Caro Gianni, caro Loris…

Caro Gianni, caro Loris, avremmo voluto rendervi ben altro omaggio in occasione del vostro centenario ben altrimenti. La realtà purtroppo per niente ‘fantastica’ ci ha spiazzato e costretto a ridimensionare volontà e iniziative.
Mai come in questi momenti vi vorremmo presenti a ricordare che ‘il cento c’è’, che la fantasia è la molla più potente per superare lo sconforto e la solitudine e connetterci idealmente ai grandi ideatori di speranze e creazioni.
C’è bisogno di un filobus n. 75 che ci trasporti verso un’altra primavera.
C’è bisogno di Giacomi di cristallo che dicano forte le verità di cui abbiamo bisogno.
C’è bisogno di tornare a passeggiare nelle città che, come dice Calvino, ‘come i sogni, sono intessute di desideri e di paure’: per coltivare desideri ed esorcizzare le paure. Come ci hai insegnato tu, Gianni, come hai realizzato tu con Reggio città dei bambini, Loris.
Come quotidianamente fanno insegnanti ed educatori di tutto il mondo.
Perché la fantasia e i linguaggi dei bambini non conoscono confini, non li fermano i muri, si diffondono di bocca in bocca, di orecchio in orecchio, di occhio in occhio.
Ce l’hai insegnato tu, Gianni, che anche l’occhio, anche l’orecchio, anche la mano, sono la mente.
Ci avete fatto sognare in un mondo più umano e più giusto. A cominciare dai bambini, dalla loro comune cultura dell’infanzia, unica, irrinunciabile, da tutelare perché non venga dispersa, soffocata da condizionamenti e compulsione ad avere di tutto, di più. Grazie al vostro impegno abbiamo appreso e cercato di insegnare ai nostri figli e ai nostri alunni il senso di quella bella frase della lettera di Sacco a suo figlio: “La felicità dei giochi non tenerla tutta per te”.
Così vi pensiamo, nonni benevoli, che ci guardate da un luogo dell’immaginario che è il vostro luogo e vi aspettate che quell’impegno non lo disperdiamo.
Così consentitemi di salutarvi con una storia che può scatenare un’insalata di storie: ‘C’erano una volta i signori Gianni e Loris. Passeggiavano per un giardino con vialetti di caramelle quando si trovarono davanti a una torta gigantesca. Al suono di una marcia militare arrivò un generale terribile che ordinò di tagliare la testa a quelli che non conoscevano la grammatica. –Quale grammatica?- chiesero i bambini di una classe dall’alto della torta. –Quella dei nomignoli, degli apostroli, degli avversi, dei sospetti, dei praticati, delle congiuntiviti, delle prepopòsizioni?-
Noi ne conosciamo almeno cento di grammatiche- disse il signor Loris.
A quel punto il generale Sparone Sparabombone stava per sguainare la sciabola ma il suo naso scappò strillando: -Non sopporto quel suo vocione nasale!- e tutti……

Giancarlo

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1 Response

  1. Pierina paiero ha detto:

    Che nostalgia degli anni di insegnamento,anche con l’aiuto di cooperazione educativa.conservo ancora tantissimi numeri.auguri auguri e diamoci da fare per l’uguaglianza dell’istruzione.Osservo quattro nipoti,dalle elementari alle prese con la scuola a distanza…purtroppo i più deboli fanno fatica.

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