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Dario Fo, rider pensando

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Cooperazione Educativa, rivista quadrimestrale del Movimento di Cooperazione  Educativa,  allora edita da La Nuova Italia dedicò la quarta di copertina del n. 1 /98  a Dario Fo, fresco di Nobel per la letteratura.

Eravamo tutti felici che, dopo tanti sgarbi, rifiuti, boicottaggi, finalmente  fosse riconosciuto a Dario Fo e alla sua Opera quel che meritava, al massimo livello istituzionale.

Ero particolarmente contento io, che avevo incontrato il Teatro di Dario Fo in una notte a Padova: Università, aula non concessa; recitava sopra i tavoli. Ad un certo punto andò via la luce. Per me, ventenne che veniva da una vita Paesana, al buio in mezzo a tanti sconosciuti,  fu un momento difficile.

Che succederà, mi chiedevo. Che si fa ora?

Ebbene prontamente saltò fuori una auto Fiat 500, puntarono i fari su Dario Fo e lui continuò.

Fu un vero sghignazzo nei confronti del potere, io timoroso imparai il coraggio..

Lo seguii poi nelle rappresentazioni di Mistero Buffo: mi sedevo per terra, in prima fila, per vederlo tutto intero coi suoi sberleffi e il Grammelot, quella lingua che pareva un esperanto popolare, tanto poteva esser compresa da tutti. Comprai il disco e imparai quasi a memoria Bonifacio VIII, e i racconti dei vangeli apocrifi, mi appassionava la ricerca delle culture e tradizioni non dette, nascoste,  alternative, contrarie alla Storia ufficiale. E quanto faceva ridere (e rider pensando) quel Potere sbeffeggiato.

Ebbi la fortuna di incontrarlo ad Alcatraz, nella casa del figlio Jacopo. Un mezzogiorno d’estate andai a trovare un amico del Mce che seguiva un corso di teatro. Dario era là e pranzai con lui. Non riuscivo a spiaccicar parola, tanto ero emozionato di fronte al grande Maestro. Ricordo che al momento di partire in sella alla moto… mi accompagnò e mi fece molte raccomandazioni di esser prudente…  come un padre.

Fu per me, per molti, maestro di una difficile arte: coniugare narrazione e attualità, rappresentare con gesti e musiche, in modi popolari, i problemi e le tematiche sociali. Non lo direi comico, la sua levità era profonda.

Ciao Dario.

Buon Viaggio.

Domenico Canciani

 

L’immagine di copertina è tratta da: http://www.lastampa.it/2016/09/03/esteri/dario-fo-bandito-in-turchia-per-me-come-aver-ricevuto-un-secondo-nobel-mT8fggaNuHIqURxCBuZsWL/pagina.html

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