Breve riflessione al rientro dal Senegal

I pensieri sono molti e forse riuscirò a comunicarli.
Sono appena rientrata dal mio lungo soggiorno in Senegal. Gli ultimi avvenimenti e i commenti che a questi seguono, mi spingono a scrivere qualche riga a caldo e un po’ informalmente.
Spero di non essere fraintesa.
A Dakar, fino a qualche ora prima della partenza, sono stata con un caro amico del Senegal nell’Istituto della cooperazione Italia-Senegal per discutere con un coordinatore che è un bravissimo tecnico senegalese.
Ho ascoltato con interesse ed emozione due uomini che da diversi punti di vista e con diverse professionalità cercano di essere di sostegno e supporto alla propria nazione.senegal3
In questo momento, là  tra chi ha scelto di vivere e lavorare nel paese e per il paese, è forte l’esigenza e la volontà di trovare strade per EVITARE CHE I GIOVANI, LE DONNE, I PADRI E LE MADRI… LASCINO IL PAESE CON SPERANZE ILLUSORIE DI UNA VITA DIVERSA E “MIGLIORE”.

Ho discusso molto e con molte persone.

Per alcune zone dell’Africa l’esodo massiccio, via via in aumento, produce danni irreparabili e questo stesso esodo, in Europa, fomenta l’odio e il razzismo.
E’ una bomba nel cuore dell’Europa.
In una Europa in cui è vero che è in atto una forte crisi economica.
In Senegal (ma credo in molta Africa) la coscienza civile di molti attori della vita sociale, non riesce ad incidere su meccanismi coloniali e mafiosi (corruzione dei governi compresa) per evitare che continui il commercio di umanità e sono in molti a chiedersi che cosa si possa fare.
Per uomini e donne, singoli cittadini, è molto difficile intervenire ma la coscienza civile, intorno a questo problema esiste.
Moltissime persone mi hanno anche detto “meno male che c’è l’accoglienza in Italia”….
Ma molti moltissimi, troppi, giovani mi hanno detto anche “veniamo con te in Italia” …!
Lo slogan micidiale che gira in Senegal è … “Meglio morire in mare che morire qui..  ”
Io ho risposto tante volte… “Solo che qui tu non muori, in Europa …forse …ti sembrerà di sopravvivere…”

E’ vero che tra le persone in arrivo con le piroghe in molti hanno un’altissima scolarità ma molte persone,  soprattutto tra chi ora arriva dall’Africa, ha un alto tasso di analfabetismo che nel proprio paese non significa la povertà estrema.
Spesso chi parte è un uomo o una donna che ha un lavoro ed è considerato dalla famiglia e dalla comunità, una fonte di reddito, una persona su cui scommettere (altrimenti non potrebbe chiedere una sponsorizzazione per il viaggio) e parte con il carico di tutti.
Qui significa sfruttamento… illegalità… ecc.
Per chi lavora tra gli adulti e\o  nelle carceri questo è molto chiaro.

senegal2L’Ebola, il terrorismo in Mali e in Nigeria, le guerre in Sudan o in Repubblica Centro Africana hanno prodotto un calo del turismo nei paesi africani in cui questo è fonte di vita (non di ricchezza) per chi ci lavora con fatica e determinazione. In primis il Senegal.
I governi locali non supportano mai le persone e le aziende locali e la povertà che avanza è un forte terreno  di guadagni occidentali (come sempre).
E’ tutto molto molto complesso.
La richiesta di aiuto fortissima (non quello personale).
D’altro canto, mio figlio dalla sua missione in Afghanistan dice che l’aumento di terrorismo ha portato in un solo anno alla morte di 5000 persone….
In questo momento c’è in atto, laggiù, un forte aumento della guerra e del terrorismo e i civili muoiono…
Dai paesi in guerra si scappa perchè non c’è possibilità di vita.
C’è la guerra in Asia e c’è la guerra in Africa.

Ho lavorato con gli insegnanti, i direttori, coordinatori dell’Asem e non solo, molto molto interessanti.

Ho incontrato equipe di lavoro forti e soprattutto molto, molto motivate.
Individui consapevoli dell’importanza del proprio mandato sociale e molto impegnati, tutti i giorni, in molti luoghi del paese.
Spesso ho fatto da ambasciatore, tutte le volte che ho incontrato un insegnante nel mio vagabondare nel paese, ho detto di mettersi in contatto con l’associazione.
Da soli non si può fare nulla….
Mamadou Diemba è stato impegnato tutta l’estate … per la riqualificazione degli insegnanti della primaria in servizio (lunga e interessante storia).
Abbiamo guardato insieme le esperienze più interessanti di progetti di formazione svolti da ONG e governi  del mondo, ciò che stupisce è che sembra sempre che gli insegnanti del Senegal non vengano ascoltati … sono considerati non pensanti … o forse non portano abbastanza soldi nelle tasche dei politici.
Anche lui svolge un ruolo chiave nel proprio paese.

Le persone, i progetti, le idee vanno sostenuti.

La scuola-l’agricoltura-il turismo sono i settori chiave in cui supportare chi laggiù ha il desiderio di fare qualcosa per proprio paese.

Qui noi possiamo e dobbiamo continuare nella lotta al razzismo e continuare nell’impegno forte di accoglienza e di sviluppo delle idee di cittadinanza mondiale.
Dobbiamo avere chiari i problemi.

Forse possiamo chiederci in quale modo il nostro impegno potrebbe essere di aiuto a chi in Africa, lavora per cercare di arginare l’esodo creando qualche modello di vita sostenibile e possibile pur sapendo che ciò che si può fare è meno di un molecola in un goccia di acqua.
Non lo so, me lo chiedo e me lo sono chiesto tante volte in Senegal.
Per questo il 25 ero a Dakar con un mio grande amico non insegnante…. lui vuole capire che fare.

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