A che punto è la questione delle classi ponte?

Un punto di vista fuori da coro che coniuga il realismo di chi sul problema lavora da anni e la prospettiva ideale din un pensiero educativo aperto

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Classi separate e classi d'inserimento

Accoglienza ed inserimento degli alunni stranieri:
la classe come contesto che dà significato ai contenuti

Il 14 ottobre 2008 è stata approvata dalla Camera una mozione nella quale si impegna il Governo:

Le reazioni ed il dibattito
Su tale mozione si è poi sviluppato un ampio dibattito, sia sulla stampa che in sede politica, che ha praticamente attraversato gli schieramenti.
In effetti, si sono pronunciati contro la proposta e la logica della mozione sia l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’educazione interculturale, istituito presso il Ministero della Pubblica Istruzione, che le maggiori Società scientifiche italiane attive nel campo delle scienze del linguaggio in tutti i suoi ambiti teorici, descrittivi, metodologici e applicati, come la SIG - Società italiana di glottologia, la SLI - Società linguistica italiana, l’AItLA - Associazione italiana di linguistica applicata, i GISCEL - Gruppi di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica. Tutti questi organismi e associazioni hanno posto in evidenza che la soluzione proposta nella mozione non ha prospettive di efficacia, ma crea nuovi problemi anziché risolvere quelli esistenti.
In questo senso si è pronunciata anche la rete di centri interculturali, centri di documentazione, biblioteche specializzate, siti, associazioni di insegnanti e di volontariato, che ha prodotto in questi decenni una cultura dell’accoglienza e dell’educazione interculturale in classe, coordinata dal progetto educativo della scuola.
Come gruppo di lavoro del servizio comunale di Punto Arlecchino, intendiamo esprimere le considerazioni di carattere pedagogico-educativo che provengono dall’esperienza delle scuole e dei centri di documentazione sull’educazione interculturale. Riteniamo che coloro che hanno il compito di prendere decisioni debbano porsi in ascolto rispetto a tale esperienza e alla riflessione scientifica che la sostiene.

I principi generali
Noi riteniamo infatti che un tema così complesso non possa essere affrontato senza avvalersi degli studi, delle pratiche, della ricerca sul campo e senza il coinvolgimento del mondo scolastico e del pensiero pedagogico. Come gruppo di lavoro di Punto Arlecchino, ribadiamo con forza di voler orientare le nostre azioni educative concrete ai principi generali, contenuti nel documento La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri pubblicato dall’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’educazione interculturale, e riportati nella Premessa al Protocollo d’intesa tra il Comune di Perugia, l’Ufficio Scolastico Regionale e le scuole, per l’accoglienza e l’integrazione dell’alunno straniero e la promozione dell’educazione interculturale:
- l’universalismo, inteso come applicazione delle norme previste nella Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia, approvata dall’Onu nel 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991. Ciò ha significato riconoscere che: a) l’istruzione è un diritto di ogni bambino - quindi anche di quello che non ha la cittadinanza italiana - considerato come individuo in sé, indipendentemente dalla posizione dei genitori; b) l’istruzione scolastica è un dovere degli adulti; c) tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso, di riuscita scolastica e di orientamento;
- la scuola comune, vale a dire l’inserimento degli alunni di cittadinanza non italiana all’interno delle normali classi scolastiche, evitando la costruzione di luoghi separati di apprendimento; tale scelta non è messa in discussione da pratiche di divisione in gruppi, per brevi periodi e per specifici apprendimenti (ad esempio lo studio della lingua italiana).

E’ il contesto che dà significato ai contenuti
Il punto centrale dell’azione di inserimento è proprio la possibilità, per l’alunno straniero, di entrare in contatto con i coetanei, dai quali, in modalità formali e non formali, apprenderà non solo le forme linguistiche più immediate, ma anche le forme della comunicazione e le regole del gruppo di accoglienza. Tutto il pensiero scientifico concorda nel pensare che una separazione totale del nuovo alunno sarebbe perdente e penalizzante per la sua possibilità di inserirsi, a livello linguistico, comunicativo, cognitivo e culturale, nel gruppo-classe; diverso è ovviamente il caso di corsi intensivi (di qualche ora a settimana) che rafforzino e sostengano i suoi apprendimenti, specialmente con il crescere dell’età. Per ragazzi e ragazze via via più grandi, infatti, i corsi intensivi sono maggiormente necessari ed efficaci, sempre che si accompagnino ad una continua relazione con l’insieme del gruppo-classe, delle sue attività, del suo sentirsi appunto “gruppo”. La classe, infatti, costituisce il contesto significativo di ogni espressione linguistica e comunicativa, cioè il contesto che dà significato ai contenuti: sia a quelli relazionali che a quelli di apprendimento.

L’esperienza italiana
La scuola italiana finora ha saputo affrontare le opportunità ed anche le difficoltà dell’arrivo di nuovi alunni, spesso ad anno scolastico in corso, facendo ricorso alle proprie energie culturali, professionali ed umane. Dirigenti, insegnanti, personale scolastico si sono impegnati a rendere le scuole luoghi accoglienti, hanno prodotto Protocolli di accoglienza, hanno organizzato corsi di italiano, hanno cercato di instaurare rapporti positivi con le famiglie e tra le famiglie. Questo è un punto di vanto della scuola italiana, che ha sin qui sempre fatto la scelta dell’inclusione come un vantaggio sia per gli alunni stranieri che per tutti gli altri alunni. 
Infatti i dati statistici confermano che i risultati scolastici sono migliori nelle classi che accolgono alunni stranieri, rispetto a quelle che non ne ospitano.
Del resto, è in atto un ripensamento anche in quei Paesi europei in cui fino ad ora si è scelta la via delle classi separate e se ne comincia a constatare l’inefficacia: basta pensare all’esperienza francese, con le rivolte dei ragazzi delle banlieus, o alla esperienza dei figli degli emigrati italiani in Germania, confinati in classi separate senza speranza di raggiungere il curricolo comune.

C’è bisogno di risorse
E’ evidente tuttavia che la scuola non può più essere lasciata sola in quest’opera, e che è necessario un forte investimento di risorse pubbliche. Fermo restando perciò che l’inserimento nelle classi comuni è la via più efficace e produttiva, riteniamo che tale inserimento debba essere affiancato e accompagnato da misure sistematiche come:

Questa è la via per riaffermare e confermare l’importanza di una scuola pubblica di tutti e per tutti, in cui la scuola mantiene la centralità del progetto educativo, anche quando si avvale opportunamente dell’opera di associazioni, enti, agenzie, centri interculturali, ecc.
Come gruppo di lavoro di Punto Arlecchino intendiamo quindi affermare la volontà di continuare il nostro impegno ad orientare e sostenere le scuole nella progettazione e sperimentazione di percorsi di integrazione/interazione, a partire da un’idea di scuola inclusiva che sappia garantire pari opportunità a tutti gli allievi e le allieve.

Il gruppo di lavoro di Punto Arlecchino

Perugia, 20 febbraio 2009           

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