i valori Umani sono Cattolici, che si identificano: in questo modo si è creato nelle menti dei maestri un legame difficile da districare: Occorre provare a farlo : amicizia, solidarietà , amore, famiglia etc devono trovare posto in una ricerca non definita confessionalmente, ma come ricerca umana. Invece che essere usati come elementi di divisione tra le culture devono costruire ponti tra le stesse perché, come le fiabe, sono nomadi e misti.
e. La ricerca di identità, ci ha insegnato l’antropologia, non scava solo in verticale, per evidenziare radici profonde che necessariamente ci porteranno a separare e dividere il mondo; essa scava anche , nella società di oggi, per evidenziare le radici orizzontali, le somiglianze tra la vita a Rabat e Trieste…

 

Domenico Canciani

Segretario Nazionale MCE

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