Il Movimento di Cooperazione Educativa ha espresso tutte le perplessità e il profondo disaccordo del mondo della scuola nei confronti dei provvedimenti che il Governo ha presentato e che coinvolgono l'Istituzione scolastica

 

Studenti in lutto

15 - 16 Ottobre 2008 - Università critica

 

Audizione del MCE alla VII° Commissione del Senato

 Il Movimento di Cooperazione Educativa, nell’accogliere l’invito del Presidente della VII Commissione  del Senato, a produrre le osservazioni dell’associazione in merito al  ddl 1108 (decreto legge Gelmini) e al piano programmatico scuola (atto n. 36), intende esprimere il rispetto nei confronti  delle finalità e dei previsti  percorsi  istituzionali.
Innanzitutto  ribadiamo le nostre perplessità  sul metodo della decretazione d’urgenza usato dal Ministro che, al momento del suo insediamento riunendo il Forum delle Associazioni Professionali, aveva promesso un atteggiamento di ascolto attento nei confronti della  scuola, una scuola  che chiedeva stabilità dopo il susseguirsi dei provvedimenti degli ultimi anni .  Ci colpisce la  fretta con cui il provvedimento è stato preso, senza dunque alcuna consultazione preventiva, confermata dalla chiusura ad ogni discussione e/o miglioramento al decreto stesso sancita dalla fiducia imposta nel dibattito alla Camera dei Deputati.
  Non solo, a nostro parere, non si è tenuta in considerazione l’autonomia scolastica, e siamo convinti che una riforma della scuola abbia bisogno, in ogni caso, di un tempo di elaborazione sociale e culturale , che l’imposizione per decreto rischia di annullare, vanificando ogni possibilità di cambiamento.
      Tanto più il nostro dissenso è forte e condiviso da tanti educatori, scuole e associazioni professionali  perché si vuole andare a modificare il primo ciclo della scuola, ovvero la scuola dell’infanzia e primaria, che sono le  parti del percorso formativo più collaudate, funzionanti ed efficaci, così come testimoniano anche ricerche internazionali.
        Il testo  del ddl 1108 , pur modificato nel corso della prima lettura, riconferma le ragioni delle nostre critiche:

 Art. 5 .  La nostra associazione conserva alcune perplessità sul problema del libro di  testo. La norma che  prescrive la permanenza dello stesso testo per cinque anni nella scuola primaria e per sei anni nella secondaria di primo grado rischia di ottenere l’effetto collaterale di rendere la nostra scuola meno  pronta nel rispondere alle esigenze culturale delle giovani generazioni. La legge 517, sulla scorta delle esperienze  scolastiche più avanzate,  aveva invece permesso  di superare l’unicità del testo attraverso la sperimentazione didattica e l’attivazione delle Biblioteche di classe , che nel tempo hanno costituito un patrimonio di  diversificata offerta culturale per diverse generazioni di studenti.

Dopo   i tagli  al tempo della scuola primaria, si prospettano già  analoghi  tagli al tempo della scuola dell’infanzia .

         Il Governo dice che  bisogna tagliare i costi della scuola per risparmiare. Ma quanto costerà a tutti noi   una generazione  povera di scuola,  con una formazione  di scarsa qualità?  Ma soprattutto ci chiediamo che ne sarà di tante (migliaia) di  scuole di piccole comunità, che hanno come unica chance evolutiva, di crescita culturale e di interazione sociale lo spazio-tempo scolastico. Chiudere le scuole perché troppo piccole e poco economiche non è una buona pratica educativa. Nell’Italia degli anni Cinquanta, ad esempio, fu attivato un piano di alfabetizzazione culturale di massa,  fatto di scuole rurali,  corsi serali di studio, e biblioteche popolari e successivamente anche di programmi televisivi (chi non ricorda il  Maestro Manzi  e il contributo dato all’uscita dall’analfabetismo con la sua celebre trasmissione Non è mai troppo tardi).  Oggi i bisogni sono cambiati, ma la necessità di rendere effettivo il diritto allo studio, proponendo un facile accesso agli alfabeti dell’oggi (dalle lingue straniere, all’informatica) è sempre costituzionalmente valido: pena la decadenza dell’educazione alla cittadinanza democratica che lo stesso articolo 1 del decreto  in questione vorrebbe incentivare.
Risparmiare sulla scuola  risponde a una logica che non paga nemmeno sul terreno del risparmio perché significa rinunciare a investire sul futuro. 

Per concludere
Ravvisiamo la necessità di un progetto civile, culturale e politico che attraverso la scuola, realizzi i principi costituzionali di uguaglianza, libertà e democrazia. La estensione reale e piena dell’obbligo scolastico è uno degli strumenti del disegno che vede la scuola  come  spazio promotore di integrazione sociale culturale e sociale, luogo di formazione di cittadini e cittadine consapevoli e responsabili, competenti . Questi sono  obiettivi  cui tendere continuamente,  per la cui realizzazione occorre la stessa determinazione che nel 1962 portò alla istituzione della scuola media unica, il più grande processo di promozione sociale realizzato nel nostro paese.
Noi chiediamo il ritiro del Decreto e chiediamo che si avvii davvero un confronto nel paese, attraverso il coinvolgimento reale dei soggetti chiamati ad attuarlo.

13 ottobre 2008

Segreteria Nazionale del MCE

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