2 aprile: giornata mondiale dell’autismo

Il due aprile è la giornata mondiale dell’autismo.
Siamo passati da una istituzionalizzazione in reparti psichiatrici all’integrazione a scuola, dalle analisi sulle ‘madri anaffettive’ a una diversificazione delle manifestazioni e della classificazione medica – con rischi di medicalizzazione e ipotesi ricorrenti di un’eziologia genetica. La clinica psicanalitica ha al suo attivo decenni di lavoro che richiede un’analisi per l’intero arco di vita.
Noi ci interroghiamo sulle prospettive di vita su cui ad oggi non ci sono risposte sufficientemente adeguate. Gli autistici, si diceva oggi alla radio, ultimato il percorso scolastico, rimangono in carico fino all’età adulta ai genitori e finchè essi riescono a far fronte alle situazioni. In assenza di reali possibilità di inserimento lavorativo, per molti soggetti si prospetta un’ospedalizzazione in una struttura psichiatrica con contenimento a base di psicofarmaci.
Una madre si/ci interrogava, anni fa, chiedendo ‘Chi si fa carico di garantire una vita dignitosa ( cfr. Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea artt. 21 non discriminazione e 25 diritti persone anziane) per tutta la vita a mio figlio?’
Quali forme di solidarietà sociale, di cooperazione, di sostegno sono previste in relazione al progetto di vita? La normativa sull’integrazione, a partire al documento Falcucci del 1974 che ha avviato il percorso di integrazione scolastica, proponeva la socializzazione come risposta ai bisogni. Ma la socializzazione è mal impiegata se viene intesa solo in riferimento alle dinamiche relazionali nella classe come chiave di accesso alla conoscenza e all’interazione. ‘C’è un significato più profondo, che è quello che l’intera comunità si fa carico dei percorsi personali di soggetti con difficoltà. Solo una rete sociale adeguata può consentire di alleviare il carico sulla sola famiglia e di individuare forme di inserimento in una vita lavorativa e sociale evitando l’istituzionalizzazione e la discriminazione.
Il soggetto autistico costituisce una delle molteplici forme di realizzazione umana con cui convivere e confrontarsi: ce lo ricorda il ‘manifesto americano dell’orgoglio Asperger’ quando ribalta il punto di vista analizzando ironicamente l’eccessiva ‘sociopatia’ dei ‘normodotati’.
Anche in questo ambito la scuola non può limitarsi a fornire istruzione e a seguire protocolli, ma ha necessità di co-costruire progetti con le altre istituzioni, le famiglie, la comunità locale.

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