Abbiamo bisogno di SCUOLA non di VOTI

Il MCE e il CIDI propongono  l’adozione di una diversa prospettiva della valutazione valida sempre, ma ora resa più evidente e necessaria dalla situazione di emergenza in cui versiamo.
Già a partire dalla  valutazione conclusiva dell’A.S. 2019/2020 chiediamo ai collegi dei docenti di non utilizzare i voti numerici, bensì la definizione del profilo formativo mediante la descrizione derivante dalle osservazioni sistematiche sul percorso realizzato. 

Proposta ai collegi dei docenti per una valutazione formativa

In ogni sistema formativo la questione della valutazione è centrale. 

La funzione principale della valutazione è quella formativa, un processo di valutazione continua i cui destinatari sono sia l’allievo che l’insegnante e il cui obiettivo è il costante progredire dei soggetti impegnati in un percorso di apprendimento. 

La valutazione che si esprime al termine dell’anno scolastico o dei trimestri/quadrimestri ha carattere sommativo. Anch’essa può avere valore formativo, ma quando si concentra sul classificare gli individui con dei voti piuttosto che sul miglioramento individuale abolisce il valore di un percorso di apprendimento per sostituirlo con la comparazione. 

A ciò si aggiunga che già in condizioni di “normalità”, risulta difficilmente definibile e comprensibile, all’interno di un sistema di valutazione numerico, la definizione del profilo personale dell’alunno, in termini di abilità, competenze, maturazione individuale come conseguenza dell’attività di individualizzazione/personalizzazione del percorso curricolare. 

La situazione che si sono trovate a vivere le scuole italiane in questi mesi può essere l’occasione per rimettere al centro la valutazione formativa e proporre una pedagogia differenziata per tutti che non si configuri come una pedagogia del recupero destinata solo ad alcuni, bensì come atto ordinamentale che segua l’evoluzione del singolo allievo, in modo tale da descriverne i traguardi formativi, in rapporto agli obiettivi di curricolari personalizzati.

Nel nostro lavoro di didattica dell’emergenza, ancora di più che in quella in presenza, la valutazione non può che corrispondere al significato di DARE VALORE a ciò che i/le nostri/e studenti/esse possono esprimere in questo momento, nelle forme e nelle modalità più diverse. 

Stiamo vivendo una situazione straordinaria che coinvolge tutti i livelli della vita pubblica e delle istituzioni. Una situazione che forse si protrarrà nel tempo, caratterizzando anche il prossimo anno scolastico. 

Attualmente a scuole chiuse:

  • le proposte didattiche, pur nella grande pluralità connessa agli inediti sforzi del personale, risultano limitate, innanzitutto perché non sempre si riesce a raggiungere tutti gli alunni e tutti allo stesso modo; 
  • le condizioni di accesso alle proposte formative sono estremamente disuguali, sia a causa della diversa dotazione di dispositivi, sia per la carenza di una rete capace di sopportare la trasmissione contemporanea di flussi “pesanti” di dati, sia perché nella maggior parte dei casi, almeno nel primo ciclo, la mediazione con la strumentazione informatica o il telefono richiede quasi sempre la presenza di un adulto;
  • per i più piccoli, per i meno autonomi, per i più resistenti al nuovo, per quelli che hanno difficoltà la presenza di un adulto “competente” fa la differenza tra il poter utilizzare o meno la proposta formativa;
  • la relazione educativa subisce la modificazione della tipologia di feed back significativi da parte del soggetto in apprendimento, del gruppo dei pari, dell’intero contesto classe, della famiglia, a tal punto da determinare serie difficoltà nella riprogettazione dei percorsi.

In queste condizioni riteniamo siano ancora più evidenti le criticità legate alla valutazione con voto in decimi, non solo per la mancanza di elementi per poter esprimere una valutazione attendibile, ma anche per il rischio di sottolineare e quindi accentuare attraverso una valutazione di questo tipo le difficoltà sociali o legate alla condizione del momento di numerosi studenti e delle loro famiglie. 

In più l’uso del voto risulterebbe fortemente lesivo degli sforzi che insegnanti, studenti e famiglie stanno mettendo in atto per mantenere la continuità pedagogica. 

Anche in condizioni ordinarie il voto, positivo o negativo, non costituisce uno stimolo al lavoro, focalizza la prestazione solo sul risultato, inibisce l’autostima e il senso di autoefficacia. 

Proponiamo, pertanto, l’adozione di una diversa prospettiva della valutazione valida sempre, ma ora resa più evidente e necessaria dalla situazione di emergenza in cui versiamo.

Una valutazione formativa capace di promuovere e sostenere il dialogo pedagogico, oggi più che mai necessario per i minori, le famiglie, il Paese. 

Una valutazione senza l’uso dei voti da sostenere e promuovere, così come è esplicitato nelle Indicazioni Nazionali, anche quando l’emergenza terminerà e il ritorno a scuola sarà possibile in presenza.

In allegato la bozza di delibera che si propone ai collegi dei docenti. 

Testo delibera per Collegio dei Docenti

Volantino da diffondere nelle scuole

Motivazione delibera scaricabile


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